Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

3) la Barbàgia Beivi; è costituita da ampie groppe scistose iniettate di porfidi

e porfiriti, ma comprende anche una parte dei calcari giurassici; due corsi

d’acqua, l’Araxisi e il Flumendosa, la separano dalle due Barbàgie contigue, mentre

il limite verso il Sarcidano è di natura storico-amministrativa;

4) la Barbàgia Seùlo, formata ancora da un basamento scistoso iniettato da

un poderoso complesso di porfiroidi, culminante nel Monte Santa Vittoria (1212 m.),

e coperta qua e là da placche di terreni detritici del pérmico e da calcari giurassici

costituenti tacchi e tònneri tabulari, sforacchiati da grotte da cui sgorgano talvolta

abbondanti risorgive come quelle di Sàdali. Verso occidente la valle profondamente

incassata del Flumendosa e il corso del San Girolamo segnano la maggior parte

dei confini.

Al di là di questa distinzione, parecchi caratteri antropici ed economici sono

comuni a tutte le Barbàgie, e le differenziano nettamente dalle altre regioni. Così,

unitario ed estremamente caratteristico è il tipo di dimora rurale, con il suo « fundagu

» a pianterreno, la sua « coxina » al piano superiore, la sua « fossa » per il deposito

delle castagne. Unitarie sono pure, entro certi limiti, le condizioni delfeconomia

rurale, basata largamente sulla pastorizia, volta in assoluta prevalenza all’allevamento

degli ovini e dei caprini, con carichi per unità di superficie che raggiungono

le punte massime dell’isola. I pascoli sono estivi e durante l’inverno le greggi

transumano da un lato nei Campidani e nella valle del Cixerri, dall’altro nelle piane

litoranee orientali, dove i pascoli sono in gran parte proprietà dei pastori barbaricini.

La cerealicoltura, basata sull’orzo, occupa un posto del tutto marginale,

mentre ha una discreta importanza la produzione orticola di fagioli e patate, che

costituiscono la base dell’alimentazione locale; si notano poi alcune isole di colture

arboree, che assumono valore preminente in alcune aree del Mandrolisai, con ricchi

vigneti che danno un vino rinomato. Il modesto quadro dell’economia barbaricina

è completato da qualche attività mineraria (talco e steatite verso l’Oranese, piccoli

depositi di antracite, rame di Fontana Raminosa), e dallo sfruttamento dei boschi

(castagneti di Dèsulo, sugherete qua e là nella parte centro-meridionale), da alcune

interessanti attività artigiane (oggetti di legno intagliato e botticelle di Aritzo Tonara

e Dèsulo, morsi e speroni di Gavoi, tessuti di orbace, cesti di asfodelo) e da un

incipiente movimento turistico e di villeggiatura montana.

I capoluoghi storico-tradizionali delle quattro Barbàgie hanno in comune la caratteristica

di non essere i centri più popolosi delle rispettive regioni. Così Ollolai

(2300 ab.), importante nel Medio Evo, è oggi un modesto borgo pastorale, superato

da Fonni (5400 ab.) — il centro più elevato e più schiettamente pastorale della

Sardegna, situato a 1000 m. in bellissima posizione, fra i boschi delle falde settentrionali

del Monte Spada — , dal tristemente celebre Orgòsolo (4600 ab.), da Mamoiada

e da altri villaggi. Sórgono (2300 ab.), capoluogo del Mandrolisai e centro

della zona viticola, è alquanto più piccolo di Dèsulo (4700 ab.), villaggio posto sotto

le più alte cime del Gennargentu come Tonara (3400 ab.). Questi due importanti

centri montani hanno struttura tipicamente polimerica, cioè sono costituiti da vari

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