Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

L ’industria del piombo e dello zinco offre, dunque, un quadro complesso, poderoso

e tecnicamente efficiente, che ha saputo superare le condizioni sempre più difficili

connesse con l’impoverimento delle mineralizzazioni, con l’opportunità di valorizzare

depositi poveri non facilmente arricchibili e con la necessità di ridurre i costi.

Basti pensare che oltre il 90% della quantità dei minerali estratti deve subire l’arricchimento

in una trentina di costosi impianti di flottazione differenziale, i quali

consumano la metà dell’energia elettrica impiegata nelle miniere, nonché la separazione

dei minerali mediante liquido denso in moderni impianti sink and float che

ha reso sfruttabili intere zone di miniere prima trascurate. Assai onerosa è pure

l’eduzione delle acque, cui attende un apposito Consorzio, resa indispensabile dalla

necessità di abbassare il livello delle acque permanenti nel bacino dell’Iglesiente

che condiziona da quasi un secolo soprattutto l’attività delle miniere del gruppo

Monteponi.

Un certo interesse economico ha conquistato dal 1927 la produzione di pirite,

come sottoprodotto di alcune miniere di solfuri misti e, soprattutto dal 1939, di quella

di Campo Pisano, dalla quale si estraggono intorno alle 10-20.000 tonn. del minerale

usato dalla Monteponi per la fabbricazione dell’acido solforico occorrente all’impianto

di elettrolisi dello zinco.

Invece la produzione di calcopirite nell’unica miniera rimasta attiva, quella di

Funtana Raminosa, in cui lavorano un centinaio di operai, è ridotta ad appena

1500 tonn. о poco più.

Maggiore interesse ha la produzione della stibina, localizzata in tre miniere del

gruppo A.M .M .I. nel Gerréi (Su Suergiu, Martalai e Corti Rosas), tra cui più importante

è quella di Su Suergiu, presso Villasalto, dove si trova un apposito stabilimento

metallurgico. Negli impianti lavorano un centinaio di operai e si ricavano

circa 2000 tonn. di minerali, cioè la totalità della produzione italiana, da cui si

ottengono 250-300 tonn. di antimonio nonché prodotti derivati.

Particolare significato per la produzione di arsenico ha lo sfruttamento del giacimento

di solfuri di Baccu Locci, presso Villaputzu, da cui una trentina di operai,

oltre a galena, estraggono in media 3000-3500 tonn. di arsenopirite, che viene lavorata

in continente ad Apuania e fornisce la totalità della produzione nazionale di

arsenico.

Importanza maggiore ha l’estrazione dei minerali di ferro che per numero di

operai e per quantità e valore della produzione viene al secondo posto dopo quella

dei piombo-zinciferi. Iniziata un secolo fa in misura ridotta nella miniera di magnetite

di San Leone, essa si sviluppò, sospinta dalle necessità del primo conflitto mondiale,

con l’utilizzazione del giacimento della Murra, fino a raggiungere nel 1918 le

146.000 tonnellate. Si verificò poi una lunga stasi che ebbe fine nel 1936 con un rapido

aumento che' nel 1940 portò la produzione a 160.000 tonn., tratte quasi tutte

dalla miniera della Murra; ma le sopravvenute difficoltà belliche provocarono la

rapida crisi dell’industria. Nel 1952 però, essa risorgeva mediante l’intenso sfruttamento

del campo di San Leone da parte della Società Breda e poi della Ferromin,

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