Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

I suoli.

Costituita per circa 3/5 da graniti, scisti e rocce vulcaniche recenti per lo più di

scarsa fertilità e per il 9% di calcari, con suoli sottili e mancanti, la Sardegna è solo

per un terzo della sua superficie dotata di terreni di buona fertilità in corrispondenza

delle distese di marne e materiali alluvionali.

La difficoltà offerta dalle condizioni litologiche poco favorevoli, è accresciuta

dalle particolari condizioni morfologiche e climatiche.

La predominanza dei pendii e la violenza degli acquazzoni provocano un dilavamento

rapido e intenso dei fianchi di montagne e di altopiani, che rende rocciosi

i declivi e in particolare quelli granitici e vulcanici recenti. I detriti strappati ai rilievi,

sono accumulati dai corsi d’acqua nei bassopiani miocenici marnosi e nelle pianure

sottostanti, le quali si vanno cosi accrescendo, d’onde l’opposizione tra una prevalente

vita agricola nelle bassure о su tratti di altopiani di media altezza e quella

pastorale sulle alte colline e sulle montagne. I graniti e i relativi terreni di disgregazione

arenizzati e caolinizzati, sono poveri di calcio e fosforo e ricchi di potassio.

Essi danno suoli sottili, mentre gli scisti forniscono in genere suoli più profondi.

Perciò nei due suoli c’è vegetazione diversa: la rovere è propria dei suoli scistosi

più profondi, la quercia da sughero di quelli sottili granitici. I graniti, peraltro,

danno origine a terreni che, pur appartenendo tutti alle terre brune sono assai

diversi secondo le condizioni ambientali e l’epoca in cui si sono formati. I basalti

e le trachiti danno suolo più profondo favorevole alla vegetazione erbosa, ma ciò

dipende più dalle condizioni favorevoli del rilievo che dalla natura della roccia poiché

l’altopiano è molto meno denudato delle colline.

Anche i calcari danno terreni svariati secondo la loro natura: rocciosi e sterili

quelli mesozoici, tranne le placche di terra rossa che vi si trovano (specie nella Nurra

e lungo il litorale del Golfo di Orosei), hanno mediocre fertilità i calcari miocenici

compatti, favorevoli più che altro alle colture arbòree, e forniscono invece buoni terreni

da cereali i calcari marnosi e le marne arenacee, tranne che sui pendii troppo

ripidi e nei tratti impaludati come in Trexenta.

Naturalmente i terreni alluvionali dei « campi » e dei Campidani, avendo diversa

provenienza, hanno pure struttura e composizione molto varia. Differenze considerevoli

si notano soprattutto nel Campidano, in cui la parte assiale è alluvione

recente costituita da sabbione silìceo ricco di argilla molto fertile chiamato iscra о

isca a indicare terreni depressi freschi e irrigabili atti alla coltura delle ortaglie, ed

anche tuerra nel caso di suoli più umidi. La parte orientale, influenzata dai contigui

settori marnosi e trachiandesitici, ha terreni di buona fertilità, generalmente

alcalini; mentre quella occidentale è costituita da materiali grossolani provenienti

dai soprastanti rilievi granitici e scistosi, talvolta di colore rossastro per ferrettiz-

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