Mori - 1966 - Sardegna

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Mori - 1966 - Sardegna

zazione e chiamati gregàri о strovina a fertilità molto scarsa e coperti di cisti e

asfodeli. Quelli più grossolani, chiamati perdaxiu, sono i più aridi e sterili.

Qualcosa di simile si ha pure nell’Oristanese, dove però è la parte orientale ad

avere terreni del tipo dei gregàri provenienti dai soprastanti rilievi trachitici e granitico-scistosi

e che sono ciottolosi e brecciosi ed anche sabbioso-argillosi caoliniferi,

compatti e difficili da lavorare. Invece nel lato occidentale, verso il mare e gli

stagni, si trovano terreni sabbiosi di scarsa fertilità ma di facile lavorazione e miglioramento

come quelli di Arboréa e Terralba, ed anche terreni alluvionali recenti

chiamati bennaxi, situati lungo il Tirso e altri corsi d’acqua e che posseggono discrete

possibilità agrarie.

Un caso particolare offre la Nurra in cui i terreni alluvionali grossolani contengono

alla profondità di un mezzo metro uno spesso crostone calcàreo-arenaceo

formatosi per l’evaporazione di acque freatiche ricche di sali di calcio durante i

periodi aridi. Questo crostone, che si trova talvolta anche in superficie a costituire

placche di travertino, ha ostacolato a lungo lo sviluppo agricolo della regione ed ha

costretto i bonificatori ad una difficile e costosa opera di spietramento.

Si consideri poi che i graniti e le trachiti hanno reazione acida, gli scisti pure

acida, ma in misura alquanto inferiore e i basalti sono quasi neutri mentre i calcari

hanno leggera reazione alcalina. Ora in terreni acidi l’assorbimento dell’acqua è

difficile e si sviluppano piante infestanti. Proprio per diminuire l’acidità, si usa coltivare

a grano ogni 10-15 anni alcuni dei pascoli, sicché la cerealicoltura è qui in

funzione soprattutto del miglioramento dei pascoli. La diversità dei suoli dà origine

dunque ad una grande varietà di pascoli, malgrado l’uniformità del paesaggio

(pascoli di primavera, autunno, estate), ed è questa una delle ragioni per cui i pastori

sono obbligati a continui spostamenti delle greggi.

In complesso, a parte le zone mioceniche marnose, le qualità chimiche delle

rocce costituiscono solo uno dei fattori della formazione dei suoli accanto al quale

contano assai i fattori morfologici e climatici come la violenza delle precipitazioni

che provoca denudazione, l’irregolarità delle piogge e del drenaggio che accrescono

gli inconvenienti della siccità ed esagerano l’acidità, la disposizione tabulare del

terreno che favorisce i depositi di rocce clastiche.

L ’economia agricola e pastorale è legata dunque ad un insieme di condizioni

fisiche che da un lato spiegano la povertà passata della Sardegna e dall’altro giustificano

l’ottimismo dei bonificatori perchè i caratteri sfavorevoli si possono spesso correggere

con opportune pratiche, come il drenaggio, l’irrigazione, le concimazioni,

le lavorazioni più adatte, ecc. Fino a pochi anni or sono gli agricoltori sardi hanno

cercato di superare e di attenuare i gravi svantaggi derivanti dalla cattiva qualità di

gran parte dei suoli con pratiche tradizionali come quella delle maggesi, degli incendi

di stoppie e cespuglieti, della cerealicultura saltuaria, della concimazione per stanziamento

delle greggi favorendo così la persistenza del nomadismo pastorale.

Ma oggi progressi sensibili sono stati già fatti e non solo nei territori di riforma agraria,

ma anche in altre parti appartenenti ai comprensori di bonifica о ad essi contigue.

Le Regioni d'Italia - Sardegna.

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