diogenes 78 - sh.asus innsbruck

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diogenes 78 - sh.asus innsbruck

diogenes 78


...........................................................................................................................................................Tabu

inhaltsverzeichnis

..................................................................................................................................Love, sex & Church

.............................................................................................................................................Der Hurenfilm

...........................................................................................................................................Dreimeterturm

.............................................................................................................................Chorleiter aufgepasst!

...............................................................................................................................Schwule Dankbarkeit

..........................................................................................................................Das Unausgesprochene

.........................................................................................Dinge die du schon immer wissen wolltest...

.................................................................................................................Bastle dir deine sh Innsbruck!

diogenes | nummer 78 (ausgabe nr.1 im jahr 2012)

zeitschrift der südtiroler hochschülerInnenschaft (sh) |

associazione studenti/esse universitari/e (asus) |

lia di studenc dl‘université de südtirol |außenstelle innsbruck

auflage: 2200

herausgeberin: sh.asus.innsbruck, museumstraße 25, +43 (0)512/938316,

www.innsbruck.asus.sh, innsbruck@asus.sh

stampa: studia, herzog-sigmund-ufer 15, 6020 innsbruck | redaktion: thomas hofer,

dominic hübl, alexandra kostner, thorsten stromaier | layout: Michael Pezzei

autorInnen dieser ausgabe: thorsten strohmaier, domenico rosani , elisa marinelli, sebastian daxner,

vera brunetti, vielen dank an alle weiteren beteiligten| cover und fotos : michaelpezzei.tumblr.com

www.innsbruck.asus.sh | druckbares in zeichen, pixel oder

andrer form bitte an innsbruck@asus.sh mailen


Der

Begriff ‚Tabu‘ stammt

aus dem polynesischen Sprachraum. Die

Maori Neuseelands beispielsweise verwenden den

Begriff ‚tapu‘, um unantastbares, heiliges oder göttliches

zu benennen. Äquivalente Begriffe wären das ‚tabu‘ der Tongaer

oder das auf Hawaii gebräuchliche ‚kapu‘.

Traditionen, Riten, das Brauchtum ist ‚tapu‘. Es hält Gesellschaften

wohl auch zusammen, mindestens in ihrem Verständnis des Glaubens.

Betrachtet man die Geschichte, insbesondere der Maori, ist es verständlich,

dass in diesem Fall das Göttliche, als unantastbar, nicht aussprechbar, in

weiterer Folge nicht angreifbar und nicht kritisierbar betrachtet wird. Es hält

einen Glauben, vielmehr noch eine Gesellschaft und Volk zusammen,

das vor allem im 19. Jahrhundert durch die Gräuel kompromissloser

Kolonialpolitik nahezu vernichtet wurde. Es liegt also der Verdacht

nahe, dass das Tabu auch einende Elemente beinhaltet.

Diese Ausgabe des Diogenes widmet sich dem Thema

Tabu

t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u

t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u t a b u


L o v e , s e x & C h u r c h

NNSBRUCK – Inutile negarlo: la popolazione e la

Chiesa, in tema di sessualità, parlano due lingue

diverse. E‘ un abisso, quello che divide il Magiste-

ro dall‘uomo della strada, su temi quali convivenza

prematrimoniale, contraccezione, omosessualità.

Ma, soprattutto, riguardo proprio alla concezione

dell‘eros nel rapporto tra due persone, visto da par-

te religiosa ancora con forte sospetto – residuo di

una concezione peccaminosa dell‘amore, domi-

nante per secoli e mai veramente superata.

Ne è ben consapevole Martin M. Lintner, giovane

professore di teologia morale a Bressanone e frate

Servo di Maria a Innsbruck, autore de “Den Eros ent-

giften” (pagg. 182, Weger-Tyrolia, 2011): “La Chie-

sa ha urgente bisogno di discutere apertamente il

tema – scrive infatti – serve un dialogo senza sanzi-

oni, una riflessione profonda sul modo di concepire

e confrontarsi con la sessualità e le relazioni inter-

personali”. Ogni critica e opinione discordante, ad

esempio sul divieto di contraccezione propugnato

dall’enciclica “Humanae vitae” di Paolo VI (1968),

sarebbe tacciata dal Magistero cattolico di “sleal-

tà”; i dissenzienti – scrive ancora Lintner, citando

diversi altri teologi – verrebbero tacciati di propu-

gnare un approccio libertino al sesso e si farebbe,

dell‘accettazione incondizionata della posizione uf-

ficiale, “un criterio decisivo per le nomine a vescovo

e per l‘assegnazione delle cattedre accademiche”.

“La morale sessuale – ci conferma, raggiunto al te-

lefono – è diventata un tema tabù, nel senso che or-

mai molti teologi evitano di esprimersi a proposito”.

Non è sempre stato così. “Il sesso non è un tema

avulso dalla Bibbia – scrive infatti l‘autore – al cont-

rario: si pensi solo al fatto che, quando venne tradot-

ta dal latino, la Santa Sede procedette a censurare

alcuni passaggi con chiaro contenuto erotico. O ci

si vada a rileggere il Cantico dei cantici, quando

l’autore loda la sua amata”. Cristo rafforzò da parte

sua il ruolo della donna, al tempo spesso vista come

oggetto dell‘uomo, e san Paolo sottolineò invece

come corpo e spirito costituiscano un unicum crea-

to da Dio, in contrapposizione alle istanze stoiche

che vedevano nella materialità un peso di cui dover-

si liberare, per dedicarsi soltanto all‘anima. “Nel III se-

colo s’impose però la concezione stoica e l‘aspetto

sessuale cominciò ad essere visto con sospetto, ri-

collegandolo al peccato originale” e degradando

successivamente in un’aperta ostilità al sesso e alle

donne. Nel Medioevo si arrivò così a vedere l‘eros

solo in funzione della procreazione, esclusivamente

all‘interno del matrimonio e comunque sempre mac-

chiato di peccato – ragion per cui vennero redatte

apposite “tabelle d‘astinenza”, per arrivare puri alla

comunione o a Natale e Pasqua: 3 giorni nel primo

caso, 40 nel secondo. Il celibato obbligatorio per i

preti arrivò però soltanto nel 1139, e non per ragioni

morali: si voleva semplicemente evitare che le vedo-

ve dei parroci accampassero pretese sui beni eccle-

siastici.

Quest‘etica sessuale durò fino al Concilio Vaticano

II, che impose una svolta significativa: lo scopo del

matrimonio – si affermò – è tanto la procreazione e

l‘educazione dei figli, quanto la serenità e il benes-

sere del partner. “E i due aspetti hanno pari impor-

tanza”, sottolinea Lintner. Il Concilio discusse anche

il tema della contraccezione, ma Paolo VI confermò

la linea tradizionale, a favore dei metodi naturali di

controllo delle nascite e contraria alla contraccezi-

one; posizione, questa, confermata dai suoi succes-

sori.

Giungiamo così al 2012. Lintner non risparmia le os-

servazioni critiche: “Noi come Chiesa veniamo per-

cepiti lontani dalla realtà, soprattutto da parte dei

giovani. Il nostro insegnamento non è seguito quasi

da nessuno e, cosa ancor più grave, ci si disconosce

ogni autorità sul tema”. Tutto ciò in una società che si

sta via via “pornificando”, in cui il corpo – soprattutto

quello femminile – e le persone vengono viste semp-

re più come semplici oggetti. “Dobbiamo chiederci

– si chiede l’autore – se la strada giusta da percorre-

re sia veramente quella di un‘etica sessuale basata

sull‘obbedienza e i divieti” e ancora infarcita di una

visione peccaminosa dell’eros. Servirebbe invece

passare, sostiene poi citando il cardinale Schönborn,

“da una morale basata sugli obblighi a una morale

della felicità”, sensibilizzando gli uomini riguardo ai

valori personali legati alla sessualità. Riguardo agli

omosessuali – che la Chiesa dovrebbe “accogliere”

con più decisione e non rifiutare a priori l‘opportunità

che essi intrattengano relazioni stabili – e ai rapporti

prematrimoniali, l’autore invita quindi a interrogar-

si su come aiutare queste persone a crescere nella

loro umanità e responsabilità nel gestire la sessualità.

“Le reazioni al libro sono state ampiamente positive –

continua – il vescovo Golser mi ha sempre sostenuto

e molti teologi mi hanno ringraziato per il coraggio

di esprimermi a proposito. Reazioni esclusivamente

negative sono giunte solo da ambienti arciconser-

vativi”. Germania e Austria, a seguito dello scandalo

degli abusi sessuali, si starebbero già confrontando

con il tema, mentre l‘Italia meno. “Mi auguro – con-

clude però l‘autore – che il dialogo e la discussione

continui, perché la Chiesa non può tollerare un simile

abisso tra la dottrina che propugna e la vita reale dei

fedeli”.

Domenico Rosani

domenicorosani@yahoo.it // Aprile 2012


Drei Länder, drei Kulturen, ein Trieb der jedem in-

newohnt. Das Verlangen nach sexueller Befriedi-

gung: Man(n) ist bereit zu bezahlen für die Liebe.

Michael Glawogger führt uns ein, in dieses unbe-

kannte Terrain der Lust auf der einen, und Abhän-

gigkeit auf der anderen Seite.

Man neigt vielleicht dazu, die Abhängigkeit den

Prostituierten zuzuschreiben, jedoch sollte man

seinen Blick vielleicht etwas heben, um auch die

Abhängigkeit der Männer ins Auge zu fassen. Da

gibt es beispielsweise diesen Mann in Faridpur

der dreimal täglich die Dienste der Frauen in an-

spruch nimmt..In der Zona in Mexiko wird klar, dass

bei manchem Freier ein Interesse besteht welches

über den bloßen Körper der Frau hinausgeht.

Die Beweggründe der Frauen sind unterschiedlich,

vordergründig geht es um Geld, jedoch verliert

das Argument des Zwangs zumindest im thailän-

dischen Fish-Tank an Gewicht, sobald eine junge

Frau der reinen Massage den Beischlaf vorzieht

um Langeweile zu vermeiden.

Wir sehen natürlich auch tragische Alltagsaus-

schnitte von jungen Mädchen welche samt ihren

Träumen, iher Kindheit, und ihrer Würde verkauft

werden. Diese, sowie die drogenabhängigen

Frauen in Mexiko stehen sicher für einen Großteil

der Prostituierten weltweit welche nicht freiwillig

zum Instrument der Befriedigung geworden sind.

Wir sehen herausragende Schönheit, sehen Angst

und Verzweiflung, sehen Scham, Gleichgültigkeit,

Resignation.

Glawogger schafft es durch seine ungeschönte

Darstellung Vorurteile abzuschwächen, gerade

dadurch dass er uns nochmal mehr aufzeigt, wie

wenig Einblick wir haben in dieses Metier, v.a.

aber in die Gedanken- und Gefühlswelt der Pro-

stituierten.

Thailand, Indien, Mexiko : durch die Aufnahmen

in gerade diesen drei Ländern war es möglich die

drei Religionen welche im Hintergrund bestehen

miteinzubeziehen.

Ein Film den man gesehen haben sollte, um Vor-

urteile zu verlieren,Resignation zu verstehen und

Tolleranz zu gewinnen.

Elisa Marinelli

hurenfilm

d e r

von michael glawogger


d r e i m e t e r t u r m

dreimeterturm

Januar 2012.

Er sieht mich an. „Ist was

los?“ So vieles ist los! So vieles,

das meinen Kopf füllt, so vieles,

das ich fühle, das ich denke. So vieles,

das mich zum Heulen bringt und so vieles,

das mich nicht schlafen lässt.

Ja, ich möchte ihm alles erzählen, möchte es

der ganzen Welt erzählen. Will es rausschreien,

alles rauslassen, mich befreien von den Kreisen,

in denen meine Gedanken laufen.

Warum mache ich es nicht einfach? Was hält

mich zurück?

Irgendwann im Sommer 2000. Ich stehe vor

den Betontreppen, vor- und hinter mit weitere

Kinder meiner Gruppe, lachend, angebend,

voller Vorfreude. Wir frösteln alle ein bisschen,

trotz brennender Sonne, in unseren nassen

Badeanzügen und mit dem verdunstenden

Wasser auf unserer Haut. Die Schlange wird

permanent kürzer, ich nähere mich mehr und

mehr dem Aufstieg. Diesmal will ich es schaffen.

Es wäre mein erster Sprung vom Turm. Eigentlich

ist es nicht schwer, und eigentlich habe ich keine

Angst. Trotzdem ging es nie. Aber diesmal! Alle

anderen sind schon einige Male gesprungen.

Es ist der Höhepunkt am Ende jedes

Kurstages, nachdem wir durch das große

Becken gekrault, getaucht und

gestürmt

s i n d .

Alle freuen

sich darauf.

Außer ich? Nein,

diesmal freue

ich mich auch. Ich

mag Wasser, ich mag

schwimmen. Ich werden

den freien Fall mögen, den

Aufklatsch vielleicht weniger,

dafür aber das tiefe Abtauchen.

Dann werden nur ich und das

Wasser da sein, einige wertvolle

Sekunden lang. Fast eine Ewigkeit.

Es wird mich auffangen, gefangen

nehmen, umarmen, festhalten,

beschützen. Aber es wird mich nicht

erdrücken: Bald wird es mich freigeben,

ich werde aufsteigen, hervorgehen als neuer

Menschen, zufrieden, glücklich.

Ich bin an der kalten, grauen Treppe angelangt. Das

Mädchen vor mir beginnt gerade, sie zu erklimmen.

Ich kann ihre Beine sehen, die aus dem gelben

Badeanzug mit den roten Blümchen hervorwachsen,

wie sie flink eine um die andere Stufe besteigen.

Der Stoff spannt und entspannt sich, die Blümchen

werden kleiner und größer, je nachdem, welches

Bein sie gerade hebt oder senkt. Sie verschwindet

auf der Plattform, gleich wird sie springen, gleich

wird man den kleinen Körper aufs Wasser klatschen

hören. Gleich bin ich dran. „Diesmal schaffst du es!

Einfach fallen lassen!“ Der Lehrer steht neben mir.

Ich mag ihn nicht sonderlich, aber eigentlich ist er

nicht unfreundlich zu mir, wie die in der Schule. Er

klopft mir aufmunternd auf die Schulter und schiebt

mich leicht vorwärts. „Na los jetzt!“

Ich setzte den Fuß auf die erste Stufe, ziehe

meinen Körper nach. Es geht ganz einfach. Linker

Fuß, rechter Fuß, eine Stufe nach der anderen.

Ich komme oben an, drehe mich nicht um, gehe

einfach nach vorne. Ich werde nicht zögern, werde

kurz hinunterschauen und dann springen. Ich bin

da. Stehe ganz am Rand des Podests. Vor mir nur

Luft. Es macht mir keine Angst. Oder? Ich schaue

nach unten. Wasser. Tiefes Wasser, weites. Nur

Wasser. Es wartet auf mich. Es wird mich auffangen

wie ein Haufen Federn. Es wird wunderbar sein.

Ich muss mich nur fallenlassen. Loslassen.

Nase zu, Augen zu, ein bisschen in die

Knie und Springen. Auf festen Boden habe

ich es schon hundertmal gemacht. Es macht

doch keinen Unterschied! Ich werde zwar nicht

sofort landen. Aber es wird nicht wehtun. Ich will

es. Die Bewegung ist doch die gleiche! Mein Hirn

kennt sie auswendig. Warum machen meine Beine

nichts?! Los, springt!, sage ich ihnen. Befehle ich

ihnen. Warum tun sie es nicht? Sie können doch

nicht selber denken, nicht selber entscheiden. Sie

machen immer das, was das Hirn ihnen sagt. Kurz in

die Knie, dann ausstrecken, Beine einziehen, schon

bin ich in der Luft, und einfach fallen lassen. Ich

habe den Ablauf genau im Kopf, weiß genau, wie

sich mein Körper anfühlt, wenn er meinen Befehl

ausführt. Aber meine Beine machen nichts. Stehen

da. Steif, unbewegt. Hören nicht auf mich. Warum

geht es nicht? Ich wünsche es mir doch so sehr! Los.

Jetzt. Bis drei. Eins, zwei, drei. Ich öffne die Augen.

Ich bin immer noch da. Mein stocksteifer Körper

beginnt langsam, wirklich zu frieren. Ich spüre das

feuchte, dunkelblaue Stück Stoff auf meiner Haut

kleben. Ich spüre, wie sich meine Augen mit Tränen

füllen. Es geht nicht. Es geht einfach nicht. Warum

geht es nicht? Warum hört mein Körper nicht auf

mich?

„Nein, es ist nichts. Alles bestens! Warum fragst du?“

„Du hast nur grade so nachdenklich ausgesehen...

Ok, gut, kannst du dir das kurz mal anschauen? Ich

finde den Anfang richtig gut, aber was hältst du

vom Schluss?“


C h o r l e i t e r a u f g e p a s s t !

Nicht William und Kate, nicht Cognac und Pfirsich,

nein: Weihnachten und das Lied „Stille Nacht“ sind

das Traumpaar der letzten 200 Jahre. Kein Weih-

nachten ohne „Stille Nacht“: als Kirchenlied, als

Version für Chor und Orchester, arrangiert für Blasmusik, als Schlager

für Monika Martins gruselige Kirchenshows – sogar die historische Auf-

führungspraxis hat das Lied für sich entdeckt. Und warum auch nicht, das Lied passt ja.

Doch würde während der Christmette genau dieses Lied nicht gesungen werden, würde der

bedauernswerte örtliche Chorleiter wohl sofort vom aufgebrachten Mob am Christbaum aufge-

knüpft werden. – Weihnachten ist ohne „Stille Nacht“ nicht mehr möglich. Die Weihnachtsbot-

schaft (welche das ist, mögen die Theologen entscheiden) in eine

andere Form zu verpacken, ist undenkbar. Die Form ist wichtiger als

der Inhalt. D ie Form ist

der Inhalt


S c h w u l e D a n k b a r k e i t

Ich bin von Dankbarkeit erfüllt. Ich

schwöre, zuvor war jeder Tag meines Lebens

langweilig und leer. Aber diese unendliche

Dankbarkeit die mich jetzt erfüllt, die hat alles

verändert. Ich bin dankbar, für die vielen Blicke

die ich unlängst in einem Lokal geerntet habe.

Natürlich nicht allein. Die galten auch meinem

Freund. Also dem Mann, mit dem ich viel Zeit

verbringe. und auch schlafe. Ich bin übrigens

auch ein Mann, eurer Fantasie sei also keine

Grenze gesetzt. Ich bin ein für vieles dankbarer

Mann. Ich bin auch unglaublich dankbar für

den kleinen, kaum handflächengroßen

Eishockeyschläger aus Plastik, den

mensch* gelegentlich in Drinks zum umrühren

findet. So einen haben mein Freund und ich

in diesem schönen Lokal mit einiger Kraft ins

Genick geworfen bekommen. Weil wir da

standen. Nämlich zu zweit, Arm in Arm und

immer wieder küssend. Tat es weh? Kaum. Aber

Menschen mit bescheiden nutzbringenden

Wegwerfartikeln, sprich Müll, zu bewerfen –

das hat schon eine gewisse Bedeutung. Dazu

würde ich gerne etwas sagen.Wenn ihr euch

jetzt also eine hochmotivierte Argumentation

für die Gleichstellung Anders-Liebender

mit dem Aufruf zu Toleranz und überhaupt Gut-

Menschentum erwartet, dann habt ihr euch

gewaltig getäuscht.

Es kann der Bevölkerung der Erde gefälligst

wurscht sein, ob ich in meiner Freizeit (oder

meinem Beruf) Schwänze lutsche, Arschlöcher

lecke oder was weiß ich mache. Solange das

alles im erwachsenen Einverständnis zwischen mir

und dem/den* andren passiert, geht es den Rest

der Menschheit einen feuchten Kehricht an, wie

ich komme - oder wann - oder ob. Starrt solange

ihr wollt, am Ende seid ihr die Arschlöcher.

Wen es aber aufregt, für die/den* habe ich

folgenden Tipp: Schluck es runter. Deine Meinung

interessiert niemenschen*. Während du die Liebe

und das Sexualverhalten andrer verurteilst, bist

du doch schon längst selbst dabei deine eigenen

sexuellen Fantasien zu verwirklichen. Nur dass

dein Wunsch mal so richtig dominiert zu werden

seltsamerweise nicht die Gesellschaft gefährdet.

Und was ist mit euch lauten Stöhner_innen*

und Schreier_innen*? „Kein Problem“ sagt die

Gesellschaft, ganz egal wie hart ihr es mögt.

Aber das Gleiche in Homo- oder Bi- oder

irgendwie Anderssexuell, schon ist es verwerflich

und schädlich. Gebt es doch zu, unter euch

gibt es genauso die „Grausligen“ die sich in

oder um alle möglichen andren Löchern und

mit allen möglichen andren Körpersekreten und

Flüssigkeiten sexuell verwirklichen wollen. Was

macht euch denn so anders?

Ach ja, noch eine kurzer Hinweis an die ewigen

Missionars-Stellung-Praktizierer. Ist ja OK und

muss auch nicht langweilig sein. Aber das

Gleiche in „Anders“ ist nicht schlimmer. Und

für alle jene denen öffentliches Berühren und

Küssen schon zuwider ist: Ich darf mir nicht nur

eure Hetero-Zungenspiele öffentlich anschauen

(und zwar immer und überall), sondern auch

noch nett lächeln, wenn ihr in weiß-schwarz

unter dem goldenen Dachl heraustretet. Und

niemensch* hält ein Schild wo „Familienschutz

statt Heteroschmutz“ oben steht. Also Klappe ihr

Pissnelken.

Sollte jetzt also irgendjemensch* noch etwas

sagen wollen, dann sag ich der_dem* folgendes:

Nimm dir ein T-Shirt, druck in fetten Lettern drauf

„Ich bin ein Heuchler und ein Arschloch, denn

ich diskriminiere alles, was nicht männlich-

dominiertes Schwanz in Körperöffnung stecken

ist“. – eignet sich übrigens sowohl für Männer

als auch für Frauen, denkt mal drüber nach!

Und wie fühlt sich das jetzt an kategorisiert zu

werden? Macht es Spaß? Ja? Dann druckt das

T-Shirt wirklich. Und trag es jeden Tag.

Mit viel Herzlichkeit

Sebastian Daxner

*Wer sich an dieser Art des Gendern stört, dem

schreib ich gerne noch so einen Text zu der

Thematik


Das Unausgesprochene

Wittgenstein sagte „Die Grenzen meiner Sprache

bedeuten die Grenzen meiner Welt“. Diesen weisen

Worten zum trotz ist durch das Unausgesprochene nicht

gewährleistet, ob weitere Verhaltensmöglichkeiten,

jenseits der Grenzen menschlicher Interaktion

existieren. Sie liegen wohl im Argen, fern des geistigen

Blickes, doch nur so fern die Grenze, das Tabu

gebrochen wird. Phantasie sei grenzenlos! Zwar

auf sozialisierten Fundamenten gebaut, ist der freie

Gedanke befähigt Worte und Sinn zu stiften, die weit

über die alltägliche Praxis menschlichen Handelns

reichen. Wandel ist nach ausgesprochenem Wort eine

Konsequenz. Wandel lässt das vormalig praktizierte in

seiner Erscheinung verändern. Doch wie sieht es mit

unserem Kulturkonglomerat aus? Welche Alltagspraxis

haben wir? Welche Kollektiven und welche Milieus

verwenden welchen Jargon? Und welche Themen


sind in den jeweiligen Milieus quasi erlaubt?

Wir fanden im Laufe der Jahrhunderte

Verfahrensweisen, um mit unseren menschlichen

Triebkräften umzugehen. Es bildeten sich

verschiedene Verhaltensweisen aus. Manche

fruchtend auf dem jeweiligen Einfluss der Eliten,

seien sie kirchlicher, monarchistischer, autoritärer

oder demokratisch legitimierter Vertreter und

Vertreterinnen. Regeln, Recht und Vereinbarungen

schaffen einerseits ein schützendes System,

erhalten es, gleichzeitig jedoch zwängen diese

den frei – denkenden Menschen in ein Korsett. Ein

Korsett aus Seide, ja, aber unter Umständen noch

soviel Luft nehmend, als dass gerade das Atmen

möglich ist.

In den einzelnen Milieus, seien sie politischer

Natur oder familiäre Kollektiven, herrschen

Vereinbarungen über „das zu Denkende“ oder

„das zu Sprechende“. Das Problem einiger,

vielleicht vieler, dieser Reglementierungen ist,

dass sie die politische Formulierung einzelner

Gesinnungen schlichtweg lähmt. Konkret

würde dies bedeuten, dass in einer rechts –

orientierten Fraktion linkes Gedankengut keinen

Platz hat. Umgekehrt gilt natürlich das Selbe.

Das negative hierbei ist, dass politisch linke, wie

auch rechte Strömungen faire Inhalte aufweisen.

Fair im Sinne humaner, der Eintracht und dem

Wohlstand entsprechenden Ideen. Doch die

Unausgesprochene, gegenteilige Meinung wird

nicht gern gehört, da der befremdete Stamm, die

andere Farbe, die andere Repräsentative andere

Wege gehen will, obgleich zumeist ähnliche Ziele

angestrebt werden.

Es wird keine Symbiose, kein „best choice for

all“ angestrebt. Es werden nur die eigenen

Plätze innerhalb der Gesellschaft verteidigt. Die

Meinungen und Zugänge werden auf der Basis

der Demokratie in einen Topf geworfen und die

jeweilige stärkste, verhandlungsgeschickteste

Fraktion gewinnt den demokratischen Gral, in Form

der Möglichkeit ihre Inhalte, soweit die Kapital

und Rechtskontingente reichen, umzusetzen. Ist

das Beste für Alle unerreichbare Utopie, oder gar

blanker Hohn gegenüber derer realen Konstanten

menschlicher Gesellschaftlichkeit? Oder mangelt

es unseren globalen Gesellschaften schlichtweg

an zu begrenzter, einfältiger Kommunikation?

Familien haben ebenfalls ihre ganz privaten

Tabus. Das Sexleben der Eltern beispielsweise

stellt in vielen Familien kein Thema, mindestens

kein großes dar. Ich wähle dieses Beispiel, da der

Mensch ein sexuelles Wesen ist – sofern er nicht

ein Desinteresse oder Dysfunktion diesbezüglich

hat. Glaubt man dem Common Sense, ist er

dies ab der Pubertät (auch hier wird ein Tabu

angesprochen). Logische Ursache des Kind –

Seins, im Sinne Eltern zu haben ist, das die Eltern

sich körperlich vereinigten oder mindestens ihre

biologischen Komponenten In Vitro vermengten.

Die Sexualität der Eltern wird jedoch zu Hauf

unreflektiert, ausgeblendet hingenommen.

Warum? Sich selbst als sexuelles Wesen zu

entwickeln, ohne die mündliche Weitergabe derer

Menschen, die uns durch Sex erschufen.

Es mutet paradox an, dieses Thema mit anderen

Menschen, die fern der eigenen körperlichen

Wahrnehmung eine zumeist andere Sensorik

aufweisen zu bereden. Menschen, die eine andere

Wahrnehmung der Umwelt oder des Verständnisses

des eigenen Körpers haben, zeigen uns maximal

unsere eigenen Grenzen von außen auf, doch was

ist mit dem eigenen Empfinden? Woher wissen wir,

wie weit wir entwickelt sind, biologisch und geistig.

Wissen wir wo wir stehen, was wir fühlen und wie

tief dieses reichen kann? Oder fällt eben auch

die Erfahrung des Selbst einem Tabu zum Opfer?

Wenn wir in unserer Grundmeinung und biologisch

betrachtet eine Art Kopie unserer genetischen

Eltern sind, warum fragen wir unsere Eltern also

nicht, um deren körperliche Wahrnehmung? Sind

peinliche Gedanken zu nahe?

Eine offenere Verfahrensweise, hinsichtlich unserer

grundsätzlichen Kommunikation, über die Grenzen

gesellschaftlicher Tabus hinweg, könnte uns hin

zu einer weiter entwickelten, wünschenswerter

Weise faireren Lebensweise führen. Es erscheint

als nächster Schritt möglich, dass durch eine

feinfühlige Formulierung, (noch) pikanter Themen,

ein gradualer Schritt hin zu einer Enttabuisierung

der Sprache führen kann.

Sprache darf nicht eingeschränkt werden.

Kontraire Meinungen dürfen nicht kategorisch

abgelehnt werden. Meinungen, so weit sie

auch unseren persönlichen Wertvorstellungen

und Erfahrungen widersprechen, beinhalten

mindestens die Geschichte eines Menschen, dem

wir nicht zuletzt durch das Hohe Gut des Respekts

verpflichtet sind. Wer eine offene, faire und

friedliche Welt mitgestalten will, kommt nicht am

Respekt vor seinem Gegenüber vorbei. Respekt

statt Tabu, Fairness statt Unausgesprochenem.

von Thorsten Strohmaier


Dinge die du schon immer wissen wolltest...

Eine

Frau

MENSTRUIERT mit

einer Frequenz von

ca. 413 Nanohertz

Der

Azteken-

Herrscher Montezuma

hatte einen Neffen,

Cuitlahac, dessen Name

so viel wie „Ein großer

Haufen SCHEIßE“

bedeutete

1980

führten

die Yellow

Pages versehentlich

ein texanisches

LEICHENschauhaus unter

Tiefkühlkost

Weißer

Tequila (40%

vol. ALKOHOL)

kann zu Diamant

verarbeitet

werden

Der

PORNOFILM

»Frankenpenis«

handelt von einem Wesen,

das wie Frankenstein aus

verschiedenen Körperteilen

erschaffen wurde

Einstein

konnte

mit neun Jahren

noch nicht flüssig

sprechen. Seine Eltern

glaubten er könnte

ZURÜCKGEBLIEBEN

sein

Ein

Mann

von 68 kg reicht

gerade zu einer

Mahlzeit für 40

KANNIBALEN

Die

Vereinigten

Die

Chance

zu STERBEN, indem

man aus dem Bett

fällt, liegt bei 1 :

2.000.000

Staaten haben noch

nie einen KRIEG verloren,

in dem Maultiere

eingesetzt waren

Das

Wort

„Manhattan“

entstammt einer alten

Indianersprache und

bedeutet „der Ort, an dem

wir BETRUNKEN waren“

Die

Sportmarke

Adidas trägt den

Namen seines Erfinders, den

aus Österreich stammenden

Adolf Dassler, sein jüngerer

Bruder Rudolf Dassler gründete

nach einem STREIT die

Sportmarke Puma

Der

erste

3D-PORNO spielte

am Premierentag

mehr ein als

Avatar

1740

wurde in

Frankreich eine

Kuh der ZAUBEREI für

schuldig befunden

und gehenkt

In

Neufundland

(Kanada) gibt es eine

Stadt mit dem Namen

DILDO


"

Bastle dir deine sh Innsbruck!

Den

neuenAusschuss

der

sh Innsbruck

zu basteln ist

ganz einfach: An

den gepunkteten

Linien entlang schneiden

und Fotos, mit Hilfe

der Zahlen, den Texten

zuordnen. Schon habt ihr es

geschafft und dazu eine atemberaubende

Skyline gebastelt!

9

1 2 3

4

8

7

6

5

"

Alexandra Kostner

Unsere liebe SH Prinzessin. Wie ihr sie

erkennt? Klein, blond, immer fröhlich

und glitzert von Kopf bis Fuß. Wenn

sie gerade nicht damit beschäftigt

ist ihrem Freund zu texten, widmet sie

sich ihrer zweiten Leidenschaft: dem

Deutsch-Geschichte Studium! Und

da sie nach 8 Semestern in Innsbruck

das gesamte Nachtleben bereits

bestens kennt, hat Ale nun auch genügend

Zeit ihr Studium zu beenden

und sich auf ihre zukünftige Berufung

als Lehrerin vorzubereiten. Natürlich

lässt sie in ihrem vollen Terminkalender

noch Platz für die SH und beehrt

uns einmal die Woche mit einem

Besuch voller Heiterkeit und Freude.

Michaela Forer

Wir durften uns heuer über einen

Neuzugang im Ausschuss freuen. Michaela,

von allen „Migga“ genannt,

ist das Küken in unserer Runde, jedoch

genießt sie keine Sonderbehandlung.

Diese hat sie aber auch

nicht nötig, denn ihre Aufgaben als

„Joker“ oder „Mädchen für alles“

erledigt sie verlässlich und ist zudem

stets engagiert. Wenn sie neben

dem Sport mal Zeit findet, ist sie auf

der SOWI anzutreffen. Ob sie dort

Zeit als fleißige Studentin verbringt,

oder sich lieber vor dem Gebäude

in der Sonne aufhält, lassen wir mal

dahingestellt. Ihre Bräune lässt aber

Letzteres vermuten. Aber da nun

der Winter naht wird sie sich hoffentlich

doch lieber IN den Hörsälen

aufhalten. Migga keine Sorge, der

nächste Sommer kommt bestimmt.

Andreas Stampfl

1 9

2

8

Andreas, ein fleißiger Wirtschaftsstudent

der gerne mal das Nachtleben

unsicher macht. Ab heuer bewacht

er unsere sh-Bude und bekocht uns

dort mit so mancher „Köstlichkeit“

;) Auch treibt er gerne Sport und ist

beim Ausgehen immer der Erste der

das Tanzbein schwingt! Besonders

die 90er Hits liegen ihm im Blut! Alle

fleißigen Sowi Studenten kennen

ihn sicher, da er alle vor der Sowi

mit einem freundlichen „Hoi hoi da

isch was lous“ begrüßt. Wenn er sich

mal wieder aufraffen kann seinen

Bart zu stutzen, sieht er dem Weltfußballer

Ronaldo zum Verwechseln

ähnlich. Ja genau, unser Andi

macht jeden Trend mit, aber will sich

selbst nicht als Hipster bezeichnen.

7

Arno Parmeggiani

Des liabe Biabl do isch dor Arno. Vielleicht

hobm den viele von enk no nia

in Innsbruck auf do Uni gsegn, obo

decht kimp er enk bekonnt fir… Sel

tuat ins net wundern, weil er lei mehr

1mol di Woche in IBK unzutreffn isch

um seinen Master in Politikwissenschoftn

zu mochn. In Rest fa do Woche

isch er im Londtog unzutreffn, wo

er als Referent für Jugendkultur tätig

isch. Odo er isch olleweil beim Planen

von irgendwelche super Festlan (z. B.

Electro-Festival) im In- und Auslond.

A is Südtiroler Festl werd 2 mol jährlich

fa insern „Kulturminister“ organisiert.

Dominc Hübl

Lockenschopf, Akademikerbrille und

das Lächeln eines Christkindlmarktengels.

Mit diesen diplomatischen

Attributen kämpft sich Dominic im

Namen der sh bei den örtlichen Eingeborenen

durch. Sonst beschäftigt

er sich mit Soziologie und Sprachwissenschaft.

Ausgestattet mit den in

den Studien angeeigneten Kompetenzen,

ist er nicht nur in der Lage

sich mit vollem Einsatz um den Diogenes

zu kümmern, sondern belehrt

uns sprachliche Banausen öfters

seiner Muttersprache. Hin und wieder

könnte man auch den Eindruck

erlangen, dass ihm Tiere eher am

Herzen liegen, als wir Menschen.

Für einige im Ausschuss ist der Dominic

ein beliebtes Mobbingopfer,

obwohl er eigentlich normaler nicht

sein könnte. So wie jeder andere.

Nur Österreicher. Und Veganer.

5

"

Benedikt Waldner

Inso Benno aus Ahng (für olle Nicht-

Teldra: St. Johann im Ahrntal) isch zu

insor oller Freude, noch oan Johr Erasmus

in Schweden wieder zrug zu ins

noch Innsbruck kemmen. Iatz erfreut

er die restlichen SH-Ausschussmitglieder

wieder mit seine zohlreichn

Sprüche und Ideen. A hoier hot er

wieder is SH-Fuaßboll übernummen.

Also für olle Fuaßbollbegeisterten:

wendets enk an insern guataussehenden

IWW-Studenten Benno.


"

4

Thomas Hofer

Unser Großer ist zugleich auch der einzige

Naturwissenschaftler in unserer

Runde. Aber damit gibt er sich nicht

zufrieden! Seine Leidenschaft für Social

Medias (also er kann einen PC

bedienen und steht auf Facebook)

macht ihn zugleich zu einem wichtigen

Baustein unserer Redaktion.

Neugier, Eloquenz und ein modisches

Gespür sind seine besten Eigenschaften.

Kurzum: a sympathischa Kerl!

6

Vera Brunetti

Ein Rudelführer steht in der Rangordnung

ganz oben und ist dominant,

so kann man auch unsere Vorsitzende

Vera beschreiben. Da jeder im

Rudel unbedingt im Rang aufsteigen

will, muss der Rudelführer ständig seinen

Rang verteidigen und seine Dominanz

demonstrieren. Er darf sich

keine Schwäche erlauben oder Blöße

zeigen. So ist auch Vera stets bemüht

ihre Macht in der SH Innsbruck

zu demonstrieren und die Gruppe

mit strenger Hand zu leiten. Aber

nach dem Motto „Zuerst die Arbeit,

dann das Vergnügen“, gönnt sie

den Ausschussmitgliedern, und natürlich

auch sich selbst, hin und wieder

„ein“ wohl verdientes Bier. Trotzdem

weiß Vera, dass das Alphatier

immer das Stärkste und größte Tier

einer Gruppe ist und lässt sich diesen

Posten somit nicht streitig machen.

3

"

Kathrin Eisath

Die Kathrin hot sich an an gemietlichn

znochts mir vorgstellt; sie isch

awi gschamig, hot an 07.02.89 gibuschtztog,

isch net recht reisefreidig

und bleib lieba dahoame

in schien bruneggn. Sei tütse die

rechte fan vouto, wos gimeideorbata

isch obbo viel lieba ischa ba do

freiwillign feuweih in bruneggn. Sie

locht ibo di gschichtn fa ihra gang

fan ausgie, sing tütse ba karaoke

la wense zeascht a kloas glaggile

gitrunkn hot, weil sie konns völle

güit! „hexe bini moana koana, weil

zaubon konn i net obbo müsli konn

i mochn obbo la fin stampfl!“ und

vogebn ischse a, do stampfl sött ihr

freind sei, a wenns net offiziell isch;

sie foung mitnondo sevilla zi soachn.

is jubiläum hobnse a in an jou.

Des isch wos i an oan obnd fa ihr

ausafunn hon, wie man siecht awi

kaotisch, obbo umeiglich bearig

zeit zi vobring und a hetziga ischs a!

"

NIKO

LAUS

WATT

TURNIER

Anmeldung (als Paar) innerhalb 4. Dezember

unter innsbruck@asus.sh (Bestätigungsmail abwarten)

Kosten:

5€ für Mitglieder

10€ für Nichtmitglieder (automatische Mitgliedschaft)

5. Dezember 12

20.00 Uhr

Vereinsheim Hötting


Südtiroler HochschülerInnenschaft präsentiert

AUSN LANDL

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SÜDtIrOLEr–FEStL

NOLUNtA’S

St. Ulrich — www.facebook.com/noluntas

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DIENStAG 11.12.2012 21:30h

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