Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Il Palazzo del comune di

Cagliari.

Fot. Sef

plesso urbano così nettamente impostato andarono sorgendo via via, tra Santa Gilla

e Sant’Elia, numerosi piccoli agglomerati, tra i quali più notevoli quelli lungo le due

vie principali e cioè a nordovest e a nord, dalla cui evoluzione si formarono poi

rispettivamente i rioni di Sant’Avendrace e di La Vega.

La dominazione aragonese-spagnola ebbe, come nel resto dell’isola, effetti gravi

di ordine demografico ed economico che provocarono mutamenti sensibili sotto l’aspetto

topografico. Si pensi che la popolazione, valutata nel 1314 ad una ventina di migliaia

di abitanti, era ridotta nel 1483 ad appena 1/4 della consistenza precedente e ancora

nel 1698 non raggiungeva le 15.000 anime!

Il Castello, divenuto residenza esclusiva dei dominatori, si spopolò e si accrebbero

invece, soprattutto in estensione, le due ville di Stampace e di Villanova.

Un certo sviluppo commerciale della città e la costruzione di alcune chiese periferiche,

come quella del Carmine, di San Mauro, dell’Annunziata e di Bonària portarono

alla costituzione di nuovi agglomerati. Alla gracile consistenza demografica

corrispose un’edilizia assai modesta, che solo in via eccezionale e quasi esclusivamente

in campo religioso si elevò ad opere di un certo valore artistico, come nel caso

della bella Chiesa barocca di San Michele e di quella di San Domenico, uno degli

esempi più significativi del tardo gotico aragonese in Sardegna, andato purtroppo

distrutto nell’ultima guerra.

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