Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

di і/з sia degli impianti che degli addetti; e infine viene Nuoro con 1/5 circa degli

impianti e solo il 15% degli operai.

Considerando ora le industrie per classi di attività, appare evidente dai dati

del igói la netta predominanza di quelle alimentari per numero complessivo di

addetti, per numero di ditte importanti e per consumo di energia. Si tratta di industrie

connesse, com’è logico, con l'agricoltura e l’allevamento e che perciò sono

le più vive e vitali dell’isola.

La più importante è quella casearia che è esercitata in 340 caseifici maggiori,

di cui 260 in gestione privata e 80 in gestione collettiva, che funzionano da

gennaio a maggio e si dedicano essenzialmente alla preparazione del formaggio

pecorino tipo romano, cui si aggiungono il cotronese, il fresa (con latte vaccino)

e il feta. Si lavorano ogni anno da 1,3 a 1,4 milioni di quintali di latte di

pecora e di vacca, soprattutto a Macomér, Arboréa, Oristano, Bonorva, Núoro e

Sassari e producono 50-60.000 q. di formaggio in gran parte esportato. Ad essi

si aggiungono parecchie migliaia di attrezzature minori casalinghe e transumanti,

che lavorano almeno altri 250.000 q. di latte di pecora e di capra, con cui si

fabbricano oltre 100.000 q. di eccellente formaggio fiore sardo, consumato largamente

nell’isola e oggetto di redditizia esportazione. In complesso si producono

150-180.000 q. di formaggio, di cui 120.000 circa sono esportati insieme ad abbondante

ricotta (50-60.000 q.).

Viene poi l’industria enologica, che si svolge soprattutto nelle numerose cantine

sociali già ricordate, raccolte per lo più nel Campidano vitato e in quello settentrionale

e poi intorno ad Alghero (Santa Maria La Palma), nel Sassarese (Sorso e

Sénnori) e in Ogliastra. A Monserrato, a Pirri, a Dolianova, a Quartu vi sono gli

stabilimenti più importanti ove si svolge la lavorazione completa delle uve e dei

vini tipici e di alcool con l’estrazione di olio dai vinaccioli. Nel Campidano centrale

spiccano le cantine sociali di Serramanna e di Sanluri e in quello settentrionale

quelle di Terralba e di Marrubiu. Alla produzione di Vernaccia, ben nota e assai

richiesta, si dedica l’apposita cantina sociale di Oristano, mentre quella di Jerzu valorizza

il pregiato Cannonau ogliastrino e l’altra di Tempio il Moscato e il Vermentino.

Esistono anche varie distillerie per liquori, alcuni dei quali tipici, a Villacidro,

a Pirri e a Sassari.

Uoleificio, per quanto negli ultimi tempi abbia fatto progressi notevoli, lascia

ancora a desiderare, in quanto si basa su una trentina di frantoi maggiori raccolti

per oltre metà nel Sassarese dove si trovano quelli principali, ma non tutti efficienti.

In parte ancora antiquati sono i sansifici e alcuni stabilimenti di raffinazione situati

soprattutto a Sassari e ad Alghero.

Ben rappresentate sono anche l’industria molitoria e derivati, con grossi impianti

a Cagliari, Oristano e Sassari, cui si può aggregare lo stabilimento per la brillatura

e pilatura del riso di Oristano e l’industria saccarifera che conta due zuccherifici a

Oristano e a Villasòr e produce 150-200.000 q. di zucchero, ricoprenti largamente

il fabbisogno sardo.

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