Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

meridionale e della Sicilia, alla disciplina della Santa Sede e le dettero una nuova

ripartizione ecclesiastica creando dodici nuovi vescovati in aggiunta ai sette già esistenti

e ciò per mettere in minoranza i Vescovi a rito greco e dare inizio alla

sostituzione del clero secolare greco. Data la resistenza tenace del clero e del Primate

sardo, Urbano II con bolla del 21 aprile 1092 sopprimeva l’autonomia e l’autocefalia

della Chiesa sarda togliendo l’Arcivescovado di Cagliari al Primate e

assegnava tale funzione all’Arcivescovo di Pisa, con il che veniva anche assicurata

la flotta pisana alla difesa dell’isola dalle incursioni saracene.

Contemporaneamente si provvide anche alla sostituzione dei monaci greci, in

mano dei quali erano santuari e vasti latifondi, con monaci della Chiesa latina e

cioè dapprima con i Vittorini di Marsiglia e con i Lerinesi, più vicini alla Chiesa

greca, e poi con i Benedettini di varie comunità, il che ebbe, come vedremo, importanti

conseguenze dal punto di vista umano, economico e artistico.

Il periodo giudicale.

Allorché i Giudicati appaiono chiaramente alla luce della storia, risultano corrispondere

alle maggiori regioni geografiche sarde: la Gallura, il Logudoro, l’A r­

borea e il Cagliaritano, ed anche ad alcune minori se, come sembra, ai quattro Giudicati

si affiancarono altri minori, come un Giudicato dell’Agugliastra (Ogliastra)

poi assorbito da quello di Cagliari.

I confini dei Giudicati variarono assai nei cinque secoli della loro esistenza per

le aspre lotte che si combatterono, malgrado i vincoli di parentela che legavano i

Giudici. Comunque il loro territorio, chiamato rennu о logu, fu sostanzialmente rappresentato

dalle regioni che gravitavano sulle quattro principali città-stato dell’isola

e che furono le loro capitali: Cagliari per il Giudicato dello stesso nome (chiamato

anche di Pluminos), Tharros e poi Oristano per il Giudicato di Arborea, Ardara e

poi Torres per il Giudicato del Logudoro (che deriva il nome appunto da quello di

Logu ’e Torres) e finalmente Civita, l’antica Olbia, per il Giudicato di Gallura. Si ha

dunque l’impressione che i territori dei Giudicati si siano formati per ampliamento

progressivo del retroterra geografico delle quattro città-stato finché i loro confini

vennero a contatto. Comunque le istituzioni politiche e sociali dei Giudicati si possono

agevolmente ricostruire per mezzo dei registri patrimoniali e dei Condaghi

(registri dei conti) dei monasteri e poi dagli atti di vendita, dagli Statuti del comune

di Sassari (fine XIII secolo) e infine dalla Carta de Logu, raccolta di leggi ed ordinamenti

pubblicata dal giudice Mariano di Arboréa ed ampliata ed aggiornata

nel 1395 dalla Giudicessa Eleonora.

Ogni Giudicato era diviso in distretti chiamati partes, о curatorie, dal titolo dell’amministratore

о curatore, e corrispondenti spesso in tutto о in parte a subregioni

geografiche, dalle quali appunto prendevano per lo più il nome. Esse comprendevano

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