Zeitschrift für romanische Philologie

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344 VERMISCHTES. ZUR WORTGESCHICHTE.

E stando im giorno Fiorio nel pala^io

tutto solo, e molto isgomentato

per uno forte sognio di'avea fatto,

guardö l'anello, e videlo canbiato;

allor suo viso si canbiö in un tratto.

Andone al duca e prese lo comiato:

lo suo giano lo die volontieri;

cinseli ispada e fecel cavalieri.

Non si puo, a tutta prima, non chiamare in aiuto per il vocab.

ziano il noto barbano per barba, zio {Litteratiirhlalt, 1885, 455 e

Meyer-Lübke, Gra?nm. ital, trad. p. 168) nel quäle si e soliti vedere

col Bianchi, Areh., X, 410 un eserapio di flessione teutonica -0,

-anis. Ma chi ben consideri, dovra abbandonare la seducente congettura.

Se ziano e antiquato nella lingua letteraria, esso e ben

vivo nei vernacoli dell' Italia inferiore, e in Calabrese, a ragion

d'esempio, suona ancora zianu e pel femm. ziana. Nei parlari

deir Emilia la parola schiettamente popolare non 6 gia zio, che e

pur viva, ma zun, ziina. Onde io sono venuto pensando il lat.

ihiiis sia divenuto nel lat. volg. con l'aggiunta dei suff. -aiiu -inu,

come a dire, *thianus e *thiinus e che il primo abbia trionfato nei

volgari meridionali e il secondo in quelli dell' Emilia. Cosi avvenne

anche per aniita. Oltre a *ihei?ta dove esistere anche amitina,

donde il mil. viedinna. II rumeno fijati sarä da *filianu o da filius

col suffisso slavo -anü o-am. Si ricordi anche il franc. marraijte

< *matrana.

3. Ital. ca/aggiaio.

„Voce che anticamente significo colui che sopraintendeva alla

custodia delle campagne e dei boschi." Si cfr. E. Canevazzi,

Vocabolario di agricoltura, Bologna, 187 1, I, p. 349. Zaccaria {Ekmento

gerin. nella lingua ital., p. 75) ricorda opportunamente il b.

lat. cafadiarius negli Stat. di Pisa dei 1283; ma erra ricercando

r etimo neir a. at. ehapfen, kap/en, raat. kaffen, ecc, „Stare coUa

bocca aperta, mirare attentamente." Probabile che da questo

verbo sia derivato 1' ital. cafagnare „far buche per piantare alberi";

se pure anch' esso non va con ca/aggiaio ricondotto al longobardo

gahagi (a at. gakag)" recinto, bosco" ,che compare nel b. lat.

sotto la forma di gahagium e cafaginm. Bianchi trae dallo stesso

vocabolo i nomi di luogo toscani Gaggio, Caggio [Arch. glott.

V, IX, 409), coi quali andranno per 1' P'milia: Gaggio Montano,

Gaggio nel Frignano, Gagiiim Lamense in una carta Nonantolana.

Sul sardo jaca, cfr. Arch. glott., XVI, 380 (Guarnerio).

4. Ant. bologn. saguradaria.

Nella versione salviatesca della celebre novella dei Boccaccio

edita dal Papanti p. 15: „las pinzo d' voler motezar e punzr al

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