Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

La distribuzione del naviglio e quello dei pescatori lungo le coste dell’isola è

molto ineguale, in quanto battelli e uomini si affittiscono alle sue estremità e particolarmente

in corrispondenza delle isole sulcitane, della cùspide nord-occidentale

e di quella nord-orientale, che fronteggiano per l’appunto le principali zone di

pesca e sono vicine ai principali mercati di consumo, meglio collegati col continente

e con l’interno. Alghero è il centro che ha il maggior numero di pescatori (circa 1/4

del totale) e la maggior quantità di naviglio (sia per numero che per stazza globale

dei battelli) e ciò tanto per le barche a vela e a remi che per le barche a motore;

seguono a distanza Carloforte e Cagliari nella parte meridionale. Porto Torres in

quella di nordovest. La Maddalena e Golfo Aranci in quella di nordest. Vengono

infine i centri minori, alcuni dei quali fanno corona alle più importanti delle tre zone

anzidette: Calasetta e Sant’Antioco a sudovest; Stintino, Asinara e Castel Sardo

a nordovest; Santa Teresa e Olbia a nordest ed altri si trovano lungo le rimanenti

coste.

La grande maggioranza del naviglio è costituita dunque da barche a vela e a remi

(1563 per 2067 tonn.) dei tipi soliti (guzzi, lance, bilancelle, menàide), su cui sono

imbarcati più dei 4/5 dei pescatori. Ma da alcuni decenni un numero sempre maggiore

di battelli è stato fornito di motore ausiliario, sicché oggi vi sono in Sardegna

898 barche a motore per 2418 tonn. di stazza che hanno per basi principali Alghero,

Carloforte, Stintino, Fertilia, Porto Torres, Sant’Antioco, Castel Sardo e La Maddalena.

Con le motobarche si esercitano più о meno gli stessi tipi di pesca costiera

praticati con le barche a vela e a remi; esse hanno però particolare importanza per

la pesca del pesce azzurro, praticata d’estate col sistema della lampara e della saccaleva.

Tradizionalmente la pesca era praticata per lo più con la lenza e con la fiocina

(usata spesso insieme ad una sorgente luminosa, ì’anzesa) nonché con piccole reti

da terra e anche oggi questi sistemi rudimentali vengono usati prevalentemente da

oltre un migliaio di pescatori su circa 4 11 battelli. L ’uso delle reti da posta, da

circuizione e da strascico é relativamente recente ed é stato introdotto dalla gente

di mare napoletana, soprattutto di Pròcida e di Resina a partire dalla seconda metà

del XVIII secolo, quando ha iniziato delle regolari migrazioni stagionali per la pesca

del pesce azzurro, al seguito di quelle che i corallatori di Torre del Greco erano

soliti praticare già da molto tempo.

Sono stati pure i Napoletani che hanno introdotto il largo uso dei palàmiti 0

palangresi (lunghe cordicelle con alcune centinaia di ami) di mezza altura e di fondo,

specialmente a Carloforte e nelle località settentrionali, prima fra tutte La Maddalena.

A partire dal 1921 si é affermata la pesca con la lampara al pesce azzurro, praticata

con barche a motore durante l’estate. Le basi principali per tale tipo di pesca,

che in annate buone dà un reddito cospicuo, sono Alghero, di gran lunga la prima,

Carloforte, Buggerru, Sant’Antioco, Golfo Aranci, Stintino, Porto Torres.

Ma la pesca più praticata e per la cui frequenza la Sardegna si distingue fra

tutte le altre regioni italiane, é quella con le nasse, il cui uso si intensificò assai nel

secolo scorso pure per merito di pescatori napoletani fra i quali prevalgono quelli

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