Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Scomparvero le autonomie e gli istituti comunali introdotti da Pisa a Iglesias

e da Genova a Sassari e fu introdotto un sistema feudale che doveva durare ben

cinque secoli e che fu tanto più dannoso in quanto creato a favore di elementi

estranei aragonesi, valenziani, catalani, mentre i Sardi, già abituati all’autonomia,

vennero praticamente estromessi dalle cariche pubbliche cittadine e governative e

oppressi da tributi e prestazioni. Tutto ciò dette ben presto origine a sollevazioni

e a rivolte contro i nuovi dominatori anche da parte di quelle popolazioni che in un

primo tempo erano state favorevoli agli Aragonesi.

Sassari, già Comune, insorse per prima ed ebbe a subire violente repressioni nel

1324, nel 1325 e ancora nel 1329. Poi i Doria, padroni di Alghero e Castelgenovese,

inflissero nel 1347 una disfatta agli Aragonesi ma vennero successivamente vinti,

malgrado l’aiuto dei Genovesi e scacciati dall’isola: cosi nel 1354 Alghero, sgombrato

con la forza dalla popolazione indigena venne ripopolato con elementi catalani che

costituirono una colonia etnica rimasta compatta e distinta fino ad epoca attuale.

Con maggiori forze e ben più a lungo contrastarono gli Aragonesi i Giudici di

Arboréa che, inizialmente favorevoli agli Iberici, finirono poi col ribellarsi al dominio

straniero, dando inizio, verso il 1350 a quella guerra che doveva durare con alterne

vicende per sessant’anni e che fece gli Aragonesi più volte pentiti di « non aver

lasciato la Sardegna ai Sardi ».

Infatti fu solo nel 1410 che, estintasi nel 1404 con la morte della leggendaria Giudicessa

Eleonora d’Arboréa la dinastia dei Giudici arborensi, il nuovo Giudice

Leonardo Cubello rinunciò all’indipendenza ed accettò in feudo l’Arborea col

nuovo nome di Marchesato di Oristano.

Ma i germi della ribellione non cessarono completamente; a nord la rinnovata

resistenza dei Doria venne fiaccata nel 1448 con l’espugnazione di Castelgenovese

che si chiamerà poi Castell’Aragonese e infine Castel Sardo, mentre nell’Arboréa la

riscossa tentata da Leonardo Alagón si concludeva solo nel 1478 con la sfortunata

battaglia di Macomér che segnò l’assoggettamento definitivo di tutta la Sardegna

ai conquistatori dopo un secolo e mezzo di resistenza valorosa. Con la successiva

unificazione dei due regni iberici avvenuta nel 1479 la Sardegna divenne suddita

della Spagna e tale rimase fino al 1720 quando passò ai Duchi di Savoia. «Da allora

l’isola, assai importante per i re aragonesi, non fu che un trascurabile cantuccio nell’impero

spagnolo ove non tramontava il sole ».

Lu, quello aragonese-spagnolo, un lungo periodo di decadenza e di mortificazione

che impedì con l’esoso e avvilente dominio feudale lo sviluppo delle energie intellettuali

e materiali dell’isola.

Si pensi che la Sardegna fu divisa in 376 feudi, di cui 188 appartenevano a signori

che abitavano in Spagna e che avevano sul luogo amministratori chiamati podatari,

mentre l’altra metà era di feudatari residenti nell’isola, ma di origine spagnola, meno

32 intestati al re.

Lurono, è vero, istituiti fino dal 1355 i Parlamenti о Corti formati da tre bracci

о stamenti — militare, ecclesiastico, reale — rappresentanti rispettivamente i feuda-

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