Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

ancora modesti della popolazione. Ma nell’ultimo dopoguerra si è verificato uno

straordinario aumento delle importazioni che sono passate da 947 milioni di media

dell’anteguerra a ben 99 miliardi nel 1950 e a 130,5 miliardi del 1954 e si sono cioè

triplicate, tenendo conto del valore anteguerra della moneta. E poiché le esportazioni

erano cresciute solo di un quarto (da 48,8 a 60,7 miliardi), ne è risultato il forte

sbilancio di una settantina di miliardi. Questo sbilancio è naturalmente assai aumentato

negli anni seguenti per il rapido ulteriore slancio delle importazioni connesso

col sensibile miglioramento del tenore di vita, tradottosi in un ampliamento dei consumi

non solo in senso quantitativo ma soprattutto in senso qualitativo e inoltre

con l’organizzazione di un’attività industriale che in questa prima fase richiede gran

quantità di beni strumentali.

Purtroppo non esistono dati statistici nè valutazioni sul valore delle merci introdotte

in Sardegna dal resto d’Italia e quindi non è possibile istituire un confronto

e puntualizzare con precisione la situazione attuale. Se ne può, peraltro, avere un’idea

osservando l’incremento del volume dell’importazione (che tra il 1954 e il 1963, come

si è visto, è raddoppiata) mentre le esportazioni sono alquanto diminuite e considerando

che, in media, il prezzo a quintale delle importazioni già nel 1954 era di

17.500 lire, mentre quello delle esportazioni era di 3200 lire! Ciò significa che il

valore delle merci spedite è appena la quinta parte di quello delle merci arrivate.

La composizione del movimento commerciale complessivo appare chiaramente dal

grafico precedente: risulta evidente negli imbarchi la forte prevalenza dei minerali

metalliferi e non metalliferi, che comprendono oltre la metà della quantità totale

(cui si aggiunge per 1/5 il sale) e il modesto volume dei prodotti agro-forestali più

volte citati e delle industrie connesse che invece danno l’apporto maggiore in valore.

Agli sbarchi spicca la preminenza assunta dai prodotti chimici (1/4 del volume totale),

seguiti a breve distanza dalle macchine e dai minerali lavorati, dai prodotti alimentari

compresi i coloniali, dai tessuti e confezioni, in una gamma sempre crescente di

merci che esprime l’evoluzione verificatasi nei consumi di un mercato che, come

quello sardo, è strettamente legato in ogni settore alle forniture dall’esterno.

Nel commercio con il resto d’Italia le spedizioni superano nettamente gli arrivi

(1,6 contro 1,3 milioni di tonnellate nel 1961) e la loro composizione è assai simile

a quella del movimento complessivo. Riguardo alla destinazione si può dire che,

delle merci di massa, i minerali di zinco si dirigono verso le parti d’Italia dove si

trovano gli stabilimenti metallurgici già ricordati: quelli ferriferi verso Bagnoli, il

sale alimentare ai depositi del Monopolio (Sampierdarena, Livorno, Castellammare,

Civitavecchia) e il sale industriale alle industrie dell’Italia settentrionale per Monfalcone

e Genova. I prodotti agricoli (carciofi specialmente e cereali) vanno ai

grossi centri dell’Italia settentrionale e centrale, come pure le carni di agnello e

i prodotti ittici, ma più larga è la diffusione dei formaggi (3/5 della produzione),

e indirizzate soprattutto verso gli stabilimenti settentrionali le spedizioni di sughero.

La provenienza delle merci varia, come è logico, secondo la loro natura: i prodotti

manifatturati vengono in prevalenza dalle zone industriali dell’Italia setten-

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