Mori - 1966 - Sardegna

geonerd

Mori - 1966 - Sardegna

pressoché nel baricentro dell’utenza della zona meridionale, che assorbe i 4/5

dell’energia erogata. Ad essa convergono infatti le linee provenienti dalle principali

centrali sia idro- che termoelettriche sicché funziona da centro generale di

interconnessione e di smistamento verso le varie parti dell’isola. Di recente, però,

per aderire ai nuovi sviluppi della produzione e del consumo, sono state costruite

alcune linee autonome e cioè quella a 120.000 V. dall’alto Flumendosa al nucleo

industriale di Arbatax e l’altra a 70.000 V. dal Mulargia a Buddusò; inoltre è stata

iniziata la costruzione di una linea longitudinale a 230.000 V. diretta dalla supercentrale

di Porto Vesme a Ploaghe, ove sorgerà una grande stazione di trasformazione

per il futuro elettrodotto transtirrenico.

In definitiva, oltre ai grandi progressi recenti dell’elettrificazione con conseguente

risveglio di attività economiche, è da notare che le prospettive offerte dal settore

elettrico sono assai favorevoli, in quanto la Sardegna può contare su un considerevole

potenziale di riserva a prezzi accessibili che permetterà, tra l’altro, lo sviluppo di

importanti industrie elettrometallurgiche ed elettrochimiche. Il prezzo dell’energia è

però alquanto elevato per l’alto costo degli impianti idroelettrici il che è motivo di

preoccupazione per le industrie estrattive e metallurgiche che consumano la maggior

parte dell’elettricità.

Industrie manifatturiere e artigianato.

Come si è visto, le industrie manifatturiere, tolte le metallurgiche, hanno avuto

scarsissimo sviluppo per una serie di cause che le hanno ostacolate ed ancora le

ostacolano. Tra i fattori negativi sono da ricordare prima quelli di carattere naturale,

orografico, idrografico, climatico e soprattutto l’insularità della Sardegna, specie in

rapporto alla difficoltà di accesso dei suoi mercati naturali di rifornimento e collocamento

e alla scarsezza di vie di comunicazione interne che ha costretto non solo

l’isola, ma le sue singole parti a un’economia autosufficiente. Questi fattori però frappongono

oggi ostacoli minori per i sostanziali progressi verificatisi nelle comunicazioni

e nelle tecniche. Vengono poi le cause a carattere sociale in rapporto con la mentalità

cauta e scarsamente intraprendente dei Sardi, più propensa agli investimenti

immobiliari che a quelli industriali ; e poi con la scarsezza di mano d’opera specializzata.

Infine, e più grave, una causa di carattere economico : la mancanza di capitali per

cui l’unica fonte di finanziamento industriale è l’intervento statale, che però non

ha assicurato finora il credito di esercizio. Ecco perchè nel 1961 il Censimento industriale

ha trovato una proporzione di addetti alle industrie ancora assai inferiore

a quella media nazionale. Infatti, non tenendo conto delle industrie estrattive, la

Sardegna aveva allora appena 61.922 addetti alle industrie vere e proprie, il che la

poneva al penultimo posto (esclusa la Val d’Aosta) tra le regioni italiane.

450

More magazines by this user