Zeitschrift für romanische Philologie

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G. BERTONI, ITAL. ANT. LERPO = „PALPEBRA". 343

2. Appunti lessicali ed etimologici.

I. Ital. ant. lerpo = „palpebra".

Trovasi questo vocabolo nell' antica versione della Fisiognomia,

tratlatello iti fraiicese antico, edito da E. Teza, Bologna, 1864. AI

cap. 23 r originale legge: „Cil qui doute honte, si doit avoir les

ieulz -charnus et fors et doit garder soutilment: se les paupieres

sont grosses et charnues ..." E la traduzione: „Quegli che non

dotta onta, si dee avere gli occhi carnuti ed in fuori e de' mirare

sottilmente ; ed hanno grossi lerpi carnuti" . . .

Lerpo significa dunque „palpebra" e deve essere vocabolo di

derivazione germanica. Deve cioe riannodarsi alla base di ant. a.

Led. ^lefp, leffur, (, Kluge, Lefze') alla quäle si riattaccano il gen.

lerfii, valtell. kff, ecc, col significato di „labbro". Con uno

spiegabile trapasso di signiticazione, passiamo a „palpebra", quasi

„labbro degli occhi". 11 Salvioni [Arch. glolL, XVI, 174) osserva

che da questa base tedesca si passa al significato di „ghiottone,

fannuUone", ecc. La stessa Fisiognomia francese-italiana mostra

al capitolo III l'identita del franc. parleres con lepri ant. ital. II

Teza suppose che il traduttore avesse letto per errore paupieres

per parleres e scrisse (pag. 52): „lerpi . Voce a me ignota; vale

le palpebre. Cosl risponde al capo XXIII a paupieres . . . Qui

poi e errore: il francese dice: gran par/a/ore; il traduttore Icsse

paupieres anzi che parleres e racconciö cosi il suo testo." Non

deve esservi errore. Lerpo pote aver significato anche „chiacchierone"

poiche trovasi nel verzasch. liffiön nel significato di „ciarlone".

Liffiön e dato dal Salvioni, Arch., dt, 1. cit. Scrive il Parodi (S/udi

liguri, in Arc/i. glott., XVI, p. 108, n. i): „Quanto a lerfu, labbro,

e vocabolo d'origine tedesca, e ricorre anche in Toscana, liv.

lerfie ... 1' ital. sberleffe.^^ Aggiungo a Cairo Montenotte „fare le

le}-/e'' essere musorno, e nell' emil. sbergneffla „femminuccia".

11 significato di zio non e dubbio. Si cfr. Pucci, Ceiitil., 64,

6g: Che fosse ziano del dcito dtcca. 11 Tomraaseo cita ancora:

Odoardo re d'Inghillerra al suo zian carnale la testa fe tagliar senza

rigiiardo. Ma nella lingua letteraria ziano e vocabolo antiquato.

Bene adunque il Petrocchi relega a pie di pagina questa parola.

In Uggeri il Danese (si cfr. B. Sanvisenti , SjiI poema di U. il

Danese, in Mein. d. Acc. delle Sc. d'i Toririo, S. II, vol. L, pag. 172),

abbiamo

:

O bon Girardo, sir da Ronsiglione,

Piü non ti veggo, caro mio ciano

ove le stampe hanno malamente interpretato: Giano. Cosi in Fiorio

e Biaticifiore (ediz. Crescini, vol. II, pag. 148 — Scelta di curios.

lett., nO 249:) Ott. 77:

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