Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Le numerose e varie testimonianze archeologiche relative all’infiltrazione dei

Puni e dei Libiopunici nell'interno della Sardegna provano che essi dominarono

una vasta zona occidentale tra la valle del Temo e il Golfo di Cagliari attraverso i

Campidani giungente a oriente fino a Barumini e Nurri e tratti della costa orientale

come la piana del Flumendosa. In questa zona sorsero centri con doppia funzione,

militare e di colonizzazione, di cui spesso si sono trovate tracce. Forse il

maggiore di questi centri punici interni dovette essere Macopsissa, l’attuale Macomér

(dal punico macón = luogo) in posizione di grande importanza strategica e

commerciale a dominio del principale valico attraverso i monti del Màrghine, per

cui passa la più importante via tra il Capo di Sopra e il Capo di Sotto. Anche nel

punto obbligato di passaggio a dominio della media valle del Tirso, ove oggi è Fordongianus,

sorse sin da epoca molto antica un centro di mercato e di presidio, che

fu poi la romana Forum Traiani.

La dominazione cartaginese lasciò dunque notevoli tracce nell’isola: i Sardi, ad

eccezione dei montanari rimasti indipendenti, si adattarono, collaborarono e si

mescolarono ai Punici, com’è dimostrato dai molti nomi punici rimasti anche dopo

la conquista romana. Ma la conseguenza maggiore fu di ordine economico e culturale

in quanto proprio all’occupazione e all’opera dei Cartaginesi si deve far risalire

la rottura dell’equilibrio economico e dell’unità etnico-culturale delle genti

sarde in due ambienti con caratteri assai diversi: un ambiente prevalentemente agricolo,

influenzato dalle colonizzazioni esterne e corrispondente alle pianure e alle

colline centrali e occidentali, e un ambiente di pastori culturalmente arretrati

e gelosi della propria indipendenza, viventi isolati sulle montagne orientali. Due

ambienti, due mondi con attività, mentalità e interessi differenti i cui contrasti si

sono riflessi su alcuni importanti aspetti dell’organizzazione dell’isola, si può dire

fino ai giorni nostri.

La Sardegna romana.

Dopo aver posto piede una prima volta in Sardegna durante la prima guerra

punica per opera del console L. Cornelio Scipione, Roma se ne impadronì nel 238

avanti Cristo durante la ribellione dei mercenari cartaginesi fra la prima e la seconda

guerra punica e ne fece nel 227 la sua seconda provincia, dopo la Sicilia. Ma la presa

di possesso romana si dovette limitare a lungo alle sole città costiere e ai relativi territori

e occorse oltre un secolo perchè si costituisse un certo controllo sulla parte

interna, le cui popolazioni peraltro rimasero indomite e continuarono ad effettuare

incursioni nelle sottostanti pianure, meritandosi così l’appellativo di barbarne e barbaricinae,

che sopravvive anche oggi e da cui è derivato il nome di Barbagia. Particolarmente

pericolosa fu la ribellione guidata nel 215 da un capo sardo-punico,

Flampsàgoras (Amsicora), e dal di lui figlio Josto о Ostio: i rivoltosi, dalla città di

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