Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

I limiti naturali più netti, oltre al mare (il Golfo dell’Asinara) su cui il Sassarese

si affaccia, si trovano a nordest e a nordovest, dove il contatto fra i calcari miocenici

ed i terreni trachitici segna il confine rispettivamente con l’Anglona e con la Nurra.

Lungo tutta l’estrema fascia meridionale il Sassarese sfuma senza limiti netti nel

Meilogu, ma poggia su qualche caposaldo costituito da lembi di coperture basaltiche,

come il Monte Unturzu (558 m.), il Monte Gherra (658 m.), il Monte Pittu (490 m.)

e lo stesso Monte Santo (733 m.).

L ’aspetto generale del paesaggio dà in complesso un’impressione di calma e di

semplicità, formato com’è da un altopiano calcareo inclinato moderatamente verso

il mare e inciso da profonde valli, la più nota delle quali è la Scala di Giucca, formata

dal torrente Màscari poco a sud di Sassari. Ma qua e là il paesaggio viene

movimentato da colate vulcaniche, sia trachitiche che basaltiche, le quali, con i loro

tufi, brecce e conglomerati, si estendono di più nella parte orientale e sud-occidentale

del Sassarese. Verso il mare il tavolato miocenico, che altrove erge imponenti fronti

di cuestas, scende uniformemente con ondulazioni morbidissime, orlate da imponenti

complessi di dune post-tirreniane e attuali che impediscono alla maggior parte dei

torrenti di raggiungere il mare e hanno altresì determinato la formazione del caratteristico

e allungato stagno di Platamona.

L ’altopiano sassarese, uniforme e spoglio.

Fot. Mori

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