Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Impianti di estrazione, lavaggio e deposito del carbone Sulcis

alla bocca dei pozzi Serbarìu presso Carbònia.

Fot. Sef

dell’attivita mineraria nel bacino carbonifero del Sulcis ha partecipato con cospicui

interventi la C.E.C.A. allo scopo di arginare le ripercussioni socio-economiche della

riconversione industriale, contribuendo alla qualificazione e al trasferimento degli

operai ad altra attività e al finanziamento di nuovi ordinamenti produttivi. Il senso

di questo ordinamento è indicato dal fatto che, non sopportando il carbone Sulcis

spese di trasporto, si impone la sua utilizzazione in loco, il che si era già cominciato

ad attuare con una parte del combustibile, mediante la costruzione delle due grosse

centrali termoelettriche di Santa Caterina e di Porto Vesme. La soluzione del problema

del bacino carbonifero è stata individuata nell’utilizzazione integrale di 2-3

milioni di tonn. di carbone a bocca di miniera per la produzione massiccia di

energia elettrica in una supercentrale, in parte già in attività, capace di produrre

circa 4 miliardi annui di kWh, successivamente aumentabili, sì da fornire l’energia

necessaria non solo per lo sviluppo industriale dell’isola (e prima di tutto per nuove

industrie progettate intorno alle miniere come quella deU’alluminio, delle ferroleghe,

degli azotati, ecc.) ma anche per la produzione di un cospicuo supero da esportare.

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