Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

presso le rovine della romana Gemellas e sviluppatosi in seguito alla decadenza di

Olbia di cui dovette ereditare, accogliendone la popolazione fuggiasca, le funzioni

amministrative; fino all’inizio del nostro secolo ebbe anche il primato demografico

della Gallura (5000 ab. già nel 1871), poi perduto in seguito al più rapido sviluppo

delle città litoranee. Oggi ha quasi 9000 abitanti ed ha importanza sia come centro

agricolo, sia per l’industria del sughero, sia infine come centro di villeggiatura,

grazie all’ottimo clima e alle acque minerali della Fonte Rinàggiu.

L ’economia della Gallura si fonda essenzialmente sulle attività primarie: pastorizia

innanzi tutto, poi economia forestale, infine agricoltura e pesca. La pastorizia

stanziale si pratica un po’ dappertutto: si allevano di preferenza caprini nei territori

più elevati e rocciosi, ovini nelle parti più basse e dotate di pascoli migliori, mentre

relativamente scarso è il patrimonio bovino, destinato sostanzialmente alla fornitura

di animali da lavoro e da tiro; alla Gallura costiera mette capo inoltre, fin da epoche

remote, una delle principali direttrici della transumanza in Sardegna. La silvicoltura

è praticata nei pendii boscosi del Limbara e nelle alte valli dei corsi d’acqua, quindi

nel nucleo interno e centrale della Gallura ed è indirizzata principalmente verso

l’utilizzazione della quercia da sughero, che dà vita all’importante industria locale

per la lavorazione del prodotto, oggi peraltro in crisi. Eccettuate le limitate piane

costiere di Òlbia e di Arzachena (irrigabili con le acque del lago-serbatoio del

Lìscia) e i ripiani orografici, la natura del terreno ed il clima della Gallura escludono

un redditizio sfruttamento agricolo della regione: la cerealicoltura, associata di

solito all’allevamento nell’azienda familiare dello «stazzo», fa qui registrare una delle

più basse rese unitarie d’Italia, mentre la coltura della vite, pur limitata ad aree

ristrette, fornisce un apprezzato vino moscato. La pesca è abbastanza sviluppata ed

è esercitata ad Òlbia, dove prospera anche la mitilicoltura (circa 13.000 q. annui),

a La Maddalena e soprattutto a Golfo Aranci, colonia di pescatori napoletani;

mentre l’industria è limitatissima e concerne esclusivamente la trasformazione dei

prodotti pastorali (caseifici), forestali (sugherifici) e delle cave (segherie di granito,

fornaci di calce). Il turismo si è di recente assai sviluppato ed ha portato a realizzazioni

importanti, come la valorizzazione del tratto di costa che va dalla ria di

Cugnana a Capo Ferro, detto oggi Costa Smeralda; il movimento dei porti (Òlbia

e Golfo Aranci, teste di linea per il Continente, La Maddalena, Palau, Santa Teresa)

già esaminato, completa il quadro delle attività economiche della regione.

Il Montacuto.

Da un colle di forma appuntita che si erge in mezzo alle selvose pendici del Lim ­

bara prese nome un castello medievale, che a sua volta ha dato il nome, a partire

dal XIII secolo, a tutto il paese circostante. Oggi per Montacuto s’intende una regione

meno ampia di un tempo, ma pur sempre abbastanza vasta, costituita sostan-

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