Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

esasi progressivamente autocefala e autonoma sia dal Patriarcato romano che da

quello di Costantinopoli, seguendo l’esempio della Sicilia e dell’Esarcato di Ravenna

perseguì e raggiunse verso la fine deU’VIII secolo il distacco della Sardegna dall’Impero

bizantino, prima « facendo negare al popolo i tributi a Bisanzio secondo l’ordine

papale e quindi provvedendo alla nomina delle autorità civili e militari dell’Isola

» cui già partecipava per effetto della Prammatica sanzione giustinianea, senza

più preoccuparsi dell’approvazione imperiale prescritta. In effetti, alcune lettere del

pontefice Nicolò I provano che ancora alla metà del IX secolo i Giudici venivano

scelti per elezione, dal che si deduce che inizialmente essi furono incaricati di amministrare

le ripartizioni giudicali, con le funzioni di indices provinciarum imperiali,

più le attribuzioni loro derivate dai mutati tempi, assumendo il Giudice di Cagliari

anche il comando dell’esercito col titolo di protospatario che poi perse.

La ripartizione dell’Isola in Giudicati fu imposta successivamente da necessità

politiche e amministrative, anche nell’interesse della Chiesa sarda, il cui Primate

« organava la vita politica e la difesa militare della Sardegna », tanto da stringere

nell’815 alleanza con l’imperatore Ludovico il Pio anche per assicurare alla Sardegna

la protezione della flotta franca.

I quattro Giudicati о governatorati ebbero capoluogo nei quattro più importanti

centri marittimi e militari: Càlaris, Tharros, Torres, Civita e compresero la

corrispondente parte del demanio imperiale che formò così il nucleo del territorio

о rennu. Comunque « la Sardegna manteneva la sua vita politica, sociale e religiosa

nel solco storico della cessata dominazione vivendo nelle sue leggi e ordinamenti,

che i vescovi cancellieri andavano via via adattando alle necessità isolane ».

Senonchè per effetto della persecuzione iconoclasta e della successiva restaurazione

dell’ortodossia si sviluppò un febbrile movimento monastico che portò ad una

larga penetrazione di elementi ellenici nell’Italia meridionale, in Sicilia e in Sardegna,

ove sorsero numerosissimi monasteri basiliani {monistene о muristene) nelle

terre donate per conversioni (cioè affiliazioni) e vi furono erette chiesette rurali

dedicate ai Santi della Chiesa greca. I loro nomi facilmente riconoscibili si sono

impressi nella toponomastica, che anche oggi ne contiene moltissimi. Tra essi ricordiamo:

San Basilio, Sant’Elia, San Gregorio, Sant’Antioco, Santa Lilomena, Sant’Ippolito,

Sant’Antìpatro (alterato in Santo Padre), Sant’Andrea, San Macàrio e molti

altri. Più frequenti, per la vasta popolarità che ne ha anche attualmente il culto, i

nomi di San Salvatore, San Costantino (o Santu Antine), di San Michele (che ha

dato il nome a Samugheo), di Santa Greca e poi ancora della Madonna delle Grazie,

della Madonna d’Itria о del Buon Cammino, della Vergine dormiente e della M a­

donna del Latte dolce. Tale è stata l’impronta che hanno avuto da questa ellenizzazione

l’anima e molti costumi degli isolani che ancor oggi, a nove secoli dallo

scisma, la Chiesa greca è presente nella fede dei Sardi, tanto che è stato detto essere

la Chiesa sarda « a culto greco e rito latino ».

Ma dopo lo scisma d’Oriente (1054), prima il Pontefice Nicolò II e poi più energicamente

Gregorio VII provvidero per il ritorno della Sardegna, come dell’Italia

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