Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

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Queste vaste e importanti provvidenze dettero ottimi frutti, che si ridessero

sull’incremento demografico sicché la popolazione che nel 1921 contava 859.000

anime, raggiunse e superò nel 1936 il milione di abitanti (1.004.000).

L ’opera così bene iniziata fu interrotta dalla seconda guerra mondiale che impedì

lo sviluppo e l’intensificazione del programma iniziato e causò anzi distruzioni in

varie parti dell’isola e soprattutto a Cagliari.

Sebbene la liberazione sia avvenuta senza lotte e in anticipo rispetto alle altre

regioni italiane, il che ha permesso una ripresa relativamente rapida e una sollecita

ricostruzione, l’esistenza dei problemi economici e sociali rimasti in sospeso favorì

nel periodo postbellico la ripresa e il rafforzamento delle aspirazioni autonomistiche,

del resto mai sopite in un settore del mondo sardo e ritenute il mezzo più idoneo

a risolvere rapidamente i mali che ancora affliggevano l’isola. Tali aspirazioni venivano

accolte dall’Assemblea Costituente che accordava all’isola con la legge del

26 febbraio 1948 l’autonomia: la Sardegna veniva così riconosciuta Regione autonoma

a Statuto speciale nell’ambito della Repubblica italiana e fin dal maggio dello stesso

anno cominciarono a funzionare e a legiferare gli organi regionali e cioè il Consiglio

regionale, la Giunta regionale e il suo Presidente, che è Presidente della Regione.

Pressappoco nella stessa epoca, e precisamente nel biennio 1948-1949, un altro

importante evento si compiva: la campagna antianofelica svolta dalla Fondazione

Rockefeller e continuata dalla Regione, che ha portato alla eradicazione della malaria,

completamente scomparsa dopo oltre duemila anni durante i quali con fasi

di varia intensità ha costituito una delle maggiori cause dell’attardamento dell’isola

e di immiserimento della sua popolazione.

Nonostante l’aumento della mortalità del periodo bellico e postbellico, anche

per il forzato abbandono delle opere di bonifica, la popolazione della Sardegna era

salita nel 1951 a 1.269.000 ab. e quel che più conta aveva subito importanti modificazioni

nella sua distribuzione in quanto, con la progressiva diminuzione della

malaria e la bonifica di molte pianure costiere, aveva dato inizio a quel ripopolamento

della fascia litoranea che ha prodotto le più recenti modificazioni del paesaggio.

Successivamente il Governo, nel quadro della redenzione del Mezzogiorno e delle

isole, disponeva a favore della Sardegna un vasto piano da realizzarsi mediante l’intervento

della « Cassa per il Mezzogiorno » per l’opera di bonifica e per quanto

attiene all’agricoltura, con la riforma agraria svolta in particolare per la Sardegna

dall’Ente per la trasformazione fondiaria in Sardegna (ETFAS). Tale poderosa

azione statale si è rivolta in un secondo tempo anche all’attività industriale ed ha

portato già frutti cospicui col rifiorimento di varie parti della regione e con la realizzazione

di opere colossali che descriveremo a suo tempo. Essa è ora affiancata

da un altro intervento, per cui lo Stato ha già assicurato il finanziamento e la Regione

fissato le linee di sviluppo : il cosiddetto Piano di rinascita, cioè « un piano organico

per favorire una rinascita economica e sociale dell’isola » previsto dallo Statuto

regionale e applicato a regioni economicamente omogenee per il loro armonico e

coordinato sviluppo.

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5 — Le Regioni d ’Italia ~ Sardegna.

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