Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

sorge il centro principale della regione, che si chiama appunto Capoterra (6000 ab.).

Nella parte litoranea centrale, l’attività del Centro di Colonizzazione di Pula ha

trasformato una vasta area che è stata appoderata e ha visto sorgere la nuova borgata

di Cala d’Ostia. Pure lungo la cimosa costiera, di recente valorizzata anche

turisticamente col nuovo villaggio balneare di Santa Margherita di Pula, sorgono

gli altri centri, tra i quali ricordiamo Sarròch (2600 ab.), borgata agricola distesa ai

piedi della collina trachiandesitica principale, e Pula (3400 ab.), nei pressi della

penisoletta che ospitò lo scalo fenicio di Nora, divenuto poi centro punico e più tardi

una delle più fiorenti città romane della Sardegna, tanto che fu probabilmente municipio.

Ne rimangono resti importanti di edifici, la necropoli e antiche opere portuali

parzialmente sommerse. In vicinanza di Pula si trova pure la chiesetta di Sant’Efisio,

dove ogni anno viene trasportato solennemente da Cagliari il simulacro del Santo che

qui subì il martirio.

Il Sulcis.

Col nome di Sulcis, la città punica e poi romana dell’isola di Sant’Antioco, è stata

designata successivamente la parte antistante dell’isola maggiore dopo che il vecchio

centro, saccheggiato e devastato più volte dai Saraceni, fu abbandonato dalla popolazione

e dal Vescovo, che si trasferì a Tratalias e in seguito ad Iglèsias. La regione

venne a costituire una curatoria, detta appunto Sulcis о Solei (e in periodo spagnolo

Sols о Solz), descritta nella Corografia del Fara come Regio Sulcis tota silvestris et

derelicta.

Attualmente il Sulcis (o Maureddia, come lo chiamano anche gli abitanti, con

riferimento a popolazioni maure che vi si sarebbero insediate in epoca vándala) è

delimitato da confini naturali ben netti: a nordest esso scoscende bruscamente nel

Campidano, a nordovest la depressione Flumentèpido-Cixerri (l’antica curatoria del

Sigerro) lo distingue dall’Iglesiente, a oriente la grande dorsale meridiana, che va dal

Monte Arcosu al Capo Spartivento, lo separa dal Caputerra. A sudovest la regione

si affaccia, con una lunga costa articolata, sul mare che bagna le isole di San Pietro

e di Sant’Antioco: queste hanno gli stessi lineamenti morfologici del basso Sulcis,

ma i caratteri antropici sono assai diversi, per cui è opportuno considerarle a parte.

Il carattere distintivo più spiccato della regione sulcitana è costituito dall’ampio

bacino centrale di Narcao-Santadi, antica insenatura terziaria ricolma di lave andesitiche;

queste sono coperte da regolari colate di lipariti e trachiti, smembrate in colli

tabulari, che si continuano con un tavolato trachitico resecato da fratture e prolungato a

nordovest fino al mare con le cuestas di Carbònia e di Portoscuso. Le parti più depresse

del bacino sono ricolme di conglomerati eocenici e di alluvioni. Fanno corona,

a guisa di anfiteatro, rilievi antichi di costituzione complessa e svariata: calcari cam-

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