Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

sabile per predisporre un piano organico di riforme atto a promuovere il rifiorimento

dell’economia e delle condizioni di vita.

Passò così un decennio di preparazione, dopo il quale il successore di Vittorio

Amedeo, Carlo Emanuele III, durante il suo lungo regno (1730-1773) sviluppò

un denso programma di riforme rivolto alla rigenerazione dell’isola. In un primo

tempo si provvide alla lotta contro il banditismo, alla riorganizzazione del servizio

postale, ai primi provvedimenti per la tutela sanitaria e per l’agricoltura. In un

secondo momento l’azione riformatrice si intensificò per merito di G. Battista Bogino,

ministro per la Sardegna dal 1750 al 1773, che fu il primo governante a riconoscere

che i mali di cui soffriva l’isola erano da attribuire più alla trascuratezza dei passati

governi che alla natura degli abitanti. Perciò egli promosse una serie di leggi che

incisero assai sui vecchi istituti e ne introdussero di nuovi. Sono da ricordare: le

provvidenze cospicue per l’agricoltura, tra cui la ripresa e lo sviluppo dei Monti

frumentari о granatici per il prestito ai contadini del grano da semina ; la disciplina

dell’amministrazione della giustizia e delle amministrazioni cittadine e comunali;

l’incremento allo sfruttamento razionale delle saline; l’organizzazione dell’istruzione

pubblica — anche per la diffusione della lingua italiana in sostituzione dello spagnolo

ancora prevalente — e la riapertura delle due Università; l’abolizione del

cumulo delle prebende ecclesiastiche e la repressione del banditismo.

L ’opera di miglioramento delle condizioni dell’isola continuò anche sotto il

regno di Amedeo III (1773-1796) per merito dei Viceré — tra cui assai attivo il

Thaon di Sant’Andrea — e portò tra l’altro alla costituzione dei Monti nummari, per

il credito a basso interesse agli agricoltori, a disposizioni severe per la tutela del

bestiame e dei pastori, alla costituzione di un fondo per i lavori stradali, diretto da

un’apposita « Giunta di ponti e strade », al miglior sfruttamento delle miniere.

L ’economia dell’isola ne fu rinfrancata e si verificò un ulteriore aumento della

popolazione, che nel 1782 era di 436.000 anime.

Particolare interesse dal punto di vista geografico ebbe il piano di colonizzazione

guidata verso località periferiche ove si formarono nuovi centri abitati con elementi

in gran parte continentali: se alcuni di questi tentativi fallirono, altri fecero buona

riuscita e tra questi sono da ricordare la fondazione di Carloforte (1737) nell’isola di

San Pietro da parte di una colonia ligure proveniente dall’isola di Tabarca, quella

di Calasetta (1770) nell’isola di Sant’Antioco ad opera di un gruppo di Piemontesi,

quella di Domus de Maria, quella della Maddalena (1767) con elementi continentali

e più tardi quella di Santa Teresa di Gallura (1808) per ripopolamento dell’antico

centro di Longonsardo.

Tuttavia il nucleo essenziale dei vecchi istituti rimaneva, anacronistico e opprimente,

sicché si spiega il malcontento crescente che serpeggiava soprattutto nelle

due città maggiori e che esplose in tutta l’isola dopo che i Sardi ebbero valorosamente

ricacciato nel 1793 un tentativo di invasione francese e dopo che il governo piemontese

ebbe respinto le loro richieste tendenti a ottenere tra l’altro, come ricompensa,

la riapertura dei loro Parlamenti e l’esclusiva degli impieghi a elementi sardi. Al

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