Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

Infatti nel periodo Carbonifero il poderoso corrugamento ercinico provocò l’ascesa

di ingenti masse magmatiche e quindi la grande intrusione granitica che da un lato

formò, consolidandosi, l’impalcatura rigida della Sardegna e dall’altro trasformò con

pressioni immani le rocce detritiche siluriche in un complesso scistoso costituito per

10 più da scisti argillosi, micascisti e filladi, ma anche da quarziti, gneiss e « porfiroidi »

che copriva a guisa di mantello ondulato la massa compatta dei sottostanti graniti.

Ai porfiroidi, caratteristici della media valle del Flumendosa (Gerrei) spetta un

posto a parte, essendo essi degli gneiss a grossi feldspati e a fitte vene quarzose

corrispondenti in genere a nuclei di anticlinali sporgenti anche oggi in rilievi importanti

come il Monte Santa Vittoria. Questo mantello scistoso fu successivamente

spianato dall’erosione e per vasti tratti addirittura asportato in modo che i graniti

sono stati in parte messi allo scoperto e formano oggi oltre un terzo della superficie

dell’isola, dominando particolarmente nel settore nord-orientale.

L ’enorme plotone granitico non è, però, uniforme bensì, come ha ben dimostrato

il Montaldo, assai differenziato per composizione e struttura. Vi si distinguono

infatti granuliti, apliti, facies porfiriche nonché frequenti filoni di quarzo e nuclei

basici (prevalentemente dioriti) con caratteri molto diversi di durezza ed erodibilità

che si sono riflessi sulle forme dei rilievi. Inoltre la massa cristallina presenta

un’intensa fessurazione con la quale sono in rapporto l’andamento delle depressioni

e quindi quello delle coste e delle isole granitiche.

L ’intrusione granitica ercinica ha costituito senza dubbio l’avvenimento geologico

che ha influito di più sugli aspetti fisici della Sardegna e, attraverso questi, su

alcuni tra i più significativi fatti antropici. Ad essa infatti risalgono i grandi lineamenti

della sua struttura, le linee fondamentali della sua orografia, la qualità dei

suoi terreni più diffusi che ha orientato la sua economia e l’origine di una parte

cospicua delle sue risorse minerarie. Queste infatti si sono deposte in forma di sistemi

filoniani entro il mantello scistoso e sono costituite soprattutto, ma non esclusivamente,

da minerali di zinco e piombo argentifero nell’Arburese — il territorio

di Arbus neiriglesiente — nel Sàrrabus e nella Nurra.

Conseguenza dell’orogenesi ercinica sono state anche numerose e grandi fratture

dirette da nordest a sudovest analoghe a quelle delle Sierre centrali iberiche

e che sono rese evidenti soprattutto nella parte nord-orientale dalle principali direttrici

dei rilievi e dell’idrografia dell’isola. Connessa con queste dislocazioni fu un’intensa

attività endogena manifestatasi con eruzioni di porfidi, ultime manifestazioni

del ciclo ercinico, ben riconoscibili in vari punti della metà orientale, dalla Gallura

al Sàrrabus, ed anche — per quanto in minor misura — nella Nurra e nell’Iglesiente

per la loro particolare influenza sulle forme del terreno. Avendo iniettato con numerosi

filoni e dicchi e coperto con cospicue colate la soprastante coltre scistosa, i porfidi

sono stati messi in risalto dall’erosione selettiva e hanno formato qua e là cime

di monti come il Serpeddi e il Perdedu oppure caratteristici dirupi a muraglia come

11 cosiddetto «su Sciusciu » (cioè luogo dirupato) che raggiunge i 1823 m. e forma

così una delle vette più alte del Gennargentu.

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