Mori - 1966 - Sardegna

geonerd

Mori - 1966 - Sardegna

zialmente dai territori del medio bacino del Coghinas e limitata da tutta una serie

di dorsali montuose, che vanno dal compatto ciglione trachitico del Monte Sassu

alle alte vette del Limbara, alla soglia di Monti, ai margini rilevati e selvosi degli

altopiani di Alà e del Gocèano settentrionale, al semicerchio di colline che racchiude

a sudovest il Campo di Ozieri.

La struttura geologica non è omogenea; prevalentemente granitica ad est e trachitica

ad ovest, essa è ulteriormente differenziata per la presenza di lembi e placche

di calcari selciferi (Monte Sassu), di scisti silurici e filladi quarzifere (Ozieri), di calcari

miocenici, di sedimenti lacustri oligocenici e di alluvioni recenti. La morfologia

è invece relativamente semplice, riconducibile a due elementi fondamentali: a occidente

un’ampia conca di confluenza, il cosiddetto Campo di Ozieri, dalle forme morbide

e spianate di tipo logudorese, a oriente un’aspra valle tettonica che richiama il

paesaggio dell’attigua Gallura.

Il paesaggio del Montacuto, peraltro, è stato di recente profondamente modificato

dall’uomo con lo sbarramento del Coghinas e la messa in opera dell’omonimo lago

artificiale con annessa centrale elettrica (1927); il lago consta di un bacino centrale

a forma triangolare e di tre rami allungati in direzioni diverse, corrispondenti alle

principali vallate che vi convergono, ed ha una superficie complessiva di oltre

1800 ha. e una capacità di circa 250 milioni di metri cubi. Esso è utilizzato soprattutto

per la produzione di energia elettrica, dato che l’uso a scopo irriguo delle sue

acque è stato ritardato a lungo dallo stato igienico del Campo di Ozieri, una delle

più estese superfici piane della Sardegna settentrionale, dove si dovette anzitutto

pensare a debellare la malaria e a bonificare i terreni, prima di poterli irrigare; oggi,

grazie anche al nuovo invaso sul Mannu di Pattada, è finalmente in progetto l’irrigazione

di 12.000 ha. del Campo, mentre già sorgono nuove borgate rurali, come

ad esempio Sant’Antìoco.

La popolazione ascende a 33.000 abitanti (densità 30), quasi tutta agglomerata

in una decina di centri abitati. Un nutrito gruppo di questi si stende sulle pendici

settentrionali del Gocèano e tra essi spiccano Nughedu San Nicolò (2000 ab.), in

bella posizione a quasi 600 m. sul mare, Pattada, grosso centro (4500 ab.) situato

in posizione ancora più elevata — quasi 800 m. — al bordo degli altopiani granitici,

noto per la produzione di coltelli a serramanico con impugnatura di corno, chiamati

in sardo arresoia e lepa, e soprattutto Ozieri. Quest’ultimo è situato in una

conca dove si trovano numerose testimonianze di insediamenti eneolitici (dalla vicina

Grotta di San Michele, dove fu rinvenuto materiale ceramico e marmoreo caratteristico,

ha preso il nome una particolare cultura riferibile ai primi secoli del II millennio

a. C.) e nuragici (celebre il nuraghe di Sant’Antìoco di Bisàrcio). Il centro

esisteva già sicuramente fin dal XII secolo col nome di Otìgeri, fu proclamato

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