Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

L ’ in dustria elettrica.

Essendo povera di acque fluenti a sufficiente continuità, la Sardegna non ha

potuto ricorrere altro che in scarsa misura alla forza motrice idraulica ed è rimasta

a lungo carente di energia elettrica, sicché il pur modesto sviluppo industriale verificatosi

nella seconda metà del secolo scorso, si basò prima sul miglioramento delle

lavorazioni a forza animale, poi sull’adozione sempre più estesa delle motrici a vapore

e solo alla fine dell’800 sui primi tentativi di applicazione dell’energia elettrica.

Prime ad introdurre coraggiosamente la nuova forma di energia furono le miniere e

in testa a tutte la Monteponi (1883) che l’usò sempre più largamente per l’illuminazione,

seguita dalla Malfidano e poi dalla Montevecchio, che la producevano quasi

esclusivamente con impianti termici. Timide, limitate, isolate furono invece le iniziative

nel campo dei servizi pubblici e delle utenze industriali urbane; nel 1906

l’illuminazione elettrica fu inaugurata a Ozieri e nel 19 11 a Cagliari, dove nel 1914

sorse la prima centrale termica della Società Elettrica Sarda (S.E.S.), costituitasi

tre anni prima. Dopo la prima guerra mondiale l’uso dell’elettricità si andò generalizzando

e si affermò l’idea che l’isola aveva bisogno più delle altre regioni italiane

di questo nuovo mezzo di equipaggiamento industriale e di progresso civile.

I primi studi sulle possibilità energetiche offerte dalle risorse idrauliche sarde

furono intrapresi dall’ingegnere Omodeo nel 1910 e si svilupparono in un piano programmatico,

di cui si è già detto in precedenza, mirante al recupero e al controllo

mediante serbatoi di ingenti quantità di acque da usare coordinando gli scopi irrigui

con la produzione di energia idroelettrica. Vi fu posto mano giusto dopo il primo

conflitto mondiale ad opera della S.E.S. e della Società Imprese Idrauliche ed Elettriche

del Tirso e del Coghinas che realizzarono le due grandi opere.

L ’impianto del Tirso, entrato in funzione nel 1923, si compone della diga di

Santa Chiara ad archi multipli, lunga 260 m. ed alta 70 (per quei tempi la più grande

diga di questo tipo nel mondo), che permette di raccogliere 400 milioni di metri cubi

di acqua, entro cui è istallata una centrale con quattro gruppi di turbine-alternatori

della potenza di 23.200 kW. Subito dopo, quest’impianto del primo salto è stato

completato con un gruppo secondario in corrispondenza di un secondo salto ottenuto

con una diga lunga 150 m. ed alta 26 e della potenza istallata di 3600 kW. Il complesso

fornisce in media 42 milioni di kWh annui di energia.

L ’impianto idroelettrico del Coghinas, entrato in funzione nel 1927, è formato

da una diga del tipo a gravità lunga 185 m. ed alta 58, che trattiene una massa

d’acqua di 255 milioni di metri cubi, e da una centrale elettrica in caverna (la prima

del genere costruita in Italia) ove si trovano quattro gruppi generatori, due per

corrente continua per l’alimentazione di un impianto di elettrolisi dell’acqua necessario

per una fabbrica di prodotti azotati e due per corrente alternata. La potenza

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