Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

cessivo su Golfo Aranci il io% del traffico merci, con corrispondente sensibile

flessione del traffico a Olbia e nei porti minori, nonché in minor misura anche a

Porto Torres e a Cagliari.

L ’influenza del traghetto ferroviario sviluppatosi con rapidità molto superiore

al previsto (ve ne sono già tre), è destinata a crescere assai con una migliore organizzazione

dei servizi, sicché Golfo Aranci, che aveva già raggiunto nel 1963 un

traffico di 356.000 tonn. di merci, si é già collocato praticamente al terzo posto e

potrebbe contendere addirittura il secondo a Porto Torres, a meno che anche per

quest’ultimo non venisse istituito un servizio di traghetti per auto con Genova,

come é in progetto e come del resto é già avvenuto per Cagliari e per Òlbia.

Naturalmente la massima parte del movimento commerciale si svolge in cabotaggio,

in quanto solo il 13-15% interessa la navigazione internazionale (facente

capo soprattutto a Cagliari) e si intreccia quasi tutto con gli altri porti italiani

(poco più di 3 milioni di tonn. contro 390.000 nel 1963).

La quasi totalità dei porti sardi ha esplicato funzioni eminentemente esportatrici

fino a pochi anni or sono, comportandosi così in modo contrario a quello di quasi

tutti gli altri porti italiani. La forte prevalenza tradizionale delle merci imbarcate era

dovuta al fatto che l’isola, ricca di prodotti del sottosuolo, delle saline e dell’allevamento

ma povera d’industrie, esporta in massa le sue materie prime, pesanti ma in

gran parte povere e per lo più allo stato grezzo, e introduce invece manufatti del

continente di peso molto minore, ma di ingente valore. Senonché il recente sviluppo

economico e il miglioramento del tenore di vita hanno provocato mutamenti

importanti con aumento delle importazioni, cioè della massa di merci sbarcate e con

diminuzione delle esportazioni, cioè della massa di merci imbarcate. La nuova situazione,

mascherata per alcuni anni dalla massa in esportazione del carbone Sulcis,

con la diminuzione dell’estrazione di quest’ultimo si è rivelata nel 1963, quando per

la prima volta le merci sbarcate hanno superato per quantità, oltre che per valore,

quelle imbarcate (rispettivamente 1,78 contro 1,68 milioni di tonnellate).

Tutto ciò è dimostrato chiaramente da un esame della composizione merceologica

del movimento commerciale sardo. Le merci imbarcate sono costituite per

3/5 da minerali e da minerali non metalliferi lavorati (barite, caolino), per 1/5 da

sale e per il resto da prodotti agricoli e forestali (carciofi, sughero, mandorle, vino)

e dell’allevamento e pesca (formaggio, bestiame, lana, spoglie di animali, prodotti

ittici vari). Le merci sbarcate, naturalmente, sono assai più varie e nel 1962

sono state costituite per 1/3 da combustibili e da minerali non metalliferi anche

lavorati, per 1/4 da prodotti chimici (fosfati, ecc.), per un 13% da macchine e

apparecchi, per l’ ii% da prodotti delle industrie alimentari e poi da tessuti, mobili,

frutta e verdura, ecc.

Nel traffico con l’estero, le merci sbarcate hanno sempre superato di parecchio

quelle imbarcate, soprattutto per le notevoli importazioni di grano tenero, combustibili,

fosfati e legname, compensate solo in parte da invii di minerali, sughero

e sale.

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