Zeitschrift für romanische Philologie

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Zeitschrift für romanische Philologie

OBRAS DE LOPE DE VEGA. 359

rappresentato a Corte nel 1621 (PM. nura. 445) e fu edito solo nel 1651. Poi

fu ristampato varie volte (a Parma ce ne sono due sueltas abbastanza anliche,

DA. num. 456) e ultimamente dal Mesonero Romanos nella Bibl. de Antares

esp. XLIX. II Mesonero Romanos (tomo cit. p. XII) , e piü receutemente il

Wurzbach {Lope de Vega, Leipzig 1899, p. 195) ritennero per fermo che la

parodia del Monteser mirasse a Lope de Vega, invece il M, ritiene che paro-

diasse un Caballero de Olmedo diverso da ambedue quelli che ci sono noti,

perche con quello di Tres ingeniös non ha nulla in comune, e con quello di Lope:

coincide en algunos nonibres (D. Alfonso, D. Rodrigo, D. Pedro y el criado

Tello) pero difiere en otros {Da, Elvira, Do; Juand) ; prescinde de un per-

sonaje tan importante como Fabia, y los lances que pone en caricatura son

andlogos, pero no los mismos. Tengase en cuenta ademds que la comedia

de Monteser es bastante mds antigua de lo que se suponia, y hasta es

posible que haya antecedido d la de Lope. Quest' ultima obiezione crono-

logica e forse da trascurare, perche io dubito forte che il 1621 della nota in-

dicata , sia un errore per 1651. Nel Mejor de los mejores libros che usci nel

1651 (io possiedo la ristampa del 1653; la l^edizione e all' universitaria di

Bologna. Cfr. Barr. Cat. p. 708—9) si dice nel folio 2 e si ripete al folio 4:

El Cauallero de Olmedo, fiesta burlesca, que se representö a su Magestad

el ano de 16^1. L' altra, Jiesta burlesca che contiene il voiume, Siete infantes

de Lara, dicesi rappresentata el ano de 1650; e infatti sogliono questi libri

di commedie dare almeno per le produzioni piü leggiere, quelle soltanto di

attualitä. E nemmeno a Corte non era consueto che si ripetesse una produzione

30 anni dopo che vi era giä stata recitata; io non ne conosco esempii. Anche

quel poco che sappiamo del Monteser lo porta verso la metä del secolo;

abbiamo un suo ms. del 1640 e lo troviamo scrivere pel teatro di Corte nel

1655 e dopo; la maggior parte delle cose sue che furono stampate cadono tra

il 1651—80. Se poi come a nie pare, ci sono nella co?nedia burlesca (ed era

uso comune) delle allusioni a titoli di commedie, una di esse sarebbe decisiva.

I passi da me appuntati sarebbero (p. 416):

Tello: Albricias, que esta es pared.

D. Alf. En que lo conocereinos P . . .

Tello: Que ellas oyen es 7nuy cierto ecc,

che allude a Paredes oyen dell' Alarcön (ed. 1628 ma scritta prima del 1621).

Poi (p. 417):

Elvira: De una sospecha es muy cierto

el que unos zelos se engendran,

luego es seguro argumenta

que se engendrarä un amor,

pues se engendran unos zelos.

Tello: Que bien sähe Teologia !

dove si accenna, credo, alla anouima: Celos engendran amor recitata a corte

nel 1623 e poi ancora nell' aprile o maggio 1625, A pag. 423: Coino aborrecer

y amar A un tiempa es posible P allude forse ad: Aborrecer amando del Montalban.

E a pagina4l9:

Elvira: Pues mi honor es lo primero

;

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