Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Veduta del complesso minerario principale di Montevecchio.

di minerale di zinco contro solo 25.000 di minerale di piombo. Dal 1871 l’estrazione

dei combustibili fossili divenne sensibile, ma si mantenne modesta finché non venne

stimolata dalla prima guerra mondiale.

Altra flessione si ripetè nel periodo di crisi 1890-99, durante il quale però, se

molte miniere poco redditizie vennero chiuse, gli impianti di quelle maggiori furono

potenziati con l’applicazione dell’energia elettrica e della perforazione meccanica e

con la costruzione di una nuova fonderia per il piombo a Monteponi, in sostituzione

di quelle vecchie e inadeguate. Una nuova flessione dei prezzi del piombo e dello

zinco verificatasi nel 1908-10, indusse il governo ad una politica protettiva dell’industria

piombo-zincifera nazionale, mediante l’istituzione di dazi anche sull’esportazione

dei minerali onde favorire il loro afflusso alle fonderie di Monteponi e di

Pertùsola (La Spezia). Si ebbe così una ripresa che raggiunse il massimo nel 1913,

sia per la produzione che per l’esportazione dei minerali: infatti a quel tempo era

inviata all’estero la totalità dei minerali di zinco e gran parte di quelli di piombo e

si era creato così un sistema di integrazione economica tra miniere sarde e fonderie

dell’Europa settentrionale, specialmente belghe. Perciò durante il primo conflitto

mondiale, si verificò una profonda flessione dell’estrazione di questi minerali che si

prolungò fino al 1921, mentre venne stimolata la produzione dei minerali di ferro

di San Leone e della Nurra, dell’antimonio, del manganese, del rame e dei combustibili

fossili.

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