Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

fino a sboccare negli stagni prospicienti i due golfi; i terrazzi che orlano, in doppio

e anche triplo ordine, i margini della pianura e soprattutto quello orientale, i più bassi

di non oltre 3-4 m., dovuti a veri e propri terrazzamenti fluviali, i più elevati alti fino

a 30 m., connessi con sistemi di fratture degradanti da oriente a occidente; l’Oristanese,

dove le alluvioni recenti del Tirso e i terrazzi wùrmiani si alternano ad

occidente con cospicue formazioni di dune, responsabili primarie della paludosità

della zona ; il « paese anfibio » della penisola del Sinis, dominato da una piccola giara

basaltica dirimpetto a quella del Capo della Frasca; infine l’ampia depressione del

Cixerri, che s’incunea profondamente con le sue alluvioni terrazzate, qua e là accidentate

da collinette di varia natura, tra i monti del Sulcis e l’Iglesiente.

Questo paese di stagni e di acquitrini, di spartiacque incerti e di drenaggi difficili,

di inondazioni periodiche e di scarse precipitazioni si prestava assai poco in

passato allo sfruttamento agricolo e all’insediamento umano, ad eccezione dei terrazzi

orientali, formati da terreni fertili. Ma non poteva sfuggire ai tecnici ed agli

economisti la potenziale produttività del Campidano, unica pianura alluvionale in

Il centro del villaggio di Arborèa, nel cuore della bonifica omònima.

Fot. Ciganovic

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