Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

in rapporto con lacune evidenti. La prima riguarda l’avvenire deH’allevamento ovino,

di cui si indica la limitazione alla montagna e alla collina, effettivamente votate per

la maggior parte alla pastorizia, essendo destinate le pianure, mèta delle greggi transumanti,

esclusivamente all’agricoltura. Sembra però che non si tenga in debito

conto sia l’esistenza, accanto alla transumanza verticale, di una transumanza orizzontale,

che si svolge intensa e continua nell’ambito della zona collinare, sia la

decurtazione dei pascoli migliori per il previsto incremento dell’allevamento bovino.

È dunque la zona collinare, che è poi di gran lunga la più estesa (due terzi dell’isola)

e la più depressa, a soffrire le difficoltà maggiori alla trasformazione e per

cui il programma è più generico e ambiguo e bisognoso di urgente definizione, essendo

legato all’avvenire di gran parte della popolazione sarda e insieme alla sopravvivenza

del patrimonio ovino che può essere ridimensionato ma che va mantenuto,

perchè rappresenta una ricchezza regionale e nazionale che non può andare dispersa.

Altra perplessità è quella che riguarda la preminenza data dal Piano all’industria,

dato che il suo settore più sano e vitale e con manodopera più numerosa sarà

quello della trasformazione dei prodotti agricoli e dell’allevamento, il che impone

le massime cure per l’agricoltura e per la pastorizia, che debbono fornire i prodotti

da lavorare. Lacuna importante è infine la mancanza di direttive precise per la riorganizzazione

del settore commerciale, le cui carenze e i cui difetti sono stati a suo

tempo constatati. Peraltro queste lacune potranno certamente essere colmate con

successive integrazioni, sempre possibili, visto il sistema della « programmazione

dal basso », su proposta degli organismi economici responsabili delle singole zone

omogenee su cui il Piano è basato.

Ma ben più importanti per la riuscita complessiva, col raggiungimento dei fini

previsti, saranno i modi con cui gli ingenti mezzi disponibili saranno impiegati, la

« scorrevolezza » del Piano, il grado di coordinamento settoriale e regionale, le « resistenze

» sociali ed economiche che si incontreranno col progredire della fase applicativa,

insieme ad altri fattori umani ed economici imponderabili о malamente valutabili.

Il successo non potrà mancare in un clima di serietà, di superamento di

pretese campanilistiche, di concordia, di comprensione e di collaborazione responsabile

da parte di tutti.

E i risultati ottenuti nel biennio preparatorio e nei primi tempi di applicazione

del Piano danno bene a sperare. Essi sono già cospicui e ricchi di significato e di

conseguenze geografiche: trasformazione in atto dell’agricoltura ed estensione progressiva

della superficie irrigata, sviluppo di industrie nuove, di cui due a carattere

propulsivo (petrolchimica e cartaria), e potenziamento di quelle tradizionali, costituzione

dell’area industriale di Cagliari e di vari nuclei di industrializzazione, intensificazione

del commercio esterno con relativo incremento dei traffici portuali per

il rapido affermarsi dei trasporti con navi-traghetto, sono aspetti a suo tempo illustrati

del profondo ed esteso rinnovamento iniziato nell’isola e che procede con

ritmo rapido e sicuro, confermato dall’aumento sensibile del reddito medio procapite,

passato a 288.000 lire nel 1963.

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