Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

chimico e petrolchimico, metallurgico e di lavorazione dei prodotti agricoli. Quest'ultima

branca soprattutto avrà modo di diffondersi in conseguenza della trasformazione

agraria già avviata, mentre per le altre è previsto l’addensamento nei poli

di sviluppo industriale già ricordati e soprattutto nell’area industriale di Cagliari.

Tutto ciò presuppone una trasformazione profonda dei trasporti e delle comunicazioni

e prima di tutto dei collegamenti marittimi col Continente e quindi degli

organismi portuali. Infatti il grado di competitività dei prodotti sardi (materie prime

e manufatti) sui mercati esterni e quindi l’intero avvenire dell’isola è chiaramente

in rapporto con la facilità, l’abbondanza e la convenienza dei trasporti. Questi scopi

verranno raggiunti soprattutto con l’ampliamento e il rinnovamento delle attrezzature

portuali e con lo sviluppo dei servizi delle navi-traghetto e non tanto di quelli

ferroviari quanto di quelli per mezzi gommati e non solo tra Golfo Aranci e Civitavecchia,

ma anche tra Cagliari e Porto Torres con altre teste di ponte continentali,

per esempio, Genova e Livorno. Naturalmente si dovranno adeguare alle

nuove esigenze anche le vie e i mezzi di comunicazione interni, la cui insufficienza

diviene rapidamente più grave: ciò vale sia per le ferrovie statali sia per la rete

stradale, soprattutto lungo il grande asse che unisce Olbia e Porto Torres con

Cagliari. Affiancano questa serie di provvidenze per lo sviluppo dell’economia un imponente

piano di opere pubbliche e direttive molteplici (con investimenti dell’ordine

di 300 miliardi) per il miglioramento delle condizioni sociali e sanitarie, la cui

carenza grave è stata a suo tempo constatata, imperniato sullo sviluppo intenso

dell’edilizia per abitazione, che avrà a disposizione 250-300 miliardi.

La varia direzione dello sviluppo economico e quindi la distribuzione della qualità

e della quantità degli interventi è condotta secondo « zone economicamente

omogenee », individuate tenendo conto non solo delle strutture economiche attuali,

ma anche delle possibilità di sviluppo e delle condizioni sociali dei diversi territori.

Di queste zone omogenee ne sono state riconosciute 15, raggruppate in 5 « superzone

» di gravitazione economico-territoriale (Sassari, Olbia, Nuoro, Oristano e Cagliari)

(i), entro le quali esistono problemi comuni per cui è possibile programmare

soluzioni comuni. Per le diverse zone, infatti, sono stati elaborati altrettanti programmi

di sviluppo, che però non rimarranno autonomi, ma dovranno essere e

svilupparsi opportunamente coordinati, in modo che tra le varie parti del territorio

e tra i diversi settori economici si stabilisca una serie di interdipendenze che

porti a uno « sviluppo equilibrato » della Sardegna intera.

Questo vasto Piano di Rinascita è già entrato nella fase esecutiva mediante un

Piano quinquennale che si riferisce al periodo 1965-69, ritardato poi al 1966-70 per

farlo coincidere col Piano quinquennale nazionale in cui è inserito. È opportuno osservare

peraltro che se le principali linee direttive del Piano sono nel loro complesso

felici, lasciano adito tuttavia per aspetti particolari a qualche perplessità, soprattutto

(i) Le zone omogenee sono qui indicate: Superzona di Sassari: Sassari e Ozieri; Superzona di Olbia:

Tèmpio e Olbia; Superzona di Núoro: Nuoro, Tonara e Lanusei; Superzona di Oristano: Macomèr, Oristano,

Làconi e Ghilarza; Superzona di Cagliari: Iglèsias, Cagliari, Muravera e San Gavino Monreale.

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