Mori - 1966 - Sardegna

geonerd

Mori - 1966 - Sardegna

con le loro greggi di pecore, di capre e più raramente di maiali. Presso a poco un terzo

di questi pastori possiede piccole greggi di meno di 15 capi che loro stessi conducono,

ma la maggioranza ha greggi di oltre 100 capi (in media tra 200 e 300) che

comprendono oltre i 3/5 del bestiame minuto dell’isola. Accanto ai grossi proprietari

che non lavorano, stanno i pastori che accudiscono le greggi e i servi, che sono

pagati con I O pecore l’anno, che fanno pascolare insieme alle altre e di cui prendono

il frutto. Gli animali vivono allo stato brado e i pastori insieme a loro, lontani

per settimane dal paese e dalla famiglia, riparandosi in grotte о in nuraghi e nelle

« pinnette », nutrendosi di pane biscottato, la cosiddetta « carta da musica » e dei

prodotti del gregge, dormendo su stuoie о avvolti nella « best’e peddi » (veste di pelle)

0 nel cappotto di orbace. E una vita dura, nomade e solitaria, che si svolge ai margini

della società e che, poi, è alla mercè dei capricci del clima dal quale, secondo

il ritmo delle piogge, dipendono i pascoli, sicché le greggi avranno una cattiva

estate se non piove entro aprile e un cattivo inverno se non piove entro ottobre,

come è avvenuto appunto nel 1955. E allora si porta in processione la Consolata,

fervorosamente cantando :

« Nostra Signora abba a terra

in custa necessitade

SOS pizzinnos cheren abba

SOS anzones cheren erba »

(Nostra Signora dà acqua alla terra / in questa calamità / i bambini chiedono acqua

/ gli agnelli chiedono erba).

E talvolta si ricorre ancora ad antichissimi riti magici ed a invocazioni a Maimone

(Mammone).

Alla fine di ottobre, greggi e pastori partono per la transumanza (trasmuda) verso

1 pascoli invernali; dal lato orientale scendono alle brevi pianure tirreniche del Sàrrabus,

dell’Ogliastra e delle Baronie, frequentate anche dai pastori degli altopiani

nuoresi e dai galluresi; dalla Barbàgia Ollolai si recano verso la Nurra e l’Anglona;

dai grandi Comuni pastorali del versante occidentale sciamano largamente verso tutte

le pianure dallo stesso lato, ma soprattutto nel Campidano maggiore, nel Campidano

occidentale e nelle pianure del Sulcis. E proprio dal lato occidentale che avviene ancora

la grande transumanza, sia per la maggiore ampiezza delle pianure costiere, sia

per il più lungo tragitto (fino a 150 km.) necessario per raggiungerle in 6-8 giorni di

marcia. Le greggi seguono in gran parte le vie normali, ma anche molte vie campestri

chiamate « camminas tramudadagias » о « bias de is camminantis ». Si calcola che

almeno 250-300 mila capi tra pecore e capre, compiano attualmente la grande transumanza

cui si aggiungono però numerose migrazioni a breve raggio e non periodiche.

I pastori della montagna stabiliscono così con gli agricoltori delle pianure rapporti

molteplici per assicurarsi i pascoli invernali, mediante forme d’affitto di tipo assai

vario, con canone in denaro о in formaggio, ma possiedono essi stessi e soprattutto

quelli di Fonni, Désulo e Gavoi vaste estensioni pascolive nell’Iglesiente, nella Nurra,

nel Campidano orientale e nell’Oristanese. Una forma locale caratteristica di contratto

4 14

More magazines by this user