Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

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l’esiguo numero di operai che i moderni stabilimenti richiedono. Si pensi infatti che

l’insieme degli impianti metallurgici sardi occupa appena tra 500 e 600 operai, pur

assicurando una produzione il cui valore si aggira sui 6 miliardi di lire. Considerando

l’esiguo numero degli addetti e il fatto che le aziende più importanti appartengono

a ditte continentali, appare giustificato concludere che l’industria metallurgica

sarda non rappresenta un ruolo determinante о marcatamente significativo nell’economia

dell’isola. E qualcuno vuole estendere questa poco confortante valutazione

all’intera industria estrattiva.

Anche per quanto riguarda l’attività mineralurgica si deve osservare che, sebbene

essa rappresenti nel suo complesso un valore niente affatto trascurabile — intorno

a 5 miliardi di lire — ha in realtà un significato modesto dal punto di vista

economico generale e importanza esigua dal lato sociale, poiché dà lavoro solo ad

un migliaio di operai. Tanto più, questo, quando si consideri che la massima parte

della quantità e del valore dei prodotti è costituita dal cemento artificiale e dal sale

marino. La fabbricazione del cemento si appoggia ad importanti cave del buon calcare

marnoso miocenico, lavorato in tre stabilimenti, di cui uno più vecchio si trova

alla periferia di Cagliari e gli altri recentissimi a Cargeghe in quel di Sassari e a Porto

Torres per il cemento bianco. La produzione supera largamente il mezzo milione

di tonnellate, per un valore di oltre 2,5 miliardi di lire ed è più che sufficiente al

fabbisogno dell’isola.

Per il resto, oltre all’estrazione dei sali di potassio, di magnesio e di bromo,

praticata nelle saline di Cagliari, cui si è già accennato, è da ricordare la lavorazione

di minerali e di rocce consistenti soprattutto nella macinazione della baritina (di cui

si trattano circa 50.000 tonn. per un mezzo miliardo di lire), del talco (13.000 tonn.

per 250 milioni di lire) e dell’ossidiana perlitica.

Le altre industrie. Aree e nuclei di sviluppo industriale.

Passando ora ad esaminare la consistenza e i caratteri dell’industria manifatturiera

vera e propria si deve dire subito che, come riconosce anche l’accurato « Rapporto

conclusivo » della Commissione Economica di studio per il Piano di Rinascita pubblicato

nel 1958, fino a pochi anni or sono « una moderna struttura industriale articolata

su aziende di buona produttività tecnica e di razionale aspetto organizzativo,

era praticamente inesistente » in quanto « l’industria manifatturiera sarda non era

che un molto espanso artigianato di mediocre efficienza tecnica e di rudimentale

efficienza amministrativa ». In effetti, anche i dati offerti dal Censimento industriale

e commerciale del igói confermano questa franca diagnosi, sia che si considerino

le indicazioni relative alla consistenza complessiva degli impianti industriali о unità

locali, sia soprattutto considerando gli impianti secondo il numero degli addetti, e

le ditte secondo la forma giuridica. Risulta infatti dagli ultimi dati dell’ I.S.T .A .T .

29* — L e Regioni d 'I t a lia - S a rd e g n a .

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