Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

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d’acqua; utilizzando qui per l’irrigazione le abbondanti falde freatiche (cui in parte

si attinge ancora con norie) si è potuto dare impulso alle colture orticole (carciofi,

pomodori, primizie), mentre è in fase di avanzata realizzazione, ad opera dell’Ente

Flumendosa, il grandioso piano già esposto per l’irrigazione del Campidano cagliaritano

con le acque captate al medio Flumendosa e trasportate dal serbatoio del Mulàrgia

alla pianura con 25 km. di gallerie.

E la bonifica continua, strutturata su una diecina di comprensori, abbraccianti

complessivamente circa 200.000 ettari!

Grazie a queste ed altre opere di bonifica, pazientemente proseguite per decenni,

il Campidano è fin da oggi diventato, e più diventerà in seguito, non solo la più ricca

regione agricola della Sardegna, ma una delle più ricche di tutto il Mezzogiorno.

Si può notare una certa tendenza alla specializzazione delle diverse parti della regione

in tipi particolari di coltura: nell’Oristanese settentrionale si ha un’estesa superficie

a colture legnose, con gli oliveti di Rióla, Nurachi, Donigaia, i vigneti di Zeddiani,

Soiarussa e San Vero Milis (zona della vernaccia), gli agrumeti di Milis; orti, barbabietole,

foraggi e colture irrigue varie si dividono una fascia stesa sui due lati del

basso Tirso; nei territori della bonifica di Arborèa è stata introdotta con successo

la risicoltura, che si affianca alla bieticoltura ed alle colture foraggere, queste ultime

connesse con un allevamento moderno e razionale del bestiame bovino. Invece il

Campidano centrale, per naturale vocazione, è il regno della cerealicoltura, sebbene

col graduale incremento dell’irrigazione si vadano affiancando al grano altre colture:

domina comunque ancora il caratteristico paesaggio a campi aperti, a immense distese

erbacee senz’alberi. Maggior varietà si ha nel Campidano di Cagliari, dove agli

orti (a carciofi e pomodori soprattutto) si alternano gli oliveti e soprattutto i vigneti

specializzati del Campidano vitato. Differenze economiche si notano però non solo

scendendo da nord a sud, ma anche spostandosi da occidente a oriente, dai margini

deiriglesiente, dove i terreni alluvionali di origine granitica non permettono

rendimenti unitari molto elevati alle colture, ai terrazzi del Campidano orientale,

formati da alluvioni calcareo-marnose assai più fertili.

Date le buone condizioni economiche e il loro continuo miglioramento, è naturale

che il Campidano costituisca nello stesso tempo un’area densamente popolata

e un’area di attrazione per la popolazione delle altre regioni. I centri sono particolarmente

numerosi e si presentano allineati nel modo caratteristico in precedenza rilevato

e cioè in tre serie disposte lungo tre assi paralleli fra loro e paralleli alla direzione

della depressione campidanese. Da ovest ad est si notano agevolmente: prima

la serie di pianura marginale, ai piedi delle montagne metallifere dell’Iglesiente, che

partecipa sia dell’economia agricola del Campidano che di quella mineraria dei monti

adiacenti; poi la serie mediana, scaglionata lungo il bordo dei terrazzi che si affacciano

vicinissimi ai due Mannu; infine una terza serie, la più numerosa, che si allinea

lungo il margine orientale della pianura, ai piedi delle colline mioceniche della Trexenta

e della Marmilla. Serie minori si possono distinguere a nord, sui due lati del

Tirso, e soprattutto a sud, in forma di semicerchio attorno a Cagliari.

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