Untitled - A. Venturi

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Di noi, testimoni del mondo,tutte andranno perdutele nostre testimonianze.Le vere come le false.La realtà come l’arte.Il mondo delle sembianzee della storia, egualmenteporteremo con noiin fondo all’acqua, incertae lucida, il cui velo neronessun idrometra piùpattinerà - nessunalibellula sorvolerànel deserto, intero.(Giorgio Caproni. “L’idrometra”,da Poesie 1932-1986)Appena sarò sottoterra, dapprima intatto,poi decomposto e trascinatoper tutta la terrae forse alla fine attraverso uno scogliodentro il mare, qualcosa di me.Una tonnellata di vermiin un acro di terra,pensiero meraviglioso,una tonnellata di vermi,io ci credo.(Samuel Beckett, Teste-morte, 1958)In piedi fresco e di buon’ora quel giorno,ero giovane allora, pieno d’inquietudini,e via, mia madre, sporgendosi dal balconein camicia da notte piangeva e gesticolava.Dolce fresco mattino,chiaro troppo presto come sempre.Avevo una tarantola di inquietudini in corpo,rabbiose.(Samuel Beckett, Teste-morte, 1958)Humpty Dumpty sat on a wall:Humpty Dumpty had a great fall.All the King’s horses and all the King’s menCouldn’t put Humpty Dumptyin his place again.(Lewis Carrol, Humpty Dumpty)S’ha un bel da dire.Di tutto uno può scordarsi.Fuorché di morire.(Giorgio Caproni.“Davanti alla salma del celebre smemorato”,da Poesie 1932-1986)Un conto lo dovrò pur fare.La morte. Ecco un’esperienzache non potrò raccontare.(Giorgio Caproni.“Riflessione dell’autobiografante”,da Poesie 1932-1986)Quanti se ne sono andati...Quanti.Che cosa resta.Nemmenoil soffio.Nemmenoil graffio di un rancore o il morsodella presenza.Tuttise ne sono andati senzalasciare traccia.Come non lascia traccia il ventosul marmo dove passa.Comenon lascia orma l’ombrasul marciapiede.Tuttiscomparsi in un polverioconfuso d’occhi. Un brusiodi voci afone, quasidi foglie controfiatodietro i vetri.Foglieche solo il cuore vedee cui la mente non crede.Se non dovessi tornare,sappiate che non sono maipartito.Il mio viaggiare è stato tutto un restarequa, dove non fui mai.(Giorgio Caproni.“Biglietto lasciato prima di andare via”da Poesie 1932-1986)(Giorgio Caproni.“Foglie”, da Poesie 1932-1986)


Orsù, dimmi, conosci tu qualcunoche si renda ben contoche non passa giornosenza che egli muoia un poco?Infatti ci sbagliamo scorgendo lamorte dinanzi a noi:essa in gran parte ci sta giàdietro le spalle.(Seneca,Epistulae ad Lucilium, a. C.)Libero! Inerte sì, forse, quand’iole mani al petto sciogliere volessi:ma non volevo. Udivasi un fruscìosottile, assiduo, quasi di cipressi;quasi d’un fiume che cercasse il mareinesistente, in un immenso piano:io ne seguiva il vano sussurrare,sempre lo stesso, sempre più lontano.(Giovanni Pascoli.“Ultimo sogno” da Myricae, 1877- 1900)Il mondo, o viandante,è la nostra patria,un solo Caos ha generato tutti i mortaligrave d’anni ho inciso queste paroleprima di giungere a morteperché chi ha per vicinala vecchiaia è prossimo ad Ade.Ma tu rivolgi il saluto al vecchio ciarlieroe possa tu pure giungerea una vecchiezza ciarliera.Humpty Dumpty sat on a wall:Humpty Dumpty had a great fall.All the King’s horses and all the King’s menCouldn’t put Humpty Dumptyin his place again.(Lewis Carrol, Humpty Dumpty)(Meleagro, Epitaffio di se stesso, a. C.)S’ha un bel da dire.Di tutto uno può scordarsi.Fuorché di morire.(Giorgio Caproni.“Davanti alla salma del celebre smemorato”,da Poesie 1932-1986)Anche la Luna s’oscurò sorgendoal venir della serain ombra per suo lutto, quando videla tenera Selene, che portavail suo nome, entrare nel buio dell’Ade.Con lei divise la splendida luce,così volle uguale ombra alla sua morte.(Crinagora)Udii una mosca ronzare quando morii;il silenzio intorno alla mia formaera come il silenzio nell’aria,tra gli ansiti dell’uragano.Gli occhi all’intorno avevano piantotutte le loro lacrime,il respiro radunava vigore nei petti,per l’ultimo assalto, quando il resi sarebbe rivelato in tutto il suo potere.Disposi degli ultimi doni,con una firma assegnaila parte di me che potevoassegnare... e poisi interpose una moscadal ronzio azzurro, incerto, ineguale,tra la luce e me;e poi le finestre vennero meno, e poinon potei più vedere di vedere.Se non dovessi tornare,sappiate che non sono maipartito.Il mio viaggiare è stato tutto un restarequa, dove non fui mai.(Giorgio Caproni.“Biglietto lasciato prima di andare via”da Poesie 1932-1986)(Emily Dickinson)


Orsù, dimmi, conosci tu qualcunoche si renda ben contoche non passa giornosenza che egli muoia un poco?Infatti ci sbagliamo scorgendo lamorte dinanzi a noi:essa in gran parte ci sta giàdietro le spalle.(Seneca,Epistulae ad Lucilium, a. C.)Libero! Inerte sì, forse, quand’iole mani al petto sciogliere volessi:ma non volevo. Udivasi un fruscìosottile, assiduo, quasi di cipressi;quasi d’un fiume che cercasse il mareinesistente, in un immenso piano:io ne seguiva il vano sussurrare,sempre lo stesso, sempre più lontano.(Giovanni Pascoli.“Ultimo sogno” da Myricae, 1877- 1900)Il mondo, o viandante,è la nostra patria,un solo Caos ha generato tutti i mortaligrave d’anni ho inciso queste paroleprima di giungere a morteperché chi ha per vicinala vecchiaia è prossimo ad Ade.Ma tu rivolgi il saluto al vecchio ciarlieroe possa tu pure giungerea una vecchiezza ciarliera.Humpty Dumpty sat on a wall:Humpty Dumpty had a great fall.All the King’s horses and all the King’s menCouldn’t put Humpty Dumptyin his place again.(Lewis Carrol, Humpty Dumpty)(Meleagro, Epitaffio di se stesso, a. C.)S’ha un bel da dire.Di tutto uno può scordarsi.Fuorché di morire.(Giorgio Caproni.“Davanti alla salma del celebre smemorato”,da Poesie 1932-1986)Anche la Luna s’oscurò sorgendoal venir della serain ombra per suo lutto, quando videla tenera Selene, che portavail suo nome, entrare nel buio dell’Ade.Con lei divise la splendida luce,così volle uguale ombra alla sua morte.(Crinagora)Udii una mosca ronzare quando morii;il silenzio intorno alla mia formaera come il silenzio nell’aria,tra gli ansiti dell’uragano.Gli occhi all’intorno avevano piantotutte le loro lacrime,il respiro radunava vigore nei petti,per l’ultimo assalto, quando il resi sarebbe rivelato in tutto il suo potere.Disposi degli ultimi doni,con una firma assegnaila parte di me che potevoassegnare... e poisi interpose una moscadal ronzio azzurro, incerto, ineguale,tra la luce e me;e poi le finestre vennero meno, e poinon potei più vedere di vedere.Se non dovessi tornare,sappiate che non sono maipartito.Il mio viaggiare è stato tutto un restarequa, dove non fui mai.(Giorgio Caproni.“Biglietto lasciato prima di andare via”da Poesie 1932-1986)(Emily Dickinson)


Ohimè, figlio mio,il più misero di tutti gli uomini,Persefone, la figlia di Zeus,non ti ingannama la legge degli uomini è questa,quando si muore:i nervi non reggono piùla carne e le ossa,ma la furia violenta del fuocoardentele disfa, appena la vita abbandonale bianche ossae l’anima vagola, volata via,come un sogno.(Odissea, XI, 216-222)1.Son già dove?Già quando?...(Chiedo. Non è che mi stia allarmando.)2.Son già oltre la morte.Oltre l’oltre.Già oltre(in queste mie estreme ore corte)l’oltre dell’oltremorte...(Giorgio Caproni”Quattro appunti”da Tutte le poesie, 1990)Ma perché sempre dietro la mia parete?Sempre dietro, le voci, semprequando scende la notte inizianoa parlare, latrano o addirittura credonoche sussurrare sia meglio. (Mentre mi sentoquesto filo d’aria fredda delle loro paroleche mi gela, che mi legae mi tormenta nel sonno).(Valerio Magrelli.“Parlano” da Poesie, 1992 )Un battere leggero sui vetri lo fece voltareverso la finestra. Aveva ripreso a nevicare.Assonnato guardava i fiocchi neri e argenteicadere di sbieco verso il lampione.Neve cadeva su ogni punto dell’oscurapianura centrale, sulle colline senz’alberi.S’ammucchiava sulle croci contorte, sulletombe, sulle punte del cancelloe sui roveti spogli.E l’anima gli svanì lenta mentre udivala neve cadere stancamente su tuttol’universo,stancamente cadere comescendesse la loro ultima ora,su tutti i vivi e i morti.(James Joyce “I morti”in Gente di Dublino)Oi, toi, toi, disse Peleo.Addolorata, Ecubaabbaiò come un cane.O disse la donnache parlava solo inglese,ed emise uno zeroinglese, un cerchiosulle onde martellanti.O i denti digrignati.O una manciata di capelli.(Susan Stewart”O”da Colombarium, 2002)Chi sia stato il primo, nonÈ certo. Lo seguì un secondo. Un terzo.Poi, uno dopo l’altro, tuttiHan preso la stessa via.Ora non c’è più nessuno.La miaCasa è la solaAbitata......(Giorgio Caproni”Parole (dopo l’esodo)dell’ultimo della Moglia”da Tutte le poesie, 1974)Come d’autunno si levan le fogliel’una appresso de l’altra, fin che ‘l ramovede a la terra tutte le sue spoglie,similemente il mal seme d’Adamogittansi di quel lito ad una ad una,per cenni come augel per suo richiamo.(Dante. Inferno, III, 112-117 )Avevo immaginato una favola allegra.L’ho costruita con lentezza, aggiungendoparticolari di nuovissima invenzione.Ho pensato alla mia favola giorno e notte,finché mi è sembrata perfetta. oggi,quando stavo per scriverla, la favola è sparita,il foglio è rimasto bianco.Una favola, anche se è nata allegra, raccontataa una piazza vuota diventa triste, speciequando è una favola di morti e di fantasmi.(Francesca SanvitaleTre favole dell’ansia e dell’ombra, 1994)

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