Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Concessioni, permessi di ricerca e miniere sono assai numerosi (circa 200) e,

come appare chiaramente dalla carta, si addensano soprattutto nella parte sud-occidentale

dell’isola (Iglesiente, Arburese, Fluminese e Sulcis), che è la più importante

zona mineraria d’Italia, mentre altri minori distretti di attività sono quelli intorno

a Villasalto, Villaputzu e Furtei in provincia di Cagliari; intorno a Gadoni, Aritzo,

Seùi, Grani, Tertenia, Làconi e Nurallao in provincia di Nùoro e limitatamente alla

Murra occidentale in provincia di Sassari.

Gli attenti studi svolti da nostri valenti geologi, tra cui il Novarese, il Gavinato,

il Taricco e il Vardabasso, hanno dimostrato che i giacimenti metalliferi che si trovano

in seno ai massicci paleozoici sardi, sono in stretto rapporto con l’intenso metamorfismo

prodotto dalla salienza dei magmi granitici e con le numerosissime intrusioni

di rocce filoniane porfiriche — dai diabasi delle prime fasi ai porfidi quarziferi e al

quarzo delle ultime fasi metallogeniche — verificatesi nel Carbonifero con l’orogenesi

ercinica e prolungatesi fino all’inizio del Pérmico. Ma i tipi e le condizioni dei

giacimenti sono svariatissimi per la diversa direzione e intensità delle spinte, per

la differente natura delle rocce incassanti (scisti, calcari, dolomie), per le sconnessioni

prodotte dal ripetuto riaprirsi di fratture posteriori al corrugamento ercinico e

per la varia entità delle erosioni, delle alterazioni e dei fenomeni idrotermali successivi.

In particolare negli scisti e nei graniti dell’Arburese e di una parte del Fluminese

e negli scisti del Nuorese e della Murra si hanno tipici filoni di frattura con

galena e blenda distinte о mescolate in varia proporzione accompagnate da poca

calcopirite e pirite, come si ha appunto nei grandi giacimenti di Montevecchio,

Ingurtosu e Gennamari ; negli scisti della Sardegna centro- e sud-orientale si trovano

filoni di galena con argento, blenda e antimonio a costituire un lungo fascio che

attraversa il Sàrrabus per 35 km. parallelamente al piede settentrionale del massiccio

dei Sette Fratelli, ma che dal 1912, per l’isterilimento dei filoni argentiferi, non si

ha più convenienza a sfruttare.

Invece nelle grandi masse calcaree e dolomitiche del Fluminese, dell’Iglesiente e

del Sulcis si trova una gran varietà di giacimenti, tra cui importanti i filoni di galena

molto argentifera, i depositi di galena a medio e basso tenore d’argento disposti a

colonne entro i calcari e in vene entro le dolomie, quelli di galena mista a blenda

e gli ammassi di calamine (silicato e carbonato di zinco), derivanti dall’ossidazione

delle blende, che sono spesso di natura concrezionare e di varia forma in quanto

hanno riempito grotte e cavità. Tipici tra questi giacimenti piombo-zinciferi sono

quelli assai cospicui di Monteponi e di Buggerru, quelli del gruppo del Malfidano

(Nébida, Masùa, Monte Agruxiau), quelli di San Giovanni, Malacalzetta e molti altri.

A quanto sembra i giacimenti filoniani dell’Arburese, entro fratture del granito e

degli scisti, sono da considerare derivanti da circolazioni idrotermali profonde, attivatesi

da giacimenti primari misti di profondità, forse per disturbi tettonici causati

dall’orogenesi alpina. Si deve, quindi, fare una distinzione fra i giacimenti di solfuri

misti primari, ercinici, e i giacimenti secondari originatisi in epoca posteriore da

circolazioni idrotermali profonde che provocarono anche la differenziazione dei di-

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