Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Lo sviluppo moderno dell’attività mineraria sarda ebbe inizio nel 1848 con

l’estensione all’isola della legislazione mineraria piemontese, col ricorso all’iniziativa

privata sostenuta dal progresso tecnico e in particolare con l’impiego intensivo degli

esplosivi. Risale appunto al 1848 l’attuale concessione di Montevecchio e al 1850 la

concessione di Monteponi, ma ad esse altre seguirono in rapporto con lo sviluppo

prodigioso, vera « epoca eroica », dell’industria del piombo e dell’argento. In quell’epoca

ci si incomincia a interessare anche di altri prodotti minerari, dato che

del 1853 sono le concessioni per combustibili fossili di Bacu Abis e di Terras Collu,

primi nuclei di coltivazione del bacino carbonifero del Sulcis, e del 1854 una concessione

per minerali di ferro e un’altra per minerali di rame. La legge mineraria

del 1859 che sanzionava l’indipendenza fra le proprietà del soprasuolo e quella del

sottosuolo e disciplinava i rapporti fra lo Stato e i privati concessionari valse a dare

ulteriore, cospicuo incremento all’industria estrattiva. Si svilupparono gli impianti

meccanici nelle miniere, furono potenziate le fonderie, sorsero le prime laverie per

l’arricchimento dei minerali poveri e misti e soprattutto ebbe inizio nel 1865 lo

sfruttamento dei cospicui giacimenti di calamine, la cui produzione doveva ben

presto raggiungere importanza pari e talvolta superiore a quella delle miniere argentifere.

Una vera «febbre delle calamine» investì la Sardegna, sicché, già nel 1870.

nonostante la flessione delle quotazioni dei metalli, si estrassero ben 92.000 tonn.

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