Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

mente al risveglio dell’arte, e dissodarono terre incolte facendo progredire assai

l’agricoltura. I monasteri divennero così centri di lavoro assiduo, vere colonie agricole

che attraevano molte famiglie non solo di servi e di affiliati ma anche di liberi

e si formarono così intorno ad essi quei nuclei di dimore che talvolta scomparvero

con l’abbandono delle case religiose ma che spesso, ampliandosi e consolidandosi,

diedero origine a molti degli attuali villaggi, come Monastìr, che anche nel nome

indica la presenza dell’antieo monastero camaldolese. Purtroppo l’attività dei Benedettini

venne meno per cause politiche ed economiche nel secolo XIV e finì così la

loro ammirevole opera testimoniata ancor oggi dalle belle chiese romaniche sorgenti

come per miracolo in regioni spesso selvagge e solitarie.

I contrasti sviluppatisi fra i Giudicati e le fazioni imperversanti fecero sorgere

a difesa dei confini giudicali e degli interessi pisani e genovesi, numerosi e poderosi

castelli (circa 8o), vere fortezze aventi funzione esclusivamente militare che appare

considerando oltre alla loro ubicazione in luoghi naturalmente forti, anche la loro distribuzione

atta a costituire dei sistemi strategici sui litorali più accessibili e in corrispondenza

dei più salienti lineamenti oro-idrografici. Molti di questi castelli esercitarono

un notevole richiamo sulla popolazione dei dintorni e dettero origine così

a villaggi nuovi. Ricordiamo lungo le coste: il castello di Serravalle, ai cui piedi si è

raccolta la moderna Bosa, Castelgenovese edificato dai Doria e che ha dato origine

a Castel Sardo, il castello di Alghero pure dei Doria, il castello della Fava intorno a

cui è sorta Posada; e nell’interno il castello di Monteleone Rocca Doria, il castello

di Ósilo, il castello del Gocéano о di Burgos, il castello di Galtelli e quelli di

Las Plassas о di Marmilla, di Villasor, di Monreale, di Domusnovas e molti altri.

In definitiva si deve dire che le travagliate vicende del periodo giudicale non danneggiarono

l’economia dell’isola e incisero in modo relativamente modesto sulla sua

popolazione, che nella prima metà del XIV secolo, secondo una valutazione pisanoaragonese,

contava 340.000 ab., raccolti nelle città costiere, in varie grosse borgate

agricole e commerciali e in parecchie centinaia di piccoli e medi villaggi rurali, specialmente

fitti nel Sulcis, nei Campidani, nella Marmilla, nella Trexenta, nel Logudoro

e perfino nella Nurra.

La conquista aragonese e il dominio spagnolo.

Verso la fine del XIII secolo l’aggravarsi delle lotte tra i Giudicati e le contese

tra Pisa e Genova, nonché ragioni di politica generale, indussero il pontefice Bonifacio

V ili a concedere in feudo la Sardegna, considerata possesso della Chiesa, al re

d’Aragona Giacomo II, che fu investito del Regnum Sardiniae et Corsicae nel 1297.

Dovevano peraltro passare trent’anni prima che i Catalano-Aragonesi prendessero possesso

dell’isola, dopo un’accurata preparazione politica che assicurò loro l’appoggio

sia dei Genovesi che del Giudice di Arborea Ugone IL Sbarcata Г 11 giugno 1323 nel

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