Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

ici del Monte Tamara, graniti del Monte Nieddu e del Monte is Caràvius, scisti

del massiccio di Terraseu, ecc. Ad oriente e a sudest spiccano poi alcuni allineamenti

di vette il più notevole dei quali comprende le Punte Rosmarino e Sébera, che

sono di tipo appalachiano.

Nella parte occidentale della regione fino alla costa orlata di stagni si appoggia al

massiccio paleozoico il vasto bacino carbonifero, compresa nei terreni eocenici, la cui

intensa valorizzazione, cominciata solo nel 1935, si è andata spostando dalle vecchie

miniere di Terras Collu-Cùlmine, Bacu Abis e Sirài, poste agli appoggi della formazione

carbonifera, verso quelle più recenti di Serbariu, Serrucci e Cortoghiana Nuova.

Il combustibile estratto si esporta, e più si esportava in passato, dal Porto di Sant’Antioco

Ponti (o Porto Romano); ma la sua qualità mediocre ha imposto infine la sua

utilizzazione economica mediante trasformazione locale in energia elettrica ottenuta

nella supercentrale termica di Porto Vesme, a suo tempo illustrata.

In relazione con l’intensa valorizzazione del bacino carbonifero stanno tutti i

principali centri abitati e la loro stessa origine. E questo a cominciare da Carbònia,

il maggior centro minerario italiano, tipica « città creata ». I lavori per la sua costruzione

furono iniziati nel 1936 e il primo nucleo della città, edificato su un ripiano

degradante dolcemente verso le miniere, vasto n o ha. e con 6000 abitanti, fu inaugurato

alla fine del 1938. Negli anni successivi lo sviluppo fu quanto mai rapido, come

mostra la pianta inserita in precedenza tanto che la superficie era già quadruplicata nel

1942 e la popolazione toccava i 33.000 abitanti nel 1951. Ma in seguito al ridimensionamento

dell’attività mineraria, avvenuto negli anni successivi sotto l’egida della

C.E.C.A., Carbònia, secondo la sorte che è comune a molti centri minerari, ha visto

diminuire la sua popolazione a 25.000 abitanti. L ’aspetto della città è dunque quello

di un centro modernissimo, tipicamente pianificato, con le case a gruppi di tipo uguale

disposte in lunghe file simmetriche ; quasi tutti gli edifici sono stati costruiti per conto

dell’Azienda Carboni Italiani, che li cede in affitto ai suoi operai ed impiegati i quali

costituiscono, con le loro famiglie, la grande maggioranza della popolazione: giustamente

è stato detto che Carbònia è più un’azienda che una città.

Nel Sulcis non mancano però ottime zone agricole, specialmente nella bassa valle

del Rio Palmas, nel delta di questo corso d’acqua e in genere nelle pianure costiere.

Circa 45.000 ha. del Comprensorio di bonifica del basso Sulcis (di cui 5500 irrigati)

sono stati interessati da grandi lavori di bonifica e di irrigazione, basati per la parte

più importante sulla costruzione di un serbatoio sul Palmas alla stretta di Monte

Pranu, della capacità di 63 milioni di me. di cui 13 per la regolazione idraulica e 50

per l’irrigazione (tanto più necessaria in quanto la piovosità è qui inferiore ai 500 mm.

annui). Ma la trasformazione agraria più estesa si è verificata per opera del Centro

di Colonizzazione di Narcao, nella bella azienda di Mitza Justa, posta nel bacino

centrale sulcitano. Questi lavori hanno reso possibile un aumento della già elevata

densità di popolazione della regione, divenuta una delle più alte dell’isola (75 ab.

per kmq.). E questo specialmente per quanto riguarda la popolazione sparsa e annucleata,

il che costituisce altro motivo di distinzione del Sulcis da quasi tutte le

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