Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

vale nettamente con le notevoli realizzazioni già conseguite e ricordate nel campo

della petrolchimica, dei materiali da costruzione, del legname, ecc.

Tra i « nuclei d’industrializzazione », costituitisi anch’essi in corrispondenza di

porti, spicca quello di Tortoli-Arbatax, sorto nella piana ricca di acque e con disponibilità

di energia elettrica e che ha per centro una grande cartiera, realizzata dal

Gruppo Cartiere del Timavo e già entrata parzialmente in funzione, che dovrà produrre

pasta di legno e 90.000 tonn. di carta da giornali e da rotocalco con cellulosa

e legno importati attraverso il Porto di Arbatax. Vi stanno sorgendo intorno una

grande segheria, un’officina meccanica e uno stabilimento per la conservazione dei

prodotti agricoli della piana.

Secondo nucleo destinato a grande avvenire è quello del Sulcis-Iglesiente dove

la Supercentrale agisce già da elemento catalizzatore di attività chimiche alle quali si

progetta di aggiungere a Porto Vesme, opifici elettrometallurgici per la produzione

di ferroleghe e acciai speciali e forse un impianto per la metallurgia dell’alluminio.

A Sant’Antioco agisce un impianto per l’estrazione dell’ossido di magnesio dal mare.

Concentrazione industriale assai minore, ma interesse non trascurabile presentano

infine gli altri due nuclei industriali: di Olbia, con nuove iniziative nel campo

mineralurgico, alimentare e del sugherificio, e di Oristano, ove in parte si è verificata

ed in parte è in corso, una rapida proliferazione di attività connesse con la

lavorazione dei prodotti della sua fiorente agricoltura e con l’edilizia.

Si vede così che la Sardegna, con una svolta decisa, si è messa sulla via dell’industrializzazione

ricca di sviluppi e di promesse, sorretta com’è dagli ingenti finanziamenti

predisposti dal Piano di Rinascita che prevede per il quinquennio 1965-69

l’erogazione alle sole industrie di una cinquantina di miliardi di lire.

Le attività commerciali.

La fragilità e fluidità ancora esistenti nella struttura professionale della popolazione

sarda è dimostrata anche dall’entità e dagli aspetti che presentano le attività

terziarie e particolarmente il commercio interno. Infatti il Censimento industriale e

commerciale del 1961 ha rilevato che il settore terziario aveva una consistenza sia

pur di poco maggiore di quello secondario industriale ed era cresciuto più rapidamente.

In effetti tra il 1951 e il 1961 le unità locali, cioè i negozi e i magazzini,

erano passati da 18.750 a ben 28.033 con corrispondente aumento del numero degli

addetti da 34.773 a 54.117! E le licenze di commercio erano in numero ancora superiore

e cioè circa 34.000, corrispondenti a una ogni 41 abitanti, contro una a 50

della media italiana. Questo enorme aumento degli esercizi, sproporzionato rispetto

all’aumento della popolazione è dovuto in parte al miglioramento del tenore di vita,

ma dipende soprattutto dal fatto che l’attività commerciale rappresenta una fonte di

reddito sussidiaria che serve per arrotondare altri magri proventi delle famiglie, ed

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