Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Visconti e dei Capraia si divisero il territorio del Giudicato. Fu poi la volta del

Logudoro che subì alternativamente l’influenza dei Pisani e dei Genovesi finché,

nella seconda metà del XIII secolo dopo la battaglia della Meloria, rimase nelle

mani delle famiglie Doria, Malaspina e Spinola che si divisero il Giudicato tranne la

città di Sassari, resasi fin dal 1236 indipendente dai Giudici e costituitasi a libero

Comune come Alghero e Bosa sotto l’influenza di Genova. Il Giudicato di Arboréa,

economicamente e politicamente più saldo, resistette più a lungo, ma ebbe

anch’esso vicende travagliate e fasi alterne con prevalenza prima dei Genovesi che

appoggiarono il nobile ma sterile tentativo di unità nazionale concepito dal Giudice

Barisene, incoronato re di Sardegna dall’Imperatore Federico Barbarossa (io agosto

1164). Prevalsero poi i Pisani che nella prima metà del XIII secolo poterono vedere

sul trono giudicale Guglielmo da Capraia e che ebbero poi favorevoli i Giudici a

lui succeduti fino ad Ugone e alla conquista aragonese. Gosì nella seconda metà del

XIII secolo, Pisa ebbe influenza politica ed economica e in parte dominio diretto

(Cagliari, Gallura) su quasi tutta l’isola attraverso i suoi « re cittadini ».

Ciò spiega il fatto che la complessa opera economica e civile svolta durante tre

secoli dalle due repubbliche marinare e che influenzò poderosamente tutta la civiltà

medievale sarda, prese soprattutto da Pisa il suo indirizzo e la sua forza. Il Comune

toscano, pur badando ai propri interessi, non fece dell’isola un luogo di

depredazione, come accadrà invece durante la dominazione spagnola-aragonese.

L ’agricoltura venne vivificata, organizzate alcune industrie e specialmente quella

mineraria e quella saliniera, ripresi e sviluppati assai i rapporti commerciali e

culturali col continente. La ripristinata sicurezza dei mari e delle coste per merito

delle flotte pisane e liguri determinò la ripresa dei traffici marittimi e quindi il

rifiorimento dei porti e delle città rivierasche, frequentate da navi di svariati paesi

italiani e stranieri, come Marsiglia e Barcellona; risorse il porto di Cagliari e presero

sviluppo i suoi sobborghi, fu riattivato quello di Torres, sorse Terranova dalle

rovine di Olbia-Pausania, Bosa fu edificata in nuova posizione. L ’importanza

assunta dall’industria estrattiva fece sorgere e affermarsi nella regione mineraria il

borgo di Villa di Chiesa (spagnolizzata poi in Iglesias) che dette il suo nome al

famoso « Breve di Villa di Chiesa » raccolta di leggi che regolavano sapientemente

l’attività mineraria e la vita della cittadina durante il periodo pisano.

D ’altra parte, un nuovo soffio di fervore religioso e un certo progresso culturale si

verificò con l’insediamento delle numerose comunità di monaci benedettini: Cassinesi,

Vallombrosiani, Camaldolesi, Cistercensi molti dei quali chiamati dagli stessi Giudici

— a cominciare da Barisene del Logudoro nel 1063. Essi fecero risorgere e sviluppare

i vecchi monasteri greci e ne fondarono di nuovi, tra cui famosi quello di

Santa Maria di Tergu, il più illustre tra quelli dei monaci di Montecassino, quello

della SS. Trinità di Saccàrgia, centro dell’ordine camaldolese in Sardegna, e di

Santa Maria di Bonàrcado, pure dei Camaldolesi. In molti monasteri i Benedettini

innalzarono belle chiese per la cui costruzione chiamarono artefici toscani, che presero

a modello le chiese di Pisa, di Lucca, di Pistoia, contribuendo così potente-

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