Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

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Il periodo albertino è da segnalare per altri due fatti importanti: l’istituzione a

partire dal 1835 di migliori servizi postali regolari con il continente (linee Cagliari-

Genova e Porto Torres-Genova) che cominciarono a rompere la secolare segregazione

dell’isola e soprattutto la spontanea rinuncia dei Sardi all’autonomia che provocò

nel 1848 l’annessione della Sardegna al Piemonte con piena parità di diritti

con gli Stati continentali. Per effetto di questo atto con cui può dirsi che la Sardegna

« abbia preceduto nei plebisciti tutte le altre regioni italiane » finiva il secolare Regnum

Sardiniae con relativa soppressione del regime viceregio e delle vecchie magistrature

e l’estensione all’isola dello Statuto albertino.

Gon le molte provvidenze prese da Carlo Felice e Carlo Alberto e il riordinamento

giudiziario e tributario verificatosi dopo il 1848, la Sardegna si poteva considerare

uscita dal tradizionale abbandono, anche se un certo stato di crisi segui il

passaggio dal regime feudale a quello democratico e liberale. Migliorarono anche le

condizioni di vita della popolazione, con conseguente aumento di essa che nel 1848

contava 547.000 ab., saliti nel 1871 a 588.000, malgrado l’epidemia di colera

del 1854-55.

Nella prima metà del secolo XIX si verificò una vivace e intensa ripresa degli

studi che fecero progredire assai la conoscenza dell’isola, sia dal punto di vista fisico

che da quello umano e storico. Primeggiano la già citata opera geografica e geologica

del generale La Marmora, che rivelò la Sardegna all’Europa, e quella pressoché

contemporanea del padre Vittorio Angius (1797-1862) che descrisse minutamente

le condizioni della regione e di tutti i suoi Comuni nel Dizionario geografico storicostatistico-commerciale

degli Stati di S. M. il Re di Sardegna (Torino 1833-56).

In campo storico spiccano le figure di Giuseppe Manno, autore della prima storia

organica della Sardegna, di Giovanni Spano, fondatore dell’archeologia sarda, di

Giovanni Siotto-Pintor, autore di una storia civile dei popoli sardi e di una storia

letteraria di Sardegna, e di Pasquale Tola, autore del Codex diplomaticus, prima

fondamentale raccolta di documenti sulla storia isolana.

Dall’ Unità d’ Italia all’autonomia.

Compiuta l’Unità nazionale, il Governo prese in attenta considerazione numerosi

problemi dell’isola rimasti insoluti, provvedendo alle necessità più urgenti e

primo di tutti a quello delle comunicazioni. Si dette mano subito all’apertura di una

serie di altre strade e fu decretata già nel 1863 la costruzione di una rete ferroviaria

statale che fu attuata tra il 1871 e il 1883, cui si aggiunsero le ferrovie complementari

costruite per la massima parte fra il 1886 e il 1894, ma con percorsi lunghi e tortuosi

più del necessario a causa del sistema delle indennità chilometriche alle ditte costruttrici.

Purtroppo però la costruzione delle ferrovie provocò la distruzione di molti

tra i più bei boschi, ceduti alla società costruttrice delle linee.

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