Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

centro cittadino era salita a 140.000 abitanti, cui vanno aggiunte altre 43.000 persone

residenti nei sobborghi di Pirri, Monserrato, Quartucciu ed Elmas, inclusi di

recente nel circuito urbano.

Tutto ciò ha causato da un lato la formazione intorno ai quattro quartieri storici

di quartieri e rioni nuovi e di propaggini tentacolari su tutte le superfici pianeggianti

interposte tra i colli, e dall’altro la differenziazione funzionale e morfologica

delle diverse parti della città, ottenuta anche mediante una ridistribuzione degli

elementi funzionali e prima di tutto dei mercati. Verso oriente, superata l’area cimiteriale,

si è affermato, intorno al Colle Montixeddu, il rione residenziale a carattere

panoramico estensivo di Bonària, nome questo della famosa basilica che vi si trova,

sviluppatosi poi lungo la via per il lido del Poetto, ormai quasi raggiunto da una

lunga propaggine, e che ha contiguo il complesso della Fiera Campionaria, su una

vasta area ottenuta colmando lo stagno di Su Siccu.

Verso nordest, sulla superficie pianeggiante compresa tra il vecchio quartiere di

Villanova, le falde del Monte Urpinu e lo stagno di Molentargius, si è rapidamente

formato con massicci e continui isolati a raggiera il rione residenziale intensivo di

San Benedetto, che si protende, insieme al rione residenziale di La Vega, verso Monte

Claro e l’abitato di Pirri, anch’esso ormai « catturato » dalla città. In direzione di

nordovest, nella depressione tra il Castello e il Colle di Tuvixeddu e sui fianchi esterni

di esso si è costituito il rione residenziale borghese del Viale Merello alla cui estremità

si concentra l’attività amministrativa regionale nel Palazzo degli Assessorati.

Sul versante di nordest del Colle Is Mirrionis è sorto il rione popolare dello stesso

nome che ha vicino il complesso dei nuovi edifici universitari. Infine, sempre verso

nordovest, si è sviluppato assai il popolare quartiere industriale di Sant’Avendrace,

per la vicinanza degli scali delle linee ferroviarie, stradali, marittime e aeree e propagginatosi

fin oltre la biforcazione della Via Iglesiente dalla Carlo Felice, dove sono

sorti impianti industriali nonché la gemmazione residenziale popolare di San Michele.

Negli ultimi tempi la funzione industriale del quartiere di Sant’Avendrace si è

assai rafforzata per l’ingrandirsi delle industrie sorte via via (cementificio, materiali

da costruzione, refrattari e concimi chimici, industrie alimentari) e per l’insorgenza

di nuovi impianti (stabilimenti metalmeccanici, industrie dell’abbigliamento), tanto

che si può distinguere chiaramente una zona industriale, ufficialmente riconosciuta,

compresa tra il Viale di Sant’Avendrace, il canale navigabile per lo stagno di

Santa Gilla e il porto. Essa comprende anche il contiguo nucleo della Piala, sorto

al posto della vecchia salina di San Pietro.

Il recente sviluppo industriale ha modificato relativamente poco il carattere essenziale

della città, che esplica soprattutto funzioni amministrativo-commerciali cui

è adibita oltre metà della popolazione attiva mentre fino a qualche anno fa solo il

17% di essa si dedicava ad attività industriali manifatturiere e il 10% all’edilizia.

Una parte notevole della popolazione attiva è addetta al commercio e ai trasporti

e prima di tutto a quelli marittimi, dato l’attivo movimento di merci e passeggeri

che si svolge nel porto (circa 1,7 milioni di tonn.) per cui è il primo della Sardegna

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3 8 * Le Regioni d'Itülia - Sardegna.

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