Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

permesso Г intensificazione delle colture mediante irrigazione di tratti considerevoli

della pianura.

I centri sono per lo più piccoli, ma, come si diceva, molto numerosi. Spiccano

su tutti Senorbì (3100 ab.) e Guasila (3400 ab.), macchie bianche nella gran distesa

dei campi. Le colline circostanti hanno vigneti diffusi e altre colture arboree, mentre

nella parte più elevata della Trexenta alla cerealicoltura si associa l’attività pastorale.

Qui si trova Mandas (2900 ab.), centro agricolo e commerciale grazie alla sua

posizione nodale rispetto alle vie di comunicazione, che sorge su un altopiano ondulato

al contatto tra calcari e scisti.

Il Campidano.

L ’unica autentica grande pianura esistente in Sardegna costituisce una vasta

superficie continua, in cui domina decisamente la morfologia piana, che le conferisce

tale omogeneità e differenziazione rispetto alle montuose regioni contigue, da

farne una spiccata unità regionale malgrado le indubbie differenze fisiche e umane

esistenti tra le sue diverse parti. « Campidano » era in origine un termine geografico

dialettale, dal significato appunto di « vasta pianura », riferito nel Medio Evo solo

alle sue due estremità: il Campidano di Oristano о Simaxis con quelli contigui di

Milis e di Cabras (Campidano Maggiore) e il Campidano di Cagliari (o Casteddu,

dal castello della città), che costituivano altrettante curatorie. Nella parte centrale

della pianura questo nome non si era affermato, perchè data la sua paludosità e desolazione

i centri abitati erano sorti più che altro ai margini della piana e le unità

amministrative tendevano a formarsi su basi naturali diverse, con altri nomi. Ma

in età moderna avanzata, anche per l’intensificata occupazione del territorio, il termine

di Campidano viene esteso a questa regione centrale e tende a divenire da

nome comune nome proprio: il Lamarmora abbandona per primo la citazione di

singole frazioni campidanesi e scrive semplicemente « Campidano », e da allora la

parola comincia a prevalere nettamente nella cartografia e nell’uso popolare.

Oggi si parla ancora di un « Campidano di Oristano », comprendente gli antichi

Campidani Simaxis, Maggiore e di Milis (ma di quest’ultimo solo la parte meridionale

della curatoria, ché i territori di Bonàrcado, Narbolia e Séneghe sono piuttosto

inclusi nella regione del Montiferru) ; di un « Campidano centrale », corrispondente

alla parte intermedia della pianura, quella alla quale il termine è stato esteso

più di recente; e di un «Campidano di Cagliari», più о meno nei limiti dell’antica

curatoria. Ma si parla soprattutto di Campidano, come concetto regionale unitario

includente nella sua vasta area non solo le tre regioni suddette ma anche taluni territori

marginali di pianura о di bassa collina e il versante sud-occidentale dei monti

del Sàrrabus.

I limiti del Campidano seguono con le colline adiacenti i versanti di tutti i

rilievi che fronteggiano la pianura, dal Monte Ferru e dal Monte Arci a nord ai

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