Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

terreni calcareo-marnosi permette l’esercizio di una buona agricoltura con cereali,

vigneti e oliveti, questi ultimi estesissimi (7000 ha.) intorno a Sassari. Lungo i corsi

d’acqua, poi, nei terreni alluvionali, si pratica l’orticoltura irrigua, per cui va famoso

il Logolent-u. Nella fascia litoranea si sono oggi rapidamente sviluppate attività turistiche,

industriali e commerciali, le prime localizzate nelle « marine » di Sorso e di

Sassari (quest’ultima sorta all’estremità occidentale dello stagno di Platamona), le

altre concentrate prevalentemente a Porto Torres.

Questa è la seconda città della regione (10.000 ab.). Già sede di uno stanziamento

punico, assunse in epoca romana grandissima importanza come capoluogo e porto

principale della Sardegna settentrionale, col nome di Turris Libysonis (cioè « Torre

libica »). Dopo essere stata capitale del vasto Giudicato che portava il suo nome

decadde lentamente a causa della pericolosità della sua posizione, troppo esposta

agli attacchi barbareschi, e fu definitivamente abbandonata verso la metà del ’400.

Anche l’arcivescovo lasciò la città trasferendosi nella più forte località di Sassari.

Deserta ancora ai tempi del Fara, dovette essere ripopolata nel ’700, ma rimase

ancora per molto tempo un piccolo centro, finché l’accresciuta importanza del porto

ne determinò anche l’incremento demografico e topografico. Oggi Porto Torres è

una vivace cittadina, ricca di ricordi dell’antica grandezza, tra i quali spicca la splendida

basilica di San Gavino, che è la più grande delle chiese medievali sarde, eretta

da maestranze pisane nell’XI secolo. Il suo porto, come si è visto, è il maggiore della

Sardegna settentrionale ed uno dei principali dell’isola, essendo abbondantemente

alimentato dal traffico dei minerali e dei prodotti agricoli del retroterra, ed ha anche

Porto Torres e dintorni.

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