Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

altopiano prevalentemente trachitico, là un rilievo trachitico, dalle forme aspre e

irregolari, orla un altopiano basaltico. Perciò a questa dorsale, continuazione settentrionale

del Màrghine vero e proprio, si dà spesso un’altra denominazione, quella

di Gocèano, dal nome del castello edificato nel XII secolo da un giudice logudorese

sopra un ardito spuntone granitico a 647 m. di altezza; denominazione che peraltro

è applicata anche a quel tratto dell’alto bacino del Tirso, granitico, ma parzialmente

ricoperto da alluvioni, sul quale il versante montuoso si affaccia.

La regione del Gocèano comprende dunque due elementi ben distinti, una catena

e un segmento vallivo, i quali si differenziano tra di loro anche dal punto di

vista umano ed economico: mentre l’ampio fondovalle è coltivato quasi esclusivamente

a cereali ed è per ragioni storiche e un tempo igieniche assai poco popolato,

l’umido versante montano — detto dagli abitanti «sa Costera» — è ricco di vigneti,

di alberi da frutto cui seguono, in alto, folti boschi di lecci e di sugheri, e ospita

circa i 4/5 della popolazione della regione.

Capoluogo tradizionale del Gocèano è Bono (4700 ab.), grosso borgo situato ai

piedi del Monte Rasu, vetta culminante (1259 m.) di tutti i monti del Màrghine-

Gocèano, noto per il costume delle sue donne e per essere stato, alla fine del ’700,

uno dei centri del movimento antifeudale. Altro centro importante è Benetutti

(2900 ab.), pittoresco villaggio situato sopra un gradino granitico a mezza costa del

versante sinistro del Tirso, dirimpetto ai monti del Gocèano, noto anche per le

vicine Terme di San Saturnino, dove acque debolmente radioattive sono sfruttate

fin dall’antichità {Aquae lesitanae). Notevoli anche Buitei (2300 ab.), al centro di

una ricca zona forestale, situato, in serie con Bono, Burgos, Illorai (1800 ab.) ed

altri, al limite altimetrico superiore delle colture; Nule (2000 ab.), celebre per l’artigianato

dei tappeti; Burgos (1600 ab.), dominato dal fosco castello del Gocèano.

Il Nuorese.

Il termine Nuorese, benché ricordato dal Fara {Nùgori Regio), è entrato solo di

recente nell’uso popolare e con significati molto diversi: chi intende per Nuorese

un’area ristretta intorno alla città di Núoro, chi l’intera provincia, chi, genericamente,

la zona centrale dell’isola. Il termine non appare quasi mai sulle carte, ma

può essere accettato in quanto, come si è visto, indica una regione con fisionomia

naturale ben distinta e omogenea, formata com’è dai più uniformi ed estesi altopiani

granitici dell’isola, distesi tra i monti di Alà e le Barbàgie, coi fianchi incisi

da corsi d’acqua che vanno da un lato al Tirreno e dall’altro al Mar di Sardegna,

tra cui forma spartiacque. Ai due lati i limiti della regione sono segnati dai bordi

dell’altopiano granitico, mentre a sud il limite con le Barbàgie è dato in parte dall’innalzarsi

graduale del rilievo, in parte dallo spartiacque fra Tirso e Taloro. Inteso

in questo senso, il Nuorese comprende solo una piccola parte della provincia

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