Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

ifiuto di Torino i funzionari piemontesi vennero scacciati dall’isola (1794) e le cose

furono complicate dalle insurrezioni scoppiate tra i rurali del Logudoro e del centro

miranti all’abolizione dei pesanti tributi feudali e da contrasti tra Cagliari e Sassari

che rinfocolarono antiche rivalità. Il tentativo di rovesciare gli ordinamenti feudali,

partito da Sassari e guidato dal giudice Giovanni Maria Angioi fallì miseramente

(1795), ma le precedenti richieste dei Sardi vennero finalmente accolte.

La liberalità con cui la Sardegna accolse per circa quindici anni (1799-1814) la

Casa di Savoia che aveva dovuto abbandonare il Piemonte durante la bufera napoleonica,

procurò più tardi all’isola la comprensione e l’interessamento dei re sabaudi.

Intanto era sorta nel 1 804 la « Reale Società Agraria ed Economica » di Cagliari

allo scopo di studiare i problemi economici e demografici dell’isola e di promuovere

iniziative sia nel campo agricolo-pastorale che in quello delle manifatture e del

commercio. Le proposte che la Società avanzò, anche in base ad una inchiesta sull’entità

e la distribuzione delle colture, furono poste in atto soprattutto dal re Carlo

Felice (1821-1831) che prese una serie di provvedimenti per il miglioramento dell’agricoltura

tra cui l’editto degli olivi, che favorì la piantagione e l’innesto degli olivastri,

e soprattutto l’editto delle chiudende (1821) che mirava a costituire la proprietà

privata mediante la recinzione di terreni, facenti parte in precedenza di

proprietà collettive, e a proteggere i campi coltivati dalla pastorizia nomade. Tale

scopo, peraltro, fu raggiunto solo parzialmente e provocò contrasti seri tra pastori

e agricoltori. Comunque le recinzioni dei campi coltivati fecero intersecare da muri

e muretti colli e pianure, ove sorsero così le tancas che impressero una nota nuova

al paesaggio di vasti tratti dell’isola. Fu disposta inoltre la riforma della legislazione

alla luce dei princìpi moderni con la promulgazione del Codice Feliciano (1827), lo

sviluppo delle scuole primarie e secondarie, la ricostituzione delle compagnie barracellari

per la sorveglianza delle proprietà rurali.

Altro grande merito di Carlo Felice fu il radicale miglioramento delle vie di

comunicazione con la costruzione della grande strada assiale sarda da Cagliari a

Porto Torres, che porta anche oggi il suo nome. È infine da ricordare la spedizione

che egli condusse contro il Bey di Tripoli (1825) ß che pose termine alle incursioni

dei Barbareschi che avevano travagliato per secoli le coste sarde.

Ma solo durante il regno di Carlo Alberto (1831-1848) fu impostata e risolta la

riforma fondamentale e ormai indifferibile: quella dell’abolizione dei feudi, che fu

realizzata progressivamente tra il 1836 e il 1844 col riscatto delle terre feudali e col

loro passaggio ai Comuni e a privati. Spariva così dopo oltre cinque secoli il regime

feudale che tanto dànno aveva causato all’isola, e si poteva sviluppare la proprietà

privata in sostituzione di quella collettiva, che aveva dominato l’economia sarda ed

era stata una delle principali cause del suo attardamento. Le leggi eversive della

feudalità determinarono il rifiorimento dell’agricoltura con modificazioni profonde

del paesaggio agrario e causarono anche il passaggio al Demanio dei beni ademprivili

о ademprivi (dal catalano adempreus), cioè dei terreni soggetti a godimento

comune, la cui abolizione nel 1865 doveva sollevare lunghe controvèrsie.

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