Zeitschrift für romanische Philologie

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474 BESPRECHUNGEN, PAOLO SAVJ-LOPEZ,

diede all' Europa latina la sua versificazione volgare; ed in ciö e la legitlimilä

della riforma o aggiimta. Ma questa non ha potuto se non volgersi a rac-

cattare quei ritmi che o per ragioni ineluttabili, come glie sametri e i penta-

metri, o per ragioni piü o meno gravi, come gli alcaici e gli altri, il medioevo

aveva lasciati cadere ; ed in ciö e la sua o illeggittimita o debolezza." Si

vegga del medesimo T>' O. lo studio St-til' origine dei versi italiani nel Giorn.

stör. d. lett. ital. XXXII. — Ireneo Sanesi aggiunge qualche contributo

alla storia della fortuna che ebbero nel secolo XVI le innovazioni metriche

di Bernardo Tasse {Per la storia deW ode).

Ma lasciando ora la metrica per altri argomenti d' indole generale, 1' antico

gergo furbesco attende ancora in Italia chi lo studi a dovere come altri fece

per la Francia: ed a codesto venture apre qui la via R. Renier (Ce^tni

sulV uso deW antico gergo furbesco nella letteratura itah'ana) con 1' usata

erudizione, fermandosi specialmente sul nemico dell' Aretino, Antonio Brocardo

il quäle, se non fu il primo a usare letterariamente il gergo, primo fu a

stendere in esso interi componimenti, nella prima metä del sec. XVI.

La novellistica e le tradizioni popolari sono rappvesentate da notevoli

contributi. G. Boffito studia La leggenda degli antipodi nei classici, nei

Padri, nella tradizione medioevale fino a Dante, con qualche cenno del poi

iino al sec. XV, „quando la leggenda degli antipodi stava per ceder luogo,

definitivamente oramai, alla storia degli antipodi". Rileggendo le Mille e

una notte P. Toldo vi trova opportuni e nuovi riscontri ai favolelli Des

trois aveugles de Compiegiie a del PrCtre qu'on porte , come al racconto del

La Fontaine Les limettes e a qualche altra novella, conchiudendo che „intorno

alle fonti orientali delle no%-elle europee,

1' ultima parola non h ancor stata

detta". Le conte de la Gageure dans Boccace (Dec. II, 9) e un frammento

dello studio che G. Paris ba dedicato a tutto quel ciclo novellistico da

cui rampolla pur il Cymheline di Shakespeare. Qui la novella boccaccesca h

studiata solo in relazione con una novella anonima italiana del sec. XIV e

una tedesca, d' imporiazione italiana, del sec. XV, le quali costituiscono con

la prima un gruppo a parte. Finalmente A. d' Anco na si ferma suUa Leggenda

di Leonzio: „intermedia fia quella di Don Giovanni nclle diverse sue forme,

e 1' altra di un teschio parlante, che nellc tradizioni popolari ci si presenta

con moUa varietä d' aspetti". Diffusa tra i Gesuiti di Germania, che machia-

vellicamenle ne fecero nel secolo XVII un dramma scolastico antimachiavellico,

inlroducendovi un Leonzio „durch Machiavellum verführt", fu tardi introdotta

in Italia dove malgrado ripetute stampe ebbe scarsa la fortuna.

Di Bertran del Pojet, trovatore delV etä angioina, Cesare de Lollis

ricostruisce la vita in base alle notizie che abbondano nei registri del rcgno

di Carlo di Angiö , e pubblica criticamente

1' opera poetica ridotta , come si

sa, a una tenzone e un sirventese. — Ed ora si entra nel campo chiuso della

storia letteraria italiana, a cui sono rivolli tutti gli scritti rimanenti. Non

meno di quattordici lavori tratlano argomenti danteschi, segno non dubbio

della estensione che lo studio di Dante acquista in Italia e che molti gi;\

s' accordano oggi a trovare eccessiva, quando accanto al buon frutto della

Sana erudizione e della critica acuta si vede troppo fiorente rigoglio di vano

dilettantismo ermeneutico ; ma qui , dove s' incontrano fra gli altri i nomi di

G. A. Cesareo, V. Crescini, F. Flamini, E. Gorra, Paget Toynbce

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