Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

sicché il loro numero è diminuito poco rispetto a quel che si è verificato nelle altre

regioni italiane e ciò perchè altrimenti vasti territori impervi e poveri dell’isola rimarrebbero

del tutto improduttivi. Si deve pure considerare che la capra produce

latte anche nella stagione in cui la maggior parte delle vacche e delle pecore sono

asciutte о quasi, che la carne dei capretti è molto ricercata, che dà pelli apprezzate

e che infine il suo pelame viene usato per tessere robuste bisacce chiamate bertulas.

L ’allevamento dei suini era un tempo più intenso, ma è andato diminuendo per

la progressiva riduzione dei boschi di querce, tanto che tra il 1908 e il 1930 si è avuta

una decurtazione di circa 1/3 (da 158.000 a 102.000 capi); negli ultimi anni, però,

c’è stata una sensibile ripresa, tanto che oggi il loro numero è salito a 135.000 capi.

Fino da tempo antico i suini sono allevati sia stabulati о semibradi, sia allo stato

completamente brado, in mandrie particolarmente numerose nel Gennargentu e

in genere nelle zone montuose ricche di querce dove nell’autunno abbondano le

ghiande. In tal caso i suini diventano selvatici e si sbagliano quasi coi cinghiali, con

cui hanno una grande somiglianza.

Gli equini sono invece in continua decadenza tanto che il loro numero complessivo

si è pressoché dimezzato negli ultimi trent’anni e supera oggi di poco i 50.000

capi, di cui la maggior parte è formata da asini. Infatti il minuscolo asinelio sardo,

« su burriccu », per il suo basso costo, per la resistenza e la rusticità a tutta prova e

per le modestissime esigenze alimentari, è l’animale domestico per eccellenza molto

diffuso ed ha grande importanza per la vita rurale sarda dove il mulo è sconosciuto.

Invece il numero dei cavalli è in continua, inarrestabile diminuzione, come avviene

nelle altre regioni, per il naturale evolversi dell’economia e per il diffondersi della

meccanizzazione. Dal 1930 essi si sono ridotti a poco più di 1/3, aggirandosi oggi sui

20.000 capi. Eppure il cavallo ha avuto sempre molto rilievo in Sardegna, non solo

perchè in molte zone esso ha rappresentato e in parte rappresenta ancora il mezzo

di trasporto pressoché unico, ma anche per le intrinseche qualità della razza sarda,

il cui allevamento ha avuto grandi tradizioni, ma ebbe un grave colpo quando il Governo

piemontese soppresse la R. Tanca di Paulilàtino, in cui si trovava l’ultima vera

mandria equina dell’isola, un’altra delle quali viveva sul Monte Minerva. In epoca

recente l’allevamento è stato riorganizzato con la creazione di depositi governativi

(Deposito stalloni di Ozieri, Deposito allevamento di Bonorva) e da aziende private,

sorrette dalla innata passione del Sardo per il cavallo.

Il mondo pastorale.

Sulle montagne sarde si trova, dunque, ancora oggi una delle più importanti comunità

pastorali d’Europa e persiste un genere di vita che ha conservato con modesti

ritocchi recenti la sua forma antica ricca di aspetti originali di grande interesse.

Il centro di questo piccolo mondo è il massiccio del Gennargentu: qui e in

alcune regioni contigue, vive la maggior parte dei 50.000 pastori in perpetua mobilità

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