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LA COMUNIONE CONTESA| DI LUIGI AMICONELa grazia èun diritto?Nell’epoca in cui ogni desiderio deve avere la suabenedizione, anche l’Eucarestia per i divorziatirisposati diventa una pretesa. Dal jet set arrivanole prime richieste di “bontà” al nuovo pontefice.Ma la saggezza della Chiesa insegna chenon esiste carità senza verità. Ecco come| | 3 aprile 2013 | 7


Anche se in principio ci volledel tempo prima di cambiarecostumi e mentalità(sembra che il Codicedi Giustiniano li ammettesseancora), Gesù non sischierò con gli amanti passeggeri e abolìla rottamazione dei matrimoni. «Ma alloranon conviene sposarsi», reagirono findall’inizio Pietro e gli altri. No, non conviene.Lo dice anche Paolo. «Ai celibi ealle vedove dico che è bene per loro chese ne stiano come sto anch’io. Ma se nonriescono a contenersi, si sposino; perchéè meglio sposarsi che ardere» (1 Corinzi7). A proposito. Qualche giorno fa eravamonegli studi Mediaset di Cologno Monzese.C’era il nuovo papa da ammirare.E, secondo i dati Auditel, anche un paiodi milioni di telespettarori ad ascoltare inostri chiacchiericci su «come cambieràla Chiesa con Francesco». In effetti. Occhilucidi puntati diritti in telecamera. Vestitadi raso. Scollatura ardente. Insenaturaprorompente. Barbara D’Urso si è presentatacon un outing impeccabile. «E adessoci aspettiamo che papa Francesco ammettaa fare la Comunione anche i divorziaticome me!». Si capisce. «Sono stata tradita.Ci siamo lasciati. Sono passati dieci anni.È nato un nuovo amore. Ma se Dio è amore,perché non ho anch’io diritto a farela Comunione?». E giù applausi torrenziali.Tranne che dalla poltrona accanto.Tranne che dal povero Paolo Brosio (sbertucciatissimoda che si convertì sulle collinedi Medjugorje). Il quale insorge. Dàin testa a Giunone. Copre la telecamera.Squittisce come uno scoiattolo in voliera.«Ma Barbara, che dici? Anch’io ho duedivorzi alle spalle e adesso ho un’amica,però mi astengo, tu non puoi andare aletto con chi ti pare e chiedere di ricevereGesù. Gesù non è uno spezzatino che ungiorno lo condisci al sugo, un altro lo fai8 | 3 aprile 2013 | |


di Giulio SapelliECONOMIAE COMUNITÀUN NUOVO PARADIGMA NEL VECCHIO CONTINENTEA Cipro l’Unione Europeaha battuto il naso controla storia. È un precedenteNella dinamica di potenza in atto nell’Unione Europea si sta delineandoun nuovo paradigma: il paradigma Cipro. Per laprima volta, infatti, dinanzi ai diktat dei portatori dellarazionalità totalitaria dell’austerità si è delineata un’opposizione.Ci aveva già provato Papandreou in Grecia allorché gli stessiastronauti della Commissione europea, del Fondo monetario edella Banca centrale avevano chiesto al suo governo di applicarequelle misure liberticide e nefaste, distruggitrici della società,che infatti stanno conducendo allo smembramento e alla dilacerazionela Grecia. Papandreou aveva opposto a quel diktatla prospettiva di sottoporre le misure a referendum. Nella nottescomparve : non si presentò più in Parlamento, venne costituitoun nuovo governo e di lui si è persa ogni traccia: non una parola,non una dichiarazione sui media, non un’apparizione inpubblico. Certo non è stato fisicamente eliminato, ma eliminatopoliticamente sì. A Cipro invece il Parlamento, su sollecitazionedello stesso capo dello Stato e del governo conservatore cheall’inizio a Bruxelles aveva indicato anche le misure più antisociali(tassare i depositi sotto i 100.000 euro) pur di risparmiare ifacoltosi depositanti russi e mediorientali, ha respinto il diktatdegli astronauti. Un fatto inaudito, questo rifiuto di un Parlamentonei confronti di una dichiarazione di inesistenza nazionaledecretata dagli astronauti Ue. E un precedente. Altrettantoimportante di quello sciaguratamente inaugurato attraversomisure di penetrazione intrusiva nei conti correnti e di lesionedel principio sulla libera circolazione dei capitali sancito neiTrattati famosissimi e invocati a ogni piè sospinto. Un precedente,quest’ultimo, che ha sollevato preoccupazioni immense.gli asTRONAUTI DIBRUXELLES CREDEVANOdi TROVARE SULL’ISOLAsOLO BANCHE, INVECEHANNO TROVATOPERsONE e – UDITE!UDITE! – RELAzIONIINTERNAzIONALID’ora in poi saranno più cautiMa vi è anche l’altro precedente, che non può che accendere lasperanza in chi non condivide la cultura astorica e disumana degliastronauti: il Parlamento cipriota ha detto di no. Poi naturalmentesi è trovato il modo di aggirare il suo no con una soluzioneextraparlamentare, imposta al presidente da Bce, Fmi e Consiglioeuropeo, ma il fatto rimane. Gli astronauti non avevano messo inconto la storia: sì, la storia. Non sapevano né dove era, né che cosaera Cipro. Ossia nulla sapevano dell’invasione turca nel 1974dell’isola, un’invasione che decretò la fine ingloriosa della dittaturadei colonnelli greci e che ha ridato a Cipro una dolorosaidentità duale, ma rispettivamente fortissima, delle storichenazionalità. Nulla sapevano dell’arcivescovo greco ortodosso Makarios,capo spirituale e nazionalista dei greci dell’isola (l’80 percento della popolazione) e del grande lascito di dignità nazionalee spirituale legato alla sua luminosa figura. Nulla sapevano delruolo internazionale di Cipro con la più grande base militare delMediterraneo (inglese, guarda caso, ossia di una potenza che nonaderisce all’euro ed è insofferente dell’Unione Europea), nulla sapevanodel ruolo non solo finanziario ma geostrategico della Russiaa Cipro. Il fallimento della trattativa per un salvataggio alternativotargato Mosca non recide legami che sono storia e culturacomune fra russi e ciprioti, entrambi cristiani ortodossi. Ma gliastronauti ignorano la Storia e sono rimasti perplessi: credevanodi trovare solo banche, invece hanno trovato persone e storie divita e – udite! udite! – relazioni internazionali.Ora gli astronauti volano nel cielo dell’Unione Europea e nonsappiamo quando decideranno di scendere. Certo saranno assaipiù cauti. Paradigma Cipro, ovvero principio di prudenza: esistonole persone. Esistono le comunità!| | 3 aprile 2013 | 13


ESTERIUN PRELIEVO LETALEVatti a fidaredell’euroI tumultuosi negoziati fra Nicosia e i vertici europei hannocertificato il decesso di Cipro. L’isola rischia di affondare perla fragilità della moneta unica, non per i presunti soldi sporchidei russi. Per Bruxelles si tratta di un «piano sostenibile versola ripresa», ma punire le banche significa punire il paeseDI RODOLFO CASADEICON UN REPORTAGE DA NICOSIADI ALESSANDRO TURCIE FOTO DI FEDERICA MIGLIO14 | 3 aprile 2013 | |


LA PROTESTA«Non è questa l’Europain cui abbiamo creduto»Davanti al Parlamentosi protesta in manieraragionata. Non ci sonosolo folkloristici messaggicontro la Troika e pauraper i propri risparmi, mac’è anche grande luciditànel giudicare le cosenell’insieme: «Se l’Europaè davvero una famiglia –dice un avvocato russo, da25 anni cittadina cipriota– si comporti cometale. Invece le decisionivengono prese di notte,a Bruxelles, e si evita cheil nostro Parlamento siesprima per paura di unanuova bocciatura. È un’altral’Europa che vogliamoe nella quale abbiamocreduto». Intanto con altrimanifestanti, anche se perora i piccoli risparmiatorisembrano salvi, continua araccogliere firme per unaconsultazione popolare.| | 3 aprile 2013 | 15


ESTERI UN PRELIEVO LETALEIL MOVIMENTOWake Up Cyprus!per scardinare l’euroE se nascesse da Ciproun nuovo movimento diprotesta per scardinarel’euro? Wake Up Cyprus! èun gruppo nato sei mesi fa,ispirato agli studi economiciche avevano predettol’attuale crisi. Il logo èstato registrato e l’idea deifondatori è quella di farnascere in ogni paese europeoun gruppo Wake Up.Il movimento politico italianoche seguono con piùinteresse, banale dirlo, è ilM5S col quale condividonole potenzialità della Retee la critica al verticismotecnocratico di Bruxelles.I membri del movimentostanno appendendo i manifestidi Wake Up Cyprus! intutto il paese.Lunedì scorso i banchieri di tuttaEuropa hanno brindato diprima mattina. Soprattuttoquelli dei paesi che non fannoparte dell’Unione monetariaeuropea (Ume), ma nonsolo loro. L’accordo per il salvataggio delsistema bancario cipriota concluso all’albadopo una notte di tumultuosi negoziatifra il presidente Anastasiades da unaparte, Commissione europea, Bce e Fmidall’altra, in realtà rappresenta il certificatodi decesso di Cipro come piazzafinanziaria internazionale. E come avvoltoibanchieri e operatori finanziari ditutta Europa già volteggiano sulla carognacipriota per spartirsene le spoglie.Ora che le autorità non si limiteranno aun prelievo forzoso del 9,9 per cento sututti i conti correnti bancari eccedenti i100 mila euro, come era previsto nel pianodi salvataggio bocciato dal parlamentocipriota il 19 marzo, ma metterannole mani su una cifra compresa fra il 30 eil 40 per cento dei depositi di quegli stessiconti, il destino di Cipro come centrofinanziario offshore è segnato.I moralissimi tedeschi e altri nordici(finlandesi e olandesi principalmente)si compiacciono della lezione impartitaa presunti mafiosi ed evasori fiscalirussi, che nelle banche di Nicosia avrebberoriversato oltre 20 miliardi di euro, ea banchieri e politici locali che sono staticomplici della trasformazione dell’isoladi Venere in un centro di riciclaggio didenaro di dubbia origine. Non fanno peròi conti con opinioni pubbliche europeesempre più disincantate dopo tre annidi ripetuti infortuni da parte dei respon-sabili della governance dell’euro e di crisibancarie e del debito sovrano nei paesidella Ume. La gente non si fa più abbindolaredal moralismo di Berlino, Francofortee Bruxelles. Tanto che persino l’insospettabileSpiegel scrive lealmente: «Nessuncipriota contesta il fatto che l’isolacostituisca un paradiso fiscale internazionale.Tuttavia tutti sono convintiche il modello del loro paese non differiscache nei dettagli da quello di altri centrifinanziari come Irlanda, Lussemburgoe Regno Unito. Gli abitanti dell’isolatrovano oltraggioso che il ministro delleFinanze tedesco Schäuble giudichi inaccettabileil modello cipriota di bassissimaimposta fiscale sui profitti delle societànel momento stesso in cui una quantitàdi aziende tedesche beneficiano esattamentedel modello cipriota. Per esempio,16 | 3 aprile 2013 | |


LA VIGILIAPer le strade inattesa delle decisioniChi non era davantial Parlamento a protestareha vissuto lavigilia della riunionedell’eurogruppo decisivo,passeggiando conla famiglia o con amiciper il centro “vintage”di Nicosia. Il fatalismoera ed è il sentimentodominante nei ciprioti,esausti da settimanedi dibattito tecnico nelquale i magnati russi sisono mescolati ai titolitossici greci. C’è chibeve il tipico frullato dicaffè ghiacciato e chigioca a Backgammon.Altri, invece, leggonole pagine satirichedei quotidiani doveAngela Merkel è ormaidiventata la protagonistaassoluta.NUOVE DOMINAZIONIWelcome Angela MerkelUn detto vuole che gli investitori abbianocuore di coniglio, gambe di lepre ememoria d’elefante. Con i conti congelatiai ciprioti è rimasta solo la memoria, allaquale attingere per ricordare tutte ledominazioni: da Riccardo Cuor di Leonea Guido di Lusignano, dalla Serenissimaall’Impero Ottomano, dall’amministrazioneinglese all’indipendenza (1960) sfregiatadall’invasione turca del 1974, fino al2013: “Welcome Angela!!”.delle 80 compagnie di trasporti marittimiattive nella città portuale di Limassol, 36sono tedesche e solo 3 russe».Quello che è vero per le imprese, valea maggior ragione per banchieri e finanzieri.Non la Gazzetta di Nicosia, ma ilFinancial Times racconta la pioggia ditelefonate internazionali e l’assalto diuomini con la valigetta provenienti daistituti finanziari grandi e piccoli di tuttaEuropa ai seccatissimi residenti russidi Cipro: «Mentre la settimana scorsa avevavisto decine di russi facoltosi e di lororappresentanti volare a Cipro per controllarei loro conti e discutere furiosamentecoi direttori delle banche locali, ora a lorosi è aggiunta un’altra ondata di visitatori:banchieri europei che sperano che leperdite di Cipro si trasformino in profittiper loro. Il legale cipriota di alcuni clien-100 mila euro (illegale a norma di tutte lelegislazioni sulla protezione dei depositidei paesi della Ue, ispirate a una direttivaeuropea) è sua. A essa ha voluto aggiungere,la sera del 25 marzo, quella di far scoppiareil panico sui mercati finanziari conla sciagurata dichiarazione secondo cuila pasticciata soluzione di Cipro «rappresentaun modello per risolvere i problemidelle banche di altri paesi europei». Inserata la dichiarazione è stata ridimensionata,ma nel frattempo i capitali in fugadall’Eurozona per altri più accoglientilidi avevano oscurato il cielo.Non ha fatto meglio Christine Lagarde,direttore del Fmi, che ha avuto la facciatosta di affermare: «Crediamo che ilpiano fornisca una soluzione durevole epienamente finanziata ai problemi di fondodi fronte a cui si trova Cipro e la coltirussi dice di essere già stato avvicinatoda una mezza dozzina di rappresentantidi banche europee di località che vannodalla Lettonia alla Svizzera alla Germania,alcuni dei quali promettevano diessere in grado di aprire nuovi conti correntibancari per i suoi clienti addiritturain meno di un’ora».Una soluzione per tutti i paesi?La vera incarnazione del cuoco al timonedella nave di brechtiana memoria èil ministro delle Finanze olandese, nonchépresidente dell’Eurogruppo, JeroenDijsselbloem. La responsabilità politicadi aver permesso che settimana scorsavenisse sottoposto al parlamento cipriotail piano di salvataggio poi respinto comprendentel’illegale prelievo del 6,75 percento sui conti correnti bancari sotto i| | 3 aprile 2013 | 17


ESTERI UN PRELIEVO LETALELE BANCHENuovi criteri operativie limiti agli sportelliNessuno sa con certezzaquali banche riaprirannoquesta settimana, e conquali nuovi criteri operativi.La Laiki Bank (diproprietà greca e moltoesposta coi titoli di Statodi Atene) ha limitato ilprelievo giornaliero a100 euro. Il salvataggiodi lunedì scorso nonha restituito fiducia aiciprioti verso il sistemabancario, e in molti credonoche quello che oggitocca ai depositi soprai 100 mila euro, domanipotrebbe toccare ai contidei piccoli risparmiatori.L’idillio con l’Europa,insomma, sembra irrimediabilmenteinfranto.lochi su un percorso sostenibile versola ripresa». Ha commentato Jeremy Warnersul Daily Telegraph: «Durevole? Comepuò essere durevole se non offre alcunavia d’uscita dalla rovina economica chela moneta unica ha portato all’isola? Pienamentefinanziata? Nel senso che i 10miliardi di euro per il salvataggio adessosono sul tavolo, mentre prima non c’erano,ma qualcuno onestamente può pensareche questo basterà a rimettere in piediCipro e le sue banche? Non c’è la benchéminima probabilità che l’economiacipriota sia in grado di sopportare questopur limitato aumento del debito nazionale.Un ulteriore significativo default apparegià inevitabile prima o poi. Un percorsosostenibile verso la ripresa? Oh, certo,se considerate un crollo immediato del Pildel 5-10 per cento e un’impennata del tassodi disoccupazione come percorsi sostenibiliverso la ripresa. In forza dell’accordoCipro sta per dire addio a uno dei capisaldidella sua prosperità e della sua crescita:la finanza. È un po’ come dire chefar chiudere i battenti alla City di Londraporterebbe il Regno Unito su un percorsosostenibile verso la ripresa».Promozione dell’illegalitàA Bruxelles ci tengono molto a rimarcareche la suicida idea di tassare anche i conticorrenti bancari sotto i 100 mila euroè stata avanzata dal presidente cipriota,preoccupato di limitare la fuga dellaliquidità russa se si concentrava il prelievoesclusivamente sui grandi capitali,e non dagli organismi dell’Unione Europeache l’avevano poi accettata. Mentrequesto non rimuove per nulla le responsabilitàpolitiche della Ue nella vicenda,rischia di far dimenticare che l’Europasta promuovendo una seconda illegalità:per frenare la fuga dei capitali il governodi Nicosia ha instaurato rigidi controllisui movimenti di capitale dopo la riaperturadelle banche. Si tratta con tutta evidenzadi una violazione del principio dellalibera circolazione dei capitali, che èfondamento di qualsiasi unione monetaria.Ma in fondo si tratta di peccati puntualitutti discendenti da un peccato originale:aver permesso alla Grecia di entrarea far parte dell’eurozona nel 2000 benchénon ne avesse i requisiti. A rovinare lebanche cipriote non sono stati i russi, mai titoli di Stato greci che non sono statiad esse ripagati (per 3,6 miliardi di euro).Cipro s’è fidata dell’euro, e l’ha pagatacara. Avanti il prossimo. n18 | 3 aprile 2013 | |


di Lodovico FestaSOLO PERI VOSTRI OCCHIPersino quei forcaioli della Repubblica hannoversato una lacrimuccia sul caso diAngelo Rizzoli, incarcerato nonostantela sua gravissima infermità. Una simpaticasciacquetta dalla gamba svelta ha rispostoper le rime a un pm che le chiedeva conto disui amorazzi: io non voglio sapere quel chelei fa con sua moglie e lei non si permetta diintrufolarsi nella mia vita privata. Tutta l’Italiaha applaudito soddisfatta perché AntonioIngroia è stato spedito sulle Alpi a qualchemigliaio di chilometri di distanza da doveaveva dato il suo ampio contributo a incendiareil paese. E almeno mezza Italia ha assistitosconcertata alla convocazione del capodello Stato come testimone – all’epoca erapresidente delle Camera – sulle vicende della“trattativa” Stato-mafia del ’93. La partepiù intelligente della magistratura politicizzata(innanzitutto la testa ragionante di Magistraturademocratica), che ha responsabilitàenormi per averci cacciato in questa crisidello Stato nel 1992, si è resa conto come letoghe “militanti” (nonché i loro compagni diDOPO I CASI INGROIA E RIZZOLIO si riforma la giustiziao finisce male. Anchele toghe lo hanno capitosolo I PAGLIACCI COmeBENIGNI CREDONOCHE LA NOSTRA SIALA COSTITuZIONE PIùBELLA DEL mONDO. CHI èDOTATO DI RAZIOCINIOSA CHE uNIfICANDOLE fuNZIONI DI PME GIuDICI SI è CREATOun POTERE ANOmALOviaggio fanatici o corporativi)siano finite in un pericolosovicolo cieco: con colpidi mano possono ancoraeccitare settori della societàinsoddisfatti della situazionegenerale, ma così,poi, quel che finiranno perraccogliere sarà solo la barbaricaprotesta grillesca, enessun, invece, blocco d’ordinein grado di realizzarela “palingenesi” della nazione.E questo se va bene. Perché se per caso sbagliano i contie consentono la formazione di un vasto blocco di moderati e garantisti,le scelte per riportare a una normalità liberaldemocratical’ordinamento giudiziario italiano saranno assai radicali.Proprio questa consapevolezza, che è propria anche del riflessivoPietro Grasso, offre l’occasione per un processo di riformesufficientemente profondo ma contemporaneamente attento aevitare la delegittimazione complessiva della magistratura.Comunque lo spazio per i pannicelli caldi è esaurito. L’ideache la nostra Costituzione sia la più bella del mondo convincesolo pagliacci come Roberto Benigni. Chi è dotato di raziociniosi rende conto che unificando le funzioni di giudici e inquirentisi è costituito un potere anomalo in uno Stato liberaldemocraticoulteriormente indebolito dalla rinuncia a funzioni di indirizzosulla politica – si parla di “politica” non di processi – penale.Come ha ricordato Luciano Violante nel suo libro Magistrati, ciòè avvenuto perché «Alcide De Gasperi non si fidava di PalmiroTogliatti e viceversa». Seppelliti definitivamente dalla fine dellaGuerra fredda i due grandi della Repubblica, si tratta di spingereil popolo italiano e i suoi rappresentanti a tornare a “fidarsi” ea costruire così uno Stato fondato sulla fiducia invece che su paralizzantipaure.Come sempre le vie riformiste alle modificazioni istituzionalisono meglio di quelle non dico rivoluzionarie ma anche solo radicali:è bene dunque cercare soluzioni che non umilino servitoridello Stato, in diverse occasioni sbandati, talvolta fannulloni,ma in più di un caso capaci di comportamenti eroici, e comunqueispirati da una missione da rispettare fino in fondo: quella didifendere la legalità cioè la base di ogni convivenza civile.Un incarico per uomini armati (politicamente)Appare difficile evitare di separare le carriere di giudici e inquirentisul modello adottato più o meno da qualsiasi paese civilee appare necessario superare la insopportabile ipocrisia – smentitasistematicamente dagli atti concreti – della cosiddetta obbligatorietàdell’azione penale, insieme è urgente ripristinare formedi coerenza in un’attività giurisdizionale che talvolta sembraimpazzita. Le soluzioni migliori sono sempre quelle oneste chepartono dal riconoscimento dei problemi e cercano approcci razionali:bisognerebbe fare uno sforzo per percorrere questa via,consultando la categoria togata con rispetto, consentendo formee tempi che permettano di assorbire le novità senza creare disfunzionalitào sgradevoli effetti sul lavoro dei singoli.Sulle varie scelte – se sui princìpi di fondo ci sarà un accordo– si potranno anche trovare compromessi, purché non riproducanole logiche, corporative e destabilizzanti della democrazia,in atto. Bisognerà, però, che chi si assume l’impegno di proporrele modifiche necessarie della Costituzione sia dotato di armi politicheche consentano di richiamarsi al popolo in caso di qualcheintralcio messo di traverso dalla “categoria”. Non è affattoperegrina l’ipotesi che improvvisamente sbuchino conversazionidi questo o quel leader della sinistra con questo o quell’ex presidentedi Provincia o con questo o quel banchiere lottizzato. Siconsideri quel che è già avvenuto, dall’aggressione alla bicameraledalemiana all’arresto di Ottaviano Del Turco, per bloccarequalsiasi dialogo tra berlusconiani ed ex comunisti. Se non s’apprestanosubito contromisure per appellarsi alle persone comuniche non sopportano più il deragliamento dello Stato, alloranon vale neanche la pena di tentare l’impresa.| | 3 aprile 2013 | 21


CHI È CHIQUALCUNO HA UN COPASIR?BeppeGrilloRiuscirà a mantenere la ginnasialepromessa di «entrare nella stanzadei bottoni» per mettere tutto online?In alternativa al governo del paese – Beppe Grillo lo ha dettocosì, né più né meno, al presidente della Repubblica – ilMovimento Cinque Stelle chiede di mettere le mani sullaRai e sul Copasir. Non si deve pensare male: non si tratta dispartizione. Sulla Rai ci metterebbero le mani per risistemare lastampa corrotta e mascalzona asservita alla casta; sul Copasir,ossia sul Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica(in altre parole il vecchio comitato parlamentare di controllosui servizi segreti), per togliersi qualche bella soddisfazione.Che c’è di meglio, per un movimento rivoluzionario perquanto non violento, venuto su per spazzare via le inespugnabilicasematte del potere, per annientarela cupola oligarchica e criminale costituitada politica, grande imprenditoria,banche, finanza, sindacati, magistratura,parte delle forza dell’ordine, burocrazie,papaveroni dei ministeri, ovviamentegiornalisti eccetera eccetera, una cupolonache da anni e lustri e decenni tiene sottoil tacco del suo stivale il popolo oppressoe puro che finalmente può spezzare lecatene… Ecco, si diceva, che c’è di meglioper un movimento del genere che entrarefinalmente, trionfalmente, onestamentee con le migliori intenzioni nella miticastanza dei bottoni?| DI MATTIA FELTRIFINALMENTE LA STORIA DEL PAESE SARÀRISCRITTA. CHI HA vERAMENTE uCCISO ALDOMORO? CHI c’ERA DIETRO LE BR? I ruSSI?GLI ARABI? GLI AMERICANI? I REGGIANI?I famosi scheletri negli armadiLo ha proprio dichiarato, Beppe Grillo.Col ghigno terribile del giustiziere:«Entreremo nella stanza dei bottoni». Peranni e lustri e decenni la stanza dei bottoniè stata arredata di armadi, poi riempitidi scheletri, e di cassettiere ricolme deidocumenti allucinanti e segreti con cui siriracconterà la storia del paese. Il Copasirsotto gli artigli dei grillini sarà un’armadevastante. Da Portella della Ginestra finoa Bolzaneto, finalmente tutto ci sarà chiaro.Chi ha veramente ucciso Aldo Moro?Chi ha voluto la sua morte? Chi c’era dietrole Brigate Rosse? I russi? Gli arabi? Gliamericani? I reggiani? Chi ha abbattutol’aereo di Ustica? Quale spaventosa guerrasi stava combattendo quella sera neicieli italiani? Chi ha messo la bomba allastazione di Bologna? Sì, certo, come no, ifascisti. Ma per conto di chi? Chi volle? El’Italicus? Quale mente c’era dietro l’Italicus,e dietro piazza Fontana e piazza dellaLoggia? Chi diede il via libera all’assassiniodi Giovanni Falcone? Chi trasse giovamentodall’attentato di via D’Amelio edal sacrificio di Giovanni Borsellino? E il’93 delle stragi quale oscura origine ebbe?Ci fu la trattativa fra Stato e mafia? E chine furono i protagonisti? Chi tradì i magistratie la lotta alla criminalità organizzata?Che cosa si dissero veramente al telefonoGiorgio Napolitano e Nicola Mancino?Quali nomi spunteranno dagli armadie dai cassetti della stanza dei bottoni?Chi coprì lo scandalo della Parmalat? Chiebbe vantaggio dalle ruberie al Monte deiPaschi? Come furono decise le privatizzazioni?Chi rubò in combutta col palazzoi gioielli agli italiani? Che ruolo ebberogli americani? E le banche d’affari? E iRothschild? E il sionismo internazionale?E le Sette Sorelle, ed Enrico Mattei e infinela completa impietosa mappatura dellacoscienza di Giulio Andreotti.A parte il fatto che i servizi segretisoltanto da noi hanno una reputazioneappena superiore alla ’ndrangheta,quando sono apparati dello Stato pensatie messi in piedi dallo Stato medesimoper la sua sicurezza, e quella dei suoi cittadini.A parte questo dettaglio, per cuili si vorrà vedere i grillini mantenere lasimpatica e ginnasiale promessa di infilaretutto online, tutto quello che c’è nellastanza dei bottoni e negli armadi e neicassetti. A parte questo, ci si azzarda aricordare che altri rivoluzionari, neglianni passati, si erano avvicinati ai sacraridel mistero col medesimo spirito purificatore.Il socialista Pietro Nenni entròal governo nel 1962 e disse che, quandoera entrato nella stanza dei bottoni, si eraaccorto che i bottoni non c’erano. E BoboMaroni, leghista, si insediò al Viminalenel 1994 promettendo che avrebbe apertotutti i cassetti. Quando lasciò il ministero,gli chiesero: «Allora, com’erano queicassetti?». «Vuoti, accidenti».Foto: Fotogramma22 | 3 aprile 2013 | |


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cultura categorie popUna sudditanzaa cinque stelleì&GLI APOLITICII TURISTICHI E COSAEFFETTI COLLATERALISINONIMI E CONTRARINEMICI/AMICITOP TWEETUTILIZZI CULTPIETRO GRASSO E LAURA BOLDRINIL’antipolitica ha reso necessaria l’apoliticità. Ivertici di Camera e Senato sono neofiti, prestatialla politica per spirito di servizioGrasso e Boldrini hanno annunciato un taglioai propri compensi e di fronte alle critichedi Beppe Grillo («non è abbastanza»), hannoaumentato l’entità dei tagli«I tagli alle spese sono un segnale importante.Né io né Grasso apparteniamo alla casta, siamopersone normali, come il 99 per cento degliitaliani» (tweet di Laura Boldrini)«Pietro Grasso vorrebbe somigliare a Falcone,ma il suo punto di riferimento è forse OronzoCanà» (Andrea Scanzi commenta l’intervento diGrasso&Boldrini a Ballarò, il Fatto quotidiano)«Manifestazione piazza vecchia politica.Trovare nuovi luoghi comuni» (tweet del fintoGianroberto Casaleggio)«Ho avuto con @robertosaviano un incontroprezioso, mi ha offerto un contributo per immediatoprogramma di interventi alla lotta allemafie» (tweet di Pier Luigi Bersani)«Dall’elezione di Papa Francesco, alla scelta diPietro Grasso e Laura Boldrini per la guida delSenato e della Camera, è come se il vento dellanovità soffiasse su tutto e su tutti» (ClaudioSchirinzi, editoriale del Corsera Milano)GIUSEPPE CRUCIANIIl conduttore ha votato Grillo per “rompere glischemi”. È il paradosso dei grillini “secchioni”:essere votati a prescindere dai contenuti“Conosco un grillino” è diventato il nuovo “ho unamico gay”. Certificazione non richiesta e ritenutaindispensabile per integrarsi in società«Grillo mi piace tantissimo, dice tantissime coseche condivido, vuole cambiare cose incrostate dasecoli come la burocrazia» (Marcello Dell’Utri aLa Zanzara su Radio24)«Distinguo nettamente tra Grillo e chi lo havotato, tra cui tante persone che conosco» (ElsaFornero, Agorarai). «Ho molto rispetto per i votidi Grillo» (Roberto Cota, SkyTg24)«Lo sappiamo. Paese vuole governo manon viceversa» (tweet del finto GianrobertoCasaleggio)«Se stai a guardare i programmi, non voti nessuno.Non mi piace il no alle grandi opere. Nonmi convince il salario minimo. Ed è bene che nonconosca le facce di chi voterò. C’è gente folle,convinta che l’aloe abbia proprietà anticancro.Magari poi scopro che ho votato un manifestanteviolento No-Tav: meglio fermarsi a Grillo. (…)Ho votato Penati. E poi Berlusconi, un saccodi volte. E la Lega. E i radicali. Spesso voto sulmomento e un attimo dopo già mi sono pentito»(Cruciani intervistato dal Fatto quotidiano)24 | 3 aprile 2013 | | pagine a cura di Laura Borselli


La nuova modaintellettualeche fa proseliti(anche involontari)dentro e fuoridal Movimento_GLI INTEGRALISTII TRASPARENTII DECRESCIUTIIL MILITANTE GRILLINOPIER LUIGI BERSANICADRIANO CELENTANOPoiché l’interpretazione è per sua natura truffaldina(soprattutto quella dei giornalisti) tutto vaascoltato in versione integrale e senza tagliIl proposito grillino di entrare nelle istituzioniper farne palazzi di vetro spinge i partiti a renderepubblici momenti fino a ieri off limitsLa teoria della decrescita felice di Latouche(molto popolare nel M5S) si sposa con l’ambientalismoe il mito della “lentezza” cari a CelentanoIl sito beppegrillo.it ospita la diretta streamingdei momenti cruciali del M5S: dalla presentazionedegli eletti in Parlamento alla manifestazionecontro la Tav coi parlamentari M5SLa prima direzione del Pd dopo le elezioni èstata trasmessa in diretta streaming per 8 ore.Il giorno prima la presentazione degli eletti delM5S era durata poco di meno«Saremo forse un po’ più poveri ma più contenti»(Beppe Grillo spiega il format della sua“rivoluzione” alla tv turca)Un sondaggio on line sul governo con Bersani?«Non mi interessa quel che pensa la gente, miinteressano quelli che ci hanno dato il loro voto equelli del Movimento» (Beppe Grillo alTimes)Il Partito democratico promuove la trasparenzae il ricambio nelle cariche politiche e istituzionali(Statuto del Pd, punto 8)«Montezemolo ha fatto bene a fare il treno veloce.(…) Ma ora deve fare subito un treno lento.Che magari si chiama lumaca, che ti fa vedere lebellezze dell’Italia» (Celentano a Sanremo 2012)«Da mesi orde di trolls, di fake, di multinick scrivonocon regolarità dai 2 ai 3 mila commenti algiorno sul blog. Qualcuno evidentemente li pagaper spammare» (beppegrillo.it, marzo 2013)«Grillo non ha il monopolio del cambiamento»(Pier Luigi Bersani dopo le prime consultazioni“civiche” per tentare di formare il governo)«Oltre al curatore fallimentare, noi italiani abbiamobisogno di un curatore ANIMALE, nel sensodell’ANIMA» (Celentano, conversazione conBeppe Grillo, Corriere della Sera, febbraio 2011)«Democrazia dal basso sembra altissima.Stupore democratico» (tweet del fintoGianroberto Casaleggio)«Trasparenza. Misure di reggiseno visibili dafuori» (tweet del finto Gianroberto Casaleggio)«Decrescita è via d’uscita, combatterefotosintesi clorofilliana è metodo»«No alta velocità. Diminuire spazi tra città»(tweet del finto Gianroberto Casaleggio)Foto: Ansa, AGF, AP/LaPresse«Sono un partigiano della Terza guerra mondiale,quella dell’informazione. (…) L’unico modo perassicurare la sopravvivenza della democrazia èavere la garanzia che il governo non controlli lapossibilità dei cittadini di condividere informazionie di comunicare» (uno dei primi post dopola nascita di beppegrillo.it, 2005).«I giornalisti e le tv li sto rifiutando tutti perchémi stanno sul cazzo. Cercano solo il gossip»(Vito Crimi, capogruppo M5S al Senato)«[Nel 2010] chiedevo anagrafe pubblica deglieletti e dei nominati nelle aziende che fannocapo alla Regione. Molti compagni anche delPd mi dicevano vacci piano con la trasparenza.Spaventi. Non capivo: spavento chi?» (EmmaBonino intervistata da Repubblica sul “sistemaLazio”, settembre 2012)«Senza trasparenza la volpe dell’autoritarismoentra nel pollaio della democrazia» (Bersani a unincontro del Pd bresciano, marzo 2013)«ED È QUI, INSISTO, il motivo della crisi. Chenon riguarda solo l’Italia ma l’intero Pianeta.Le metropoli, come le chiamano i grandi“Tombiliaristi della scempia edilizia”, mortificanol’anima fino ad ammalare il cuore dell’uomo»(Celentano spiega a modo suo perché bisognavotare Beppe Grillo, il Fatto quotidiano)| | 3 aprile 2013 | 25


LE NUOVE LETTEREDI BERLICCHEIL MALIGNO GIOCA CON LA «TENEREZZA»Questo papa lo rovineremocon i quiproquò (freudiani)Mio caro Malacoda, c’è un gioco enigmisticoche consiste nel cercare paroledi significato diverso grazie aun semplice cambio di vocale o di consonante.È un passatempo che è più del semplicedivertissement vocabolaristico. Non essendole parole solo flatus voscis, nella sostituzionedi un particolare accade in realtà un rovesciamentosemantico, un cambiamento di significatoa volte radicale.Dal particolare, come insegnano le disputeteologiche medievali, può nascere l’eresia.Una congiunzione – filioque – può generareRovesCIANdOLO IN NEGATIvo (CHE è IL MEsTIEREDI NOI DIAVOLI), ANCHE TOMMAso d’AquINO dICEvaCHE uNO CApisCE quELLO CHE HA GIà IN TEsTAscismi millenari.Io ti ho chiamato “caro”, equesto dice della mia benevolenzaper te, se dicessi che seiun “caso” tu mi considererestiun ipocrita che finge di volerti bene ma chein realtà ti compatisce. Il “costo” è cosa diversadal “casto”, anche se esser casti costa.Il “basco” è un copricapo, il “bosco” un insiemedi alberi, ciò non toglie che vi possa essereun bosco basco. Non di rado capita diascoltare “belle” donne che dicono un saccodi “balle”, ma se ben congegnata anchela balla è bella. Per un punto Martin persela “cappa”, per un gol l’Inter è uscita dalla“coppa”. C’è chi ascolta la “Tosca” con le maniin “tasca”, Scarpia, se così si può dire, Toscase l’è messa in tasca. Mia cara “Marta” èun buon inizio per una lettera d’amore, miacara “morta” è finire prima di cominciare.Farsi portare dall’“aria” che tira 1.700 annifa voleva dire andar dietro ad “Ario”, poi aNicea gli spiegarono: “Ario, non è aria” e lacosa finì lì.Il gioco si può applicare ai titoli dei film,per cui in un periodo di pansessimo I tregiorni del condor si trasforma significativamentene “I tre giorni del condom”, la mafiade Il sasso in bocca si pornografizza ne “Ilsesso in bocca”. Più innocentemente (ma forsenon tanto) Il tempo delle mele diventa “Iltempo delle mule”. In omaggio al voyerismoimperante Gli occhi del parco si trasformanone “Gli occhi del porco”. E, visto che siamoin tema (absit iniuria verbis), molti cederannoal trasbordo corrivo da Il destino di un cavaliereal ludico “Il festino di un cavaliere”.Mi fermo qui.Ti ho esposto questa varia casistica perindurti a riflettere sulla differenza tra unesercizio in cui l’intelligenza si applica volontariamenteper cambiare il significatodi una parola o di una frase e il lapsus rivelativodell’intelligenza che cede il passo aldesiderio recondito, e cambiando involontariamenteuna vocale stravolge tutto (ma rivelandoin ciò se non la sua vera volontà almenola sua voglia).Sai che il nostro nuovo nemico ha conquistatoil mondo ed eccitato i media con ilsuo «non abbiate paura della bontà, neanchedella tenerezza». Sai anche che Tommasod’Aquino diceva che «quidquid recipiturad modum recipientis recipitur», cioè insomma,vedendone il lato negativo (che è ilnostro mestiere), uno capisce quello che hagià in testa e il tempo porta a galla i segretipensieri di molti cuori. Ebbene, il sito diun grande quotidiano italiano quel giornoper alcune ore ha titolato così: “Francesco:non abbiate paura delle tenerezze”. È bastatocambiare una vocale, passare dal singolareal plurale, per rovinare un Papa. Diabolico!Quindi ben fatto!Tuo affezionatissimo zio Berlicche| | 3 aprile 2013 | 27


SOCIETÀPUÒ AVERE EFFETTI SPETTACOLARI| DI LEOne GrOTTIQuandola scienzasi fa showUna bambina affetta da un morbo incurabile. Unafamiglia disperata. Una terapia sperimentale allimite della legge. Mancava solo il sensazionalismodelle Iene e di Celentano per rendere il caso delmetodo Stamina un perfetto disastro mediaticofiglio stesse morendo,giorno dopo giorno, a causadi una malattia gravissimae l’istituzione che dovrebbe garantire ildiritto alla salute di vostro figlio vi impedissedi accedere all’unica terapia che forsepuò salvarlo, voi, che cosa fareste?».Comincia tutto da qui, da un serviziodel giornalista delle Iene Giulio Golia sulcaso della piccola Sofia andato in ondail 3 marzo scorso. Sofia è una bellissimabambina di tre anni e mezzo affetta daleucodistrofia metacromatica, una gravemalattia neurodegenerativa per la quale,ad oggi, non esiste una cura. La malattiasi manifesta solo a un anno e mezzodi vita e compromette a poco a poco tuttele funzioni fisiche e mentali della persona.Così Sofia, da bambina come tutte lealtre, in soli sei mesi si ritrova paralizzata,cieca, in grado di nutrirsi solo per via«Se vostroendovenosa. Stando alle evidenze scientificheattuali, si diceva, la malattia è incurabile.Ma Davide Vannoni, professore dineuroscienze cognitive, sostiene di «avereuna cura a base di cellule staminali chefunziona per 60 malattie gravi e che portaalla guarigione». La terapia è del tutto sperimentalee viene somministrata attraversoStamina Foundation, onlus di cui Vannoniè presidente, e che ogni giorno «lottacontro la burocrazia e gli enti preposti alcontrollo di queste cure». Ovvero il ministerodella Salute e l’Aifa, Agenzia italianadel farmaco. I genitori di Sofia comincianocon Vannoni negli Spedali Civili diBrescia una terapia lunga un anno compostada cinque infusioni a base di staminalimesenchimali. Dopo la prima somministrazione,la piccola sta meglio e presentaqualche miglioramento, ma la secondainfusione viene bloccata dal tribunaleFoto: Getty Images28 | 3 aprile 2013 | |


di Firenze perché l’Aifa dopo un’ispezionecondotta con i carabinieri del Nas vietale somministrazioni secondo il metodoStamina valutando «il laboratorio di Bresciaassolutamente inadeguato». I genitoridi Sofia si ribellano: tribunali in tuttaItalia hanno permesso a 22 famiglie su26 di seguire il metodo Stamina di Vannoni,per quanto non supportato da provescientifiche, mentre a loro è proibito. Ilcaso di Sofia diventa di portata nazionale.Il dottor MolleggiatoOltre alle Iene, i media e molti vip sischierano a favore di Vannoni: intervengonoLeonardo Pieraccioni, Gina Lollobrigida,Rosario Fiorello e soprattutto AdrianoCelentano. Secondo il cantante «il ministerodella Salute condanna senza pietàuna bambina di tre anni a morire (…) perchéun giudice di Firenze, chissà per qualemotivo, ha deciso di proibire le cure». AlleIene Celentano lo spiega così: «La bambinaè migliorata e quando il giudice e il ministrol’hanno visto, hanno detto: “La bambinasta migliorando. Bisogna subito bloccarela cura altrimenti guarisce”». E chiosain un articolo sul Corriere della Sera: «Midomando se le Iene, quelle “VERE”, non| | 3 aprile 2013 | 29


PUÒ AVERE EFFETTI SPETTACOLARI SOCIETÀL’AGENZIA DEL FARMACO CONTRO I TEST DI VANNONIDall’igiene dei locali al materiale iniettatoEcco le ragioni del divieto imposto dall’AifaL’8 e 9 maggio 2012, su ordine del pm Guariniello che da quattro anni indagail professor Vannoni per truffa e somministrazione di farmaci pericolosi, l’Aifa ha condottocon il Nas dei carabinieri un’ispezione agli Spedali Civili di Brescia, dove Vannoniprepara le cellule staminali e le somministra a Sofia e ad altri bambini. Al terminedell’ispezione, l’Aifa «vieta di effettuare prelievi, trasporti, manipolazioni, colture, stoccaggie somministrazioni di cellule umane» presso il nosocomio lombardo. Ecco perché:• «Il laboratorio (…) è assolutamente inadeguato sia dal punto di vista strutturale siaper le cattive condizioni di manutenzione e pulizia»• «Non è disponibile alcun protocollo o resoconto di lavorazione»• «La sospensione cellulare ottenuta dopo manipolazione estensiva non è in alcunmodo identificabile come cellule staminali in quanto non viene eseguita alcuna caratterizzazionecellulare e, di conseguenza, non è disponibile alcun certificato di analisi»• «I medici che iniettano il prodotto nei pazienti non risultano essere a conoscenzadella vera natura del materiale biologico somministrato»• «Le cartelle cliniche non descrivono mai chiaramente il trattamento somministratoai pazienti trattati»• «Il follow up del trattamento terapeutico è stato eseguito su un unico paziente»• «Non risultano essere disponibili specifici pronunciamenti del Comitato Etico sulrapporto favorevole fra i benefici ipotizzabili e i rischi prevedibili del trattamento»• «Non sono stati comunicati all’Istituto superiore di sanità i dati previsti dal decreto 2marzo 2004».Otto motivi puntuali riassunti così dalle Iene il 3 marzo scorso: «I Nas di Torinoritengono il trattamento potenzialmente pericoloso». Intervistato da Repubblica,Vannoni si è limitato a replicare che «il nostro laboratorio non è farmaceutico, maper fare trapianti “sporco” non significa che non sia “sterile”».siano alla Sanità». Il ministro della SaluteRenato Balduzzi prima blocca il trattamentoperché «dannoso per la salute diSofia», poi accetta che la piccola prosegua«le cure con le staminali in un laboratorioautorizzato dall’Aifa» e non a Brescia, poipermette una seconda infusione di staminalidi emergenza sempre a Brescia, anchese «assolutamente inadeguato», e infine, inseguito alla decisione del giudice di LivornoFrancesca Sbrana, permette a Sofia e atutti quelli che hanno già cominciato laterapia Vannoni di completarla «anche sele cellule sono preparate in laboratori nonconformi (…) e in difformità dalle disposizionidel decreto ministeriale 5 dicembre2006». Cioè contro la legge.Lo schema con cui i media presentanola storia di Sofia è semplice: la piccola èmalata, un professore ha trovato una curaLe perplessità dei colleghi«Innanzitutto – spiega Fontana – bisognavalutare con metodi scientifici l’efficaciadi un trattamento. Prima di guardare aipossibili benefici, si deve dimostrare che iltrattamento non è nocivo per il paziente.Ad oggi, questa evidenza non ce l’abbiamo.Una domanda che la scienza si fa da anniè questa: le cellule staminali che non esercitanoun ruolo attivo che trasformazionepossono avere nel nostro corpo? Per ora, cisono solo pubblicazioni che rivelano l’altaprobabilità che diventino tumori. A questecondizioni non si può sperimentaresulle persone». Fontana si domanda: «Qualisono le scale di valori con cui il metodoStamina valuta i miglioramenti nellepersone? Esistono protocolli internazionalima i ricercatori di Stamina non hannomai rivelato quali scale usano, né cometrattano le cellule staminali, né che risultatihanno avuto in precedenza».È la stessa obiezione di Francesca Pasinelli,direttrice di Telethon, fondazioneche finanzia la ricerca sulle malattie genetiche.«Noi non abbiamo niente controStamina, perché non ne sappiamo niente»,spiega a Tempi. «E non lo conosciamoperché Stamina non mette a disposizioeil ministro, in combutta con gli organicompetenti, vuole impedire per «motiviburocratici» che «Sofia guarisca». «Questocaso deve essere affrontato sotto il profiloscientifico e non mediatico: è molto pericolosofare leva sugli aspetti più emozionalidella vicenda, che nulla hanno a chevedere con la ricerca. Ascoltare la scienzaè l’unico modo per difendere e aiutarela famiglia e la piccola Sofia». A parlarea Tempi è Alberto Fontana, presidentedi Arisla (Agenzia di ricerca per la sclerosilaterale amiotrofica) e membro del consigliodirettivo di Aisla (Associazione italianasclerosi laterale amiotrofica), che si battonoentrambe per cercare una cura per laSla e aiutare le famiglie che si trovano adaffrontare la grave malattia neurodegenerativa.«Non si può cedere al richiamo diun servizio televisivo e mettere in dubbiotutto quello che a oggi la ricerca dice. Dobbiamostare vicini alla famiglia di Sofia eper questo comprendiamo che i genitoridi Sofia vogliano la cura, meno comprensibileè che il ministero non assuma posizionichiare. Nel caso del metodo Stamina,purtroppo, mancano i requisiti richiestidalla legge».In Italia, nel caso di una malattia grave,per la quale non esistono alternativeterapeutiche, si può ricorrere a «curecompassionevoli», trattamenti non ancoracompletamente sperimentati. Nontutto è permesso però, e per tutelare ipazienti la legge richiede che venganorispettati dei requisiti, affinché le personenon siano trattate come cavie.| | 3 aprile 2013 | 31


SOCIETÀ PUÒ AVERE EFFETTI SPETTACOLARIne della comunità scientifica i dati ottenutie le tecniche impiegate. Non sappiamoneanche da dove prendono le cellule.Chiediamo solo che Stamina segua leregole. È chiaro che parlare così può sembrarefreddo e poco compassionevole, male logiche che usiamo sono le uniche chedifferenziano una ricerca ragionevole esensata da una approssimativa, qualunquistae pericolosa». Nel novembre scorso,sono stati pubblicati sulla rivista scientificapiù importante al mondo in materia,Neuromuscolar Disorders, i risultati dellaprima sperimentazione con cellule staminaliper guarire una patologia neurodegenerativa.L’esperimento èstato fatto in Italia, su ordinedi un tribunale, all’OspedaleBurlo Garofalo di Trieste, dovele staminali prodotte dall’istitutospecializzato San Gerardodi Monza sono state somministratea cinque bambinifra i 3 e i 20 mesi nati con laSma (atrofia muscolare spinale)del tipo 1, il più grave. Laricerca ha dato questi risultati:uno dei cinque bambini, che ha cominciatola cura a 13 mesi, è morto a 18 mesi, unmese dopo la seconda iniezione. Un secondoha interrotto la terapia dopo la quintainiezione all’età di otto mesi, ed è mortoa 12 mesi. Gli altri tre hanno completatola terapia lunga sei mesi peggiorando.Nell’articolo, i ricercatori criticano aspramentei «lanci dei giornali» che hannoindotto una falsa «speranza» nelle famiglie«già provate», con la complicità di tribunali«troppo sensibili».32 | 3 aprile 2013 | |Le accuse della magistraturaL’unico atto ufficiale riguardante Staminaè quello già citato dell’Aifa del 15 maggio2012. L’ispezione dell’Aifa è stata ordinatadal pm Raffaele Guariniello, che daquattro anni indaga Vannoni e Staminaper truffa e somministrazione di farmacipericolosi. Secondo un «ex collaboratoredi Vannoni», come riportato dallaStampa, quella del professore non sarebbeun’attività «senza fini di lucro, umanitaria,compassionevole» perché Vannoniavrebbe preteso «sino a 50 mila euro»da pazienti o loro familiari per praticareinfusioni di staminali secondo il suometodo. Ancora, però, non c’è stato nessunrinvio a giudizio.In una situazione complessa dove ilministero della Salute dà retta a un serviziodelle Iene e a un cantante, il rischiopiù grave lo corrono le famiglie dei malatie i pazienti. Fontana, che è anche malato«Non si può provare “il tutto pertutto”. su questa strada siarriva ad affermare che c’èsempre una vita che vale menodelle altre e sulla quale si puòsperimentare qualunque cosa»di Sma, sa bene che cosa passa per la mentedi una persona quando si scopre affettoda una patologia incurabile: «La primacosa a cui si pensa è: sono disposto a tuttopur di guarire. Ma non è tutto accettabilee i medici devono aiutare il malatoa capire che non è vero che non c’è nullada perdere. Non si può provare “il tuttoper tutto”. Io come malato sono spaventatoperché andando avanti su questa stradasi arriva ad affermare che c’è sempreuna vita che vale meno delle altre e sullaquale si può sperimentare qualunquecosa. Così si mette in gioco il rispetto dellavita». Gli fa eco Pasinelli: «Noi affrontiamoogni giorno l’urgenza e il dolore che stannodietro malattie così gravi, però la curamiracolistica non risolve nulla, bisognaanalizzare il rapporto tra costi e benefici.Io chiedo: la gravità di un paziente giu-stifica un trattamento meno rigoroso diquello che viene applicato a una personameno malata? Comprendo il desiderio deigenitori ma noi non possiamo accettaredi tentare il tutto per tutto, perché in quel“tutto” ci sono anche cose molto brutte».Non siamo tutti specialistiEcco perché un gruppo di ricercatori hascritto a Balduzzi di fare attenzione adautorizzare «sull’onda di un sollevamentoemotivo» trattamenti anche se «non esistenessuna prova che queste cellule abbianoalcuna efficacia», perché «ci sembra unostravolgimento dei fondamenti scientificie morali della medicina». Pasinellilo spiega con un’immagine:«Al bar sport siamo tuttiallenatori, poi quando viene ilmomento di scegliere chi giocatutti accettano che la decisionespetti al commissario tecnico.Qui invece diciamo che ilmondo competente, quello dellascienza, non risponde ai bisognidella società, mentre l’opinionepubblica sì. È falso». Oltrea minare la salute dei pazienti, si ingeneraun corto circuito: «Oggi la comunità deimalati, invece di interpellare gli organicompetenti, va da un giudice di lavoro peravere la “guarigione”», lamenta Fontana.«Succede perché ci sono persone che pubblicamentepromettono la “guarigione”.Ma questo mina il rapporto di fiducia tramedico e paziente: perché dovrei fidarmidel mio medico che mi dice che non possoguarire quando ce n’è un altro che sostieneil contrario?». Conclude il ricercatore:«Noi stiamo dalla parte dei malati, eccoperché leggiamo i rapporti dell’Aifa e nongli articoli di Celentano. Quanto alle Iene,ricordo che anni fa pubblicizzavano i trattamentimiracolistici in Cina e Thailandiaincentivando i viaggi della speranza. Hannoilluso tante persone. E non mi risultache abbiano mai chiesto scusa». n


L’ITALIACHE LAVORALa fortunaNON È CIECAAveva pochi soldi, qualche amico e il coraggio diguardare lontano. Così Fabrizio Brogi ha scommessosu un business fatto di occhiali colorati, semplicie in edizione limitata. Storia di un’impresa che sacompetere con le grandi griffe a prezzi popolariCastiglione Olona è un comune dagli echi quattrocenteschi a pochi chilometri daVarese. La sua storia è legata a doppio filo a quella della famiglia Mazzucchelli,fondatrice nel 1849 dell’omonima società che alla sua nascita si specializzò nellalavorazione di corno e avorio per produrre pettini e bottoni. Progressivamente sifece largo nell’azienda l’idea di produrre celluloide e aceto di cellulosa e questo cambiamentonel tempo rese Mazzucchelli la società leader mondiale nella produzione edistribuzione dell’acetato di cellulosa, materiale plastico tradizionalmente usato perla fabbricazione di occhiali.Oggi l’azienda continua la sua produzione, ma accanto ai suoi austeri stabilimentida un po’ di tempo c’è un colorato vicino di casa. Il grande open space dall’aspettomoderno ospita la sede di Nau!, brand specializzato in occhiali di design. Un progettonato grazie al presidente Fabrizio Brogi che nel 2005, dopo l’esperienza come direttoreItalia per il marchio Salmoiraghi & Viganò, decise di lanciarsi in una nuova sfidaimprenditoriale «con pochi soldi, qualche amico e molta convinzione». Oggi la sfidadi Brogi va avanti in uno spazio bello e trasparente che vive e continua a riempirsidi occhiali proprio lì, dove tempo fa Mazzucchelli diede vita al suo grande progetto.Eppure in molti, nel 2005, provarono a dire a Brogi che era meglio lasciarla perderela sua idea. Ma lui era al corrente di molti esempi vincenti: «Marchi come Swatch,Zara e Yamamay mi hanno convinto che quella era la strada giusta da intraprendere.Così ho applicato il loro modello imprenditoriale al settore dell’occhialeria, dandoFabrizio Brogidopo l’esperienzaa Salmoiraghi &Viganò comedirettore Italia,nel 2005 dà vitaalla sua azienda«con pochi soldi,qualche amico emolta convinzione».Nasce così Nau!,azienda diCastiglione Olona(Varese) cheproduce occhiali,lanciando sulmercato collezionidi design a prezziaccessibili34 | 3 aprile 2013 | |


vita a Nau!. I nostri prodotti non sono protesi visivema accessori di moda. Siamo consapevoli di essereresponsabili della salute e della vista dei nostri clienti,ma il nostro è soprattutto un gioco». Che per riuscireal meglio ha bisogno di ottimi giocatori, le donne.A loro si rivolge principalmente Nau! per proporreprodotti di design a prezzi accessibili che qualcunoha già definito “smart luxury”, «ma le etichettece le mettono addosso gli altri. Per noi conta solo ilcliente e la sua soddisfazione. Vogliamo che chi sceglieun prodotto Nau! abbia tra le mani un oggetto diqualità, colorato e divertente».Così rispettiamo l’ambienteIl divertimento è la parola che il presidente Brogiripete più spesso: «Vogliamo che le donne entrino inun’ottica Nau! e si divertano, giocando con i modellie con i colori». Per questo motivo le collezioni vengonolanciate ogni quindici giorni in edizione limitata:«Nel giro di due settimane le vetrine in negoziocambiano completamente e questo le nostre clientilo sanno. Se s’innamorano di un paio di occhialiè meglio che lo comprino in fretta, perché domanipotrebbero non trovarlo più».Lanciare sul mercato collezioni a ciclo continuorichiede uno sforzo produttivo e creativo senza paragoni:«I nostri designer forse vivono una vita menocomoda, ma si sentono continuamente stimolatie fanno un lavoro eccezionale. Sono sempre attentia cogliere le nuove tendenze e a trasferirle sugliocchiali». Il segreto è mettere al centro i clienti enon ciò che le grandi case di moda vogliono imporrecon le loro collezioni. «Studiamo le persone cheentrano nei nostri negozi, la loro età e le caratteristicheche le distinguono. C’è il vip ma anche il punk,l’ex paninaro, l’adolescente trendy, la ragazza raffinatae il tamarro. Tutti devono avere gli occhiali chevogliono, senza accontentarsi della solita montaturauguale per tutti». Fondamentale è il colore, che nasceosservando l’ambiente circostante, il design urba-| | 3 aprile 2013 | 35


L’ITALIA CHE LAVORAno, le copertine delle riviste, l’arredo, «insomma, ilmondo che ci sta intorno». Con una regola ben precisa:«Linee semplici e per nulla usuali. Ricordo ancoraquando abbiamo creato una collezione con le astedegli occhiali fatte di tessuto jeans: le adolescenti lehanno amate subito».I clienti dimostrano di apprezzare le scelte fuoridagli schemi anche quando sembrano particolarmenterischiose: «Quando il team mi propose occhialiin plastica riciclata decisi di non dire niente e dareuna possibilità al comparto creativo. Ero scettico echiesi solo di produrli in quantità limitata, per evitaredi doverne buttare via troppi. Fortunatamente misbagliavo, oggi gli occhiali in plastica riciclata sonotra i nostri best seller». Un prodotto nuovo che piaceIL PROGETTO “MADE IN CARCERE” COINVOLGE LEDETENUTE DI TRANI E LECCE. «INSEGNAMO LOROUN LAVORO CHE LE AIUTI UNA VOLTA USCITE DA Lì:REALIZZANO ASTUCCI CON TESSUTO DI SCARTO»ai clienti e ha l’enorme vantaggio di rispettare l’ambiente:«Quando l’avventura è partita abbiamo decisosubito di lavorare con il minore impatto ambientalepossibile. Per due ragioni: perché ci crediamoenormemente – ma solo crederci non basta – e perchél’attenzione all’ambiente è un ottimo strumentodi marketing, e non ci vergogniamo a dirlo. Siamogli ultimi arrivati nel nostro segmento di mercato esiamo anche i più piccoli, ma questo non è uno svantaggio:possiamo permetterci di non avere vincoli eciò vuol dire che possiamo fare qualcosa di cui siamoorgogliosi, rispettando i nostri valori».Una seconda possibilitàLa plastica a Nau! vive una seconda vita, ma nonsolo lei. Se un materiale ha diritto ad avere un’altrachance, a maggior ragione devono averla le persone.Seguendo questa filosofia l’azienda ha creato “Madein carcere”, un progetto che coinvolge le detenutedelle case circondariali di Trani e Lecce, che realizzanomorbidi astucci per occhiali utilizzando ritaglicolorati di tessuto scartato. «Crediamo molto in questoprogetto. Alle donne offriamo anche un percorsoformativo che insegni loro un mestiere e le aiuti atornare alla vita reale in modo più agevole. Sono personeche hanno fatto degli errori e li stanno pagando,ma forse quegli errori sono anche frutto d’incontrisbagliati. Siamo contenti di offrire loro un’opportunitàin più e stiamo lavorando per continuare suquesta strada». L’attenzione alle persone è percepibilein ogni aspetto di Nau!. Dal cliente al sociale sinoai dipendenti dell’azienda. E anche dalle parole delpresidente, poco propenso a parlare in prima persona:«Io ci metto solo la faccia, mi tocca, anche se sonotimido e introverso. Ma mi piace parlare di “noi”».L’ambiente che lo circonda rispecchia fedelmentele sue parole, con grandi spazi aperti e uffici dallevetrate trasparenti, all’interno dei quali si muovonodipendenti sorridenti. «Abbiamo un unico problema.A breve ci toccherà inserire le quote azzurre, nonabbiamo abbastanza dipendenti di sesso maschile».Attualmente Nau! può contare su circa 250 dipendenti,di cui 150 diretti. Persone in cui l’azienda credefortemente: «Lo scorso anno abbiamo investito circail 4 per cento del fatturato in formazione e abbiamoassunto cento persone. Questo perché siamo convintiche i soldi in qualche modo si possono trovare,le persone in gamba, invece, sono merce rara».La parola d’ordine è sempre la stessa, divertimento:«Molti ragazzi vengono da esperienze in grandimultinazionali, in Italia o all’estero. La loro scelta dilavorare a Nau! è spesso coincisa con la loro voglia dicambiare vita. E finora nessuno si è mai lamentato».Anche perché Nau! sa come prendersi cura dei propridipendenti. Per esempio, attraverso una gestioneflessibile del lavoro: «Non controlliamo l’entrata el’uscita di nessun dipendente. Si lavora per obiettivie quando si finisce il proprio dovere si va a casa». Inpiù l’azienda ha messo a disposizione dei suoi lavoratoriuna piccola palestra e due saune – maschile efemminile – «per evitare che tutti pagassimo abbonamentia palestre in cui non saremmo mai andati. Inquesto modo, se vogliamo allenarci, non dobbiamoandare lontano, basta scendere un paio di scalini».Oggi Nau! è un’azienda in costante crescita, con50 negozi in tutta Italia, concentrati al Nord ma incontinua espansione al Sud, e clienti felici «che cifanno una pubblicità che da sola vale più di qualsiasiinvestimento su carta stampata e tv». E in cantierec’è un sogno che sta per diventare realtà: «Siamofinalmente pronti ad aprire all’estero».Paola D’Antuono36 | 3 aprile 2013 | |


STILI DI VITAIMPREPARAZIONE E IGNORANZALe castronerie a cui crediamodi Paolo TogniNelle ultime settimane due fatti, diversamente importanti ma tutti e duedi grande interesse, hanno monopolizzato l’attenzione dei mezzi di comunicazioneitaliani: la rinunzia di Benedetto XVI e l’elezione del nuovoPapa, e le elezioni politiche italiane con gli adempimenti conseguenti. È statal’occasione per constatare l’impreparazione e l’ignoranza quasi assolute deigiornalisti, dei politici e dei commentatori in genere, di qualunque origine eprofessione. Se ne sono sentite di tutti i colori: dalle notizie dettagliatissimesull’esistenza di correnti tra i cardinali e sulla loro composizione fino a una possibileprorogatio dei presidenti del Consiglio e della Repubblica, passando peruna sequela di altre sciocchezze in tema teologico e costituzionale.Il vero problema di una situazione di questo genere non è che vengano dettecastronerie: è che queste castronerie vengono credute in quanto alle anime sempliciappaiono verosimili per il credito attribuito, assai spesso in assenza di valutazioniobiettive sulla competenza, agli operatori dell’informazione. E quelloche più dispiace è che i più approssimativi sono stati i giovani: credo che essi sisentano investiti di una “grazia di stato” dalla quale traggono motivo per convincersidella propria infallibilità. Che, evidentemente, non esiste.È SINGOLARE che buONA PARTEDEI GIORNALISTI SPECIALIZZATI(SPECIALIZZATI?) IN CRONAChePOLITIChe ABBIANO DIMENTICATONOZIONI ELEMENTARI DI DIRITTOPARLAMENTARE GIà STuDIATE(STuDIATE?) ALLE SCuOLE MEDIENon è questa la sede perun’analisi dettagliata delle stupidagginisentite; basterà direche la quasi generalità deicommentatori ha parlato dellaChiesa senza sapere nulla dellasua natura di istituzione divinae dell’assistenza dello Spirito.Si è parlato della Chiesa edi quanto vi avveniva come sesi commentasse la vita interna della bocciofila di Poggibonsi, dimenticando chenon si tratta di una comune ong. Su questo fronte si è particolarmente distintoil noto uomo di cultura Carlo Freccero, che prima ancora di aprir bocca e con lasua sola presenza chiarisce i motivi del fallimento di Rai 4.Venendo al coté laico della questione, appare singolare che buona parte deigiornalisti specializzati (specializzati?) in cronache politiche abbiano dimenticatole nozioni elementari di diritto parlamentare già studiate (studiate?) allescuole medie. Tra di essi il principio per il quale non si può governare senzala fiducia espressa dei due rami del Parlamento, e l’indefettibilità del Governo.Potrò apparire un laudator temporis acti, ma è buona l’occasione per ricordareche non ogni cambiamento è progresso.PRESA D’ARIAtognipaolo@gmail.comCINEMAIl figlio dell’altra,di Lorraine LévyStoria intensada non perdereIn Israele, due donne scopronoa distanza di anniche i loro figli sono statiscambiati alla nascita.Film di grande intensità,da non perdere. La storia èHOME VIDEOVita di Pi,di Ang LeeGrande avventuraLe avventure di un naufrago.Visivamente uno spettacolo:in 3D e non. Forse, dopo Avatar,l’uso del digitale più riuscitodi sempre. La storia è di quelleclassiche: ambientazioni esotiche,animali, ricchezza di colorie scenari diversi. E il naufragio,che occupa la quasi totalità delracconto, è narrato da Ang Leecon grande senso del ritmo e ungusto per l’avventura di matriceletteraria. Bello e coinvolgentenell’azione, un po’ retorico esuperficiale quando si prende lastrada del metafisico.semplice semplice: papà emamma israeliani scoprono,per puro caso, che il figliodiciottenne non è figlioloro. Indagano e viene fuoriche anni prima, per unerrore umano, due bambininati lo stesso giorno sonostati scambiati. Panico,perché una famiglia è palestinesee l’altra israeliana.Melodramma scritto e di-Amici mieiINCONTROLa neonatologaParravicini a BresciaL’associazione di Brescia Amiciper l’Happening e il centroculturale Città europea invitanoall’incontro “La vita: esigenzadi felicità”. Lunedì 8 aprile alleore 21, presso l’auditorio Caprettidell’istituto Artigianelli diBrescia, interverrà la neonatologaElvira Parravicini, assistentedi clinica pediatrica alla ColumbiaUniversity di New York.È la fondatrice del primo neonatalhospice, reparto ospedalieroche ha lo scopo di curare i bambiniche nascono affetti da sindromiincompatibili con la vita ein cui viene praticato il comfortcare. «L’esistenza ha un inizio euna fine. E non la stabiliamo noi.Nel mezzo facciamo quello cheè possibile perché la loro vita siabella», ha detto Parravicini. Altermine verrà presentata l’iniziativa“Uno di Noi”, attraversola quale si chiede alle istituzionieuropee di tutelare il diritto allavita degli esseri umani concepitie non ancora nati.LIBRIIl valore dell’otiumLa riconquista dell’otium (QuattroVenti,188 pagine, 15 euro)è l’ultimo lavoro dell’ottantacinquenneUrbano Urbinati. Comefar fronte all’inconcludente “agitarci”che caratterizza la vita, ripristinandoun ritmo più consonoalle nostre esigenze? PerUrbinati è necessario riscoprire ilsilenzio e l’ascolto; e ripercorrerei sentieri dell’otium che i nostriantenati sapevano utilizzare e alquale riconoscevano il giusto valore,considerandolo il meritatotraguardo di una vita laboriosa.in bocca all’espertoTRATTORIA DA TEO, ROMAA Trastevere peruna cucina popolareTrastevere, Roma autentica. Romapopolare, sanguigna. Romameno toccata dal turismorispetto a Navona, Pantheon,fontana di Trevi e via discorrendo.Eppure, anche a Trasteveresi sono sviluppati tanti, troppilocali mangerecci a uso e consumodi viaggiatori frettolosi. Teofa di no con la testa. Anzi, con38 | 3 aprile 2013 | |


etto con grande sensibilitàdalla Lévy che più che undiscorso banale sulla tolleranzae le solite quattro insopportabilipalle, raccontail dramma ad altezza dimadre, figlio e padre. Lemamme abbracciano e bastae chissenefrega dell’erroreumano: quello è un mionuovo figlio e quella, che èferita come me, è mia sorella.I maschi se la cavano, comeal solito, peggio: faticanoad accettare la situazione,l’ebraismo, sintetizzato dallafigura di un rabbino, non aiutamolto ma rimangono segnatida quest’infaticabilepazienza femminile.visti da Simone FortunatoIl registaLorraine Lévyaccadde il 25 marzoIl “sì” di quattrodonne alla vitadi Annalena ValentiMAMMA OCAAccade il 25 marzo 2013. In questogiorno si intreccia la bellastoria di quattro donne e delloro sì alla vita. Oggi è il giorno del sìdi quella giovanetta all’Angelo, ed è ilsì grazioso di Rita De Cillis, cantautriceche ama i toni folk e blues e con vocecristallina trasforma naturalmenteil suo sguardo sul mondo in canzoniper tener buono il figlio più piccolo; inballate che cantano il suo grazie, il suosì alla vita; in sonorità gospel per raccontarequel 25 marzo di duemila annifa. E poi il suo sì diventa la canzoneYes che ci intreccia alla vita di un’altradonna, «C’era una donna che vivevaper Dio trascorreva le sue giornate cercandoil suo amore, cercando la verità.Tutto quello che faceva e tutto quelloche diceva cercava Lui. Diceva sì». ÈManuela Camagni, una delle MemoresDomini della famiglia del nostro Papaemerito, investita da un’auto nel 2010.Al suo funerale Benedetto XVI ricordòil suo sì e la sua appartenenza: «MemoresDomini vuol dire: “Che ricordano ilSignore”, cioè persone che vivono nellamemoria di Dio e di Gesù, e in questamemoria quotidiana, piena di fede ed’amore, trovano il senso di ogni cosa,delle piccole azioni come delle grandiscelte, del lavoro, dello studio, dellafraternità». A Giulia che oggi, 25 marzo2013, mentre il mondo ignaro continuail suo tran tran, entra in una casadei Memores Domini. «She was lookingfor Him She was saying yes».mammaoca.wordpress.comla sua cucina. Teo è Teodoro Filippini,proprietario, con la moglieTiziana, della trattoria DaTeo, a piazza Ponziani. Un postodel cuore. Tiziana, detta Titti,è tutta un programma: dà deltu agli avventori, ma si capisceche lo fa per metterli a loro agioe non per strafottenza. Poi conduceil servizio senza farsi maimancare uno scherzo, un mottodi spirito, una battuta divertente,pure coi clienti mai visti prima,anzi soprattutto con quelli.Teo sta in cucina, e per voi creerài piatti della tradizione romana.Potreste partire col filetto dibaccalà capitolino in pastella, ocon un croccante carciofo fritto.Poi, inevitabilmente prendereteuna pasta: una carbonara di rigatoni,bene al dente, con condimentodi eccellente guanciale enon della pancetta che, anche seammessa per la carbonara (nonper l’amatriciana), è certamentemeno suggestiva. O il resto delrepertorio: arrabbiata, amatriciana,cacio e pepe. O gli gnocchi,rigorosamente al giovedì. Omagari qualche pasta del giorno,presentata su una lavagnetta.Di secondo, roba semplice everace, senza trucchi né alchimie:trippa alla romana; involtini;pollo coi peperoni; coda allaPer informazioniTrattoria Da TeoPiazza Ponziani, 7aRomaTel. 065818355Chiuso domenicavaccinara; polpette al limone; fegatoalla piastra. A parte, cicoriaripassata, da provare. Di dolce,qualche cosetta. Ma volendoci sono pure semplici pere cottee frutta varia, quasi un miraggionella ristorazione moderna. Correttalista dei vini. Non abbiamoparlato dell’ambiente: simpatico,coi tavoli vicini, lievementeangusto, dominato da disegni digatti fatti da bambini. Nella bellastagione è abbastanza ambitala veranda esterna sulla bellapiazzetta. Preparatevi a unaspesa modica, sui 30-35 euro.Peccato sia chiuso la domenica.Tommaso Farina| | 3 aprile 2013 | 39


DI NESTORE MOROSINIMOBILITÀ 2000ALLA GUIDA DELLA COMPATTA SPORTIVA FORDFocus ST, assicurapuro divertimentoUna Focus con motore ST, sigla cheidentifica la trasformazione sportivadelle auto Ford. Una vetturacon ambizioni sportive che, con 250 cavallinel motore, ti obbliga al divertimentopuro, magari in pista. Nella dotazioneci sono il Torque Steer Compensation, ilTorque Vectoring Control e, ovviamente,l’Esp: sistemi che intervengono su erogazionemotore, ruote, angolo di sterzata erendono la ST più guidabile.La Focus ST s’infila nelle curve velocementecon indubbi vantaggi sulla guida:si incrociano meno le braccia in sterzatae in manovra, nei transitori si è piùrapidi. Bisogna abituarsi. E saperla guidare.L’assetto, abbassato di 10 millimetririspetto a una normale Focus, non è troppoduro. Il motore? È l’Ecoboost 2 litri da250 cavalli. Un punto forte a favore diFord, perché spinge sempre e ha una fluiditàche altri propulsori di questa categorianon possiedono. Rispetto al vecchiomodello, questa ST riduce, anche grazieal propulsore, più del 20 per cento emissionie consumi. La scheda tecnica dichiaraun consumo 13,4 km/l nel ciclo misto.L’accelerazione sullo 0-100 km/h?In 6,5 secondi. Il rumore è di quelli chepiacciono alle persone che lo voglionoLe immagini della Ford Focus ST. Al centro, la plancia con i comandi dei sistemiche rendono più facile la guida. Strumenti circolari. Prezzo di listino: 30.500 eurosentire. Un sistema lo porta direttamentenell’abitacolo. E anche questo è moltopiacevole. Il cambio manuale a sei marcenon dà mai problemi.La strumentazione è un’esagerazionedi tasti e manopole tridimensionali cheoccupano cruscotto e plancia della ST.Per il resto, la posizione di guida e la vi-sibilità sono quelle che servono quandosi parla di sport. Non ci si può lamentaredella tanta elettronica in un momentoin cui o ce l’hai o sei tagliato fuori. Il repartosportivo della Ford lo sa e ha messoin strada un compromesso che altri costruttorinon sono stati capaci di trovare.A che prezzo? Il listino dice 30.500 euro.| | 3 aprile 2013 | 41


POSTapoCalYPTOCosa rende ragionevole questo oceano di doloreLa via Crucis quotidianatra malati e storpi. Corpidi Cristo nella clinicao Cristo e Ti benediciamo perché con la Tua santa croce hai redento ilmondo». Questo è il grido silenzioso che per 365 giorni all’anno fuoriesce dal miocuore ogni volta che mi accosto a ognuno dei 27 letti che occupano gli spazi dellaclinica Divina Provvidenza, San Riccardo Pampuri. Avvolto in lenzuola bianche, sempre pulite(ogni paziente terminale ne usa almeno 4 paia al giorno), il corpo martoriato di Cristo continuaa donare la sua vita per donare a noi la vita. Quando le gambe me lo permettevano, mi inginocchiavoper dare un bacio a ciascuno e comunicare un po’ della tenerezza divina insieme alla gratitudinedi tutti noi e del mondo intero perché ognuno di questi malati è come “agnello condottoal macello” per la salvezza di tutti. Guardandoli non li riconosco come “simboli” di Cristo macome il corpo stesso di Cristo vivo; quel corpo che sudava sangue nell’orto del Getsemani e chenella sua solitudine implorava il Padre perchè allontanasse da Lui l’amaro calice della passione;quel corpo crocefisso che prima di esalare il suo ultimo respiro gridò: «Dio mio, Dio mio, perchémi hai abbandonato?». Contemporaneamente vedo in ognuno di loro, avvicinandosi il momentodella morte, lo stesso abbandono di Gesù alla volontà del Padre. Ho accompagnato a morirepiù di mille persone di tutte le età e ognuno di loro è morto passando, molto spesso, attraversodolori terribili e imparando, per pura grazia, a consegnare la propria vita a Gesù a beneficio diogni uomo e in particolare dei sacerdoti, ai quali è dedicata tutta la sofferenza che si respira inquesta casa. Siamo nella Settimana Santa e voglio avvicinarmi assieme a voi, cari lettori, al lettodi “ogni Gesù” che soffre. Sottolineo il nome di Gesù, perché se non ci fosse questa certezzanon troverei ragionevole questo oceano di dolore.«Ti adoriamoTi adoriamo o Cristo e Ti benediciamo perché con la Tua santa croce hai redento il mondo.Nella stanza numero uno troviamo tre donne: Clotilde, 29 anni, 6 figli; María, 76 anni, con uncancro al collo uterino; Porfiria, 75 anni, 6 figli, con metastasi generali. Tutte e tre hanno conosciutosolo la miseria e l’abbandono. In particolare Clotilde, continuamente ingannata da diversi“uomini” che dopo aver abusato di lei l’hannolasciata sola, con sei bambini piccoli. È arrivatanel nostro ospedale dall’interno dal paese,dove viveva in una baracca fatta di assi e colsoffitto di lamiera. Qui il caldo per diversi mesil’anno supera i 40 grandi. Il suo ultimo conviventel’ha abbandonata quando ha saputodella sua malattia. «Ora non mi servi più», sonostate le sue ultime parole prima di andarsenecon un’altra. È un ritornello che molte diqueste donne giovani affette da cancro all’uteroe al collo uterino, ci ripetono quando giungonoda noi. I primi giorni Clotilde, ridotta a40 chilogrammi, non parlava. Era come unabambina terrorizzata. Aveva paura di tutti. Siaffezionò molto a me, perché sono un “pa-í”: ilprete era ed è tuttora considerato una specieTi adoriamo o Cristo e Ti benediciamoperché con la Tua santa croce hai redentoil mondo.Entriamo nella stanza numero due. Due belleragazze, con tumore cerebrale, si fanno compagnia.Miriam, mora e con un bel viso, ha26 anni e due figli. Guillermina, 25 anni, di figline ha quattro. Stanno con noi da tempoma nessuno viene a visitarle. Miriam, alla qualei medici hanno praticato una tracheotomia,è appena uscita dal coma. Ogni volta che lachiamo per nome, accarezzandole il viso, miguarda con i suoi occhi neri che brillano, conun desiderio grande di parlarmi. Il suo corpoè storto e deformato, le mani rovesciate all’inchesenso ha la vitae le sofferenze diMiriam e Guillermina?TuTTavia, noi che civiviamo insieme,contempliamo nei lorovisi il volto stessodi Gesù e nei lorocorpi orribilmentedeformati, il tempiodello Spirito Santodi “sciamano”, una persona sacra e nello stessotempo con poteri magici. Tutte le volte chemi avvicino a lei, con una mano afferra le miee ne appoggia una sulla sua guancia; con l’altrami accarezza il braccio. Con nessun uomoha potuto esprimere la sua fame di tenerezza,perché era solo una bella femmina sulla qualesfogare la loro bestialità. Ora è felice, si senteamata e tutti i giorni riceve l’Eucaristia. Ridottaa pelle e ossa, la prima domenica di Quaresimaha ricevuto la cresima. Era felice.42 | 3 aprile 2013 | |


di Aldo Trentodietro e chiuse a pugno. Mi torna alla mentela figura di “Hermann lo storpio”, nella descrizioneche ne fa Martindale nel suo libro Santi.Anche il corpo di Guillermina è deformatocome quello di Miriam, ma all’inizio balbettavaqualche parola. Ora invece non riesce piùe la sua bocca è completamente aperta, comebloccata, senza alcuna possibilità di poterlachiudere, né di mangiare. Vive grazie a unrespiratore, cibandosi attraverso un sondino.Continuo a parlarle, ma lei non apre neppuregli occhi. Guardandole tutte e due, commosso,il mio pensiero va a quanto afferma sanGregorio Nazianzeno: «Se non fossi tuo, Cristomio, mi sentirei una creatura finita…». Ancorauna volta, la gioia della fede ci permette dientrare nella profondità di questo mistero cheè il dolore e in questo tipo di dolore. Se invecedi vivere qui con noi fossero andate in altriospedali, sarebbero state facilmente considerateun caso pietoso, da eutanasia. Senza l’incontrocon Cristo, siamo sinceri, non verrebbea galla la drammatica domanda: che senso hala vita e in particolare la vita di Miriam e Guillermina?Tuttavia, noi che ci viviamo insieme,contempliamo nei loro visi il volto stesso diGesù e nei loro corpi orribilmente deformati, iltempio dello Spirito Santo. Proprio per questoringrazio le infermiere che si occupano di lorocon un affetto commovente, tentando sempredi capire i tratti del loro malessere. Perchéè davvero terribile, nel caso di Miriam, esseresveglia, avere un prurito e non poter chiedereaiuto. Sembra una banalità, ma cerchiamodi pensare a un “piccolo” dettaglio comequesto quando a noi succede un fastidio simile.Inoltre ci sono le piaghe da decubito, controle quali c’è una lotta quotidiana dovuta alladifficoltà di muoverle e di trovare le posizionipiù adeguate per poter intervenire. In questastanza il silenzio è pieno della Sua evidentepresenza e tutto si trasforma in supplica.Ti adoriamo o Cristo e Ti benediciamoperché con la Tua santa croce hai redentoil mondo.Nella stanza numero tre ecco gli uomini: Saturnino,54 anni e 15 figli, con insufficienzarenale cronica; Carlos, 47 anni, una figlia,totalmente paralizzato; Esteban, 50 anni,con un cancro all’occhio destro. Il giornoche Esteban è arrivato in clinica, l’infermierami ha chiamato sconcertata perché non avevamai visto la “brutalità” di un cancro comequesto e, quel che è peggio, l’abbandono nelquale i medici dell’unico ospedale dei tumoridel Paraguay lasciano chi è già classificatocome incurabile e senza soldi. Dopo averglitolto la benda che copriva quello che untempo era l’occhio destro, è emerso un enormebuco pieno di carne marcia e con decinedi vermi che uscivano da tutte le parti. Graziea uno spray creato per queste piaghe, (chesono all’ordine del giorno in certi pazienti chearrivano alla clinica), Lilly, l’infermiera, conuna serenità commovente, usando delle pinzesterilizzate, cominciò a togliere questi “esserini”immondi uno alla volta; per quelli checadono sul pavimento si prende cura la signoradelle pulizie. Dopo un’ora aveva riempitouna boccetta di plastica con questi “animaletti”.Straordinaria la calma e la serenità dell’infermiera,frutto della fede. Carlos, invece, èda tempo completamente paralizzato e cieco.Eppure lui è la personificazione della positività.Ha sempre una parola di aiuto per tutti.Ricordo che un giorno non stava molto benee il tempo era brutto. Quando sono arrivatonella sua stanza per dargli la comunione midomandò: «Padre, come stai? La tua voce èdifferente dagli altri giorni». Io, in guaraní, gliho risposto che avevo quella voce perché pioveva.E lui: «Padre, deve essere felice perchéla pioggia è una grazia. Con la pioggia crescel’erba, le vacche la mangiano e loro ci dannoil latte di cui abbiamo tanto bisogno». Sonorimasto senza parole e pieno di gratitudine.Questa è la santità: un uomo completamenteimmobile, cieco e che vive grato e commossoperché tutto è bello e provvidenziale. A chi glisi avvicina per chiedergli come sta, lui risponde:«Vivo come un re, ho tutto. Ho da mangiare,mi vogliono bene e mi puliscono».Ti adoriamo o Cristo e Ti benediciamoperché con la Tua santa croce hai redentoil mondo.Entriamo nella stanza numero quattro, doveuna bambina di 3 anni (con una fibrosi cistica,da quando aveva 9 mesi) vive con l’ossigeno.L’ha raccolta una dottoressa in una favela, doveviveva sotto un albero in compagnia di suamadre e altre tre sorelline. Abituata all’ossigeno,non appena si sveglia subito controlla se iltubo funziona bene e se vicino a lei c’è il grandecontenitore di riserva. Teme che le vengameno la possibilità di respirare. Quello che sarebbeun fastidio per gli altri bambini, per lei èuna necessità. È molto cara e simpatica a tuttie non riesce a rimanere un solo istante senzacompagnia. Desidera camminare e proprioper questo abbiamo deciso di allungare il tubodell’ossigeno in modo che possa muoversi.La sua vita è sempre stata un calvario, sin dallanascita, e solo l’incontro provvidenziale conquesta dottoressa brasiliana l’ha salvata. Nellaclinica tutti ci alterniamo per stare con lei.Ancora una volta è evidente che solo dentroun’appartenenza, lei come ognuno di noi, si stabilisceuna vera sicurezza per la propria personae per il suo cammino.Ti adoriamo o Cristo e Ti benediciamoperché con la Tua santa croce hai redentoil mondo.Nella stanza numero sei stanno “i miei figli”:Aldo Trento e Mario. Sono ancora vivi no-| | 3 aprile 2013 | 43


APOCALYPTOnostante la loro grave situazione. Pian piano,ogni giorno che passa si spegne in loro lavoglia di ridere, mentre le ore di sonno sonocresciute molto. Aldo occupa già tutto il letto,ha raggiunto 1,60 metri di altezza. La suatesta è sempre della stessa misura. Sorridesoltanto quando gli batto dolcemente il cranio:subito mima il gesto che normalmente luistesso ripete. Mario “grida” sempre meno lesue lamentele e i suoi continui “perché, perché,perché” si stanno sempre più spegnendo.Davanti a loro, impotenti e bisognosi di tuttoe di tutti, si respira la vibrazione del Misteropresente, che “spiega” il perché del loroesistere. Loro, come tutti, sono frutto delMistero che li crea in ogni istante e questacertezza mi permette di toccarli e poi di fareil segno della Santa Croce. Cosa sarebbe ilmondo senza di loro? Una “bomba a tempo”.Il PERCorso si coNClude davANTI al sANTIssimosACRAmENTo che è la RAGIoNE dell’esisTERE dellaclINICA. In Lui tuTTo IL doloRE, questo CAmmINodi “moRTE”, si TRAsforma IN REsuRREzioNE. uNACERTEzza che è evidENTE NEl viso di oGNI malAToTi adoriamo o Cristo e Ti benediciamoperché con la Tua santa croce hai redentoil mondo.La stanza numero sette ospita due giovanimadri malate di Aids. Lucia viene dalla frontieradel Brasile. Ha 4 figli ed è stata infettatadal suo compagno. Una notte, tornando acasa, è stata anche rapinata. Le hanno rubatola moto sparandole nella pancia. Era incintae ha perso il bambino. Il suo viso è sempretriste. Solo dopo aver ricevuto i sacramenti ilsuo volto ha cambiato aspetto. Vicino a lei Elida,una bella ragazza con tre creature. Vivevacon un tedesco che l’ha contagiata, e poiabbandonata. Gli effetti collaterali dell’Aidshanno colpito il sistema nervoso deformandocompletamente il suo corpo che è rimasto piegatocon un ginocchio che le sfiora il mento;la bocca è completamente aperta senza possibilitàdi poterla chiudere. Secondo i medicisarebbe già morta se non fosse stata qui connoi che la circondiamo e riempiamo di affetto.Quando la bacio mi guarda con una tenerezzacommovente. Muove solamente gli occhi. Lasua impotenza è totale. Tuttavia l’amore chele offriamo, che è l’evidenza della resurrezionedi Cristo, le permette di testimoniarci con i soliocchi, la sua offerta totale a Gesù.Il mio percorso dentro la clinica procede ancoraper diverso tempo, per poi concludersidavanti al Santissimo Sacramento che rappresentaed è la ragione stessa dell’esisteredella clinica. In Lui tutto questo dolore, questocammino di “morte”, si trasforma in resurrezione.Una certezza che è evidente nelviso di ogni malato.IL PRESIDENTE DEL PARAGUAY dopo la VISITA AL papa«I santi non si cercano nei libri onelle tradizioni, ma per le strade»Cattolico e personalità di spicco del Partito Liberale RadicaleAutentico, il cinquantenne Luis Federico Franco Gómez(nella foto) è presidente del Paraguay dal 22 giugno 2012 e losarà fino al 15 agosto prossimo. Quando passerà il testimone alnuovo eletto e lui tornerà alla professione di medico dopo averricoperto per quattro anni anche la carica di vicepresidente diFernando Lugo (ex vescovo e teologo della liberazione, elettocapo dello Stato nel 2008, ha riconosciuto di aver avuto almenoun figlio quando era prete e da presidente è stato destituitodal parlamento con 39 voti a favore e solo 4 contro).Incontriamo il presidente Franco a Malpensa,di rientro da Roma, dove ha partecipato con glialtri capi di Stato alla Messa di intronizazzione delprimo papa gesuita e latinoamericano.Che impressione le ha fatto?Enorme. Francesco conosce la lingua dei poveri,e sa quali sono le questioni in capo alla povertà.L’ingiusta distribuzione delle ricchezze, le ineguaglianze,la disoccupazione, la mancata educazione dei giovani.E cosa ha portato in dono al Pontefice?I libri sulle “reducciones” gesuite del nostro padre Aldo Trento,un’immagine delle Vergine di Caacupé, un kit per sorseggiare ilmate. E una collezione di francobolli: lo sapeva che papa Bergoglioè anche un grande filatelico? Ma il dono più apprezzato èstato la nostra amaca, l’amaca paraguagia.Franco ha invitato il Papa a visitare il suo paese.Sono molto fiducioso. Quando deciderà il primo viaggio in Americanon gli sarà difficile fare tappa ad Asunción. Siamo unadelle più antiche capitali… e confiniamo con l’Argentina.Non sembra molto sorpreso («il cardinale di Buenos Airesnon era uno sconociuto per noi») della simpatia che ilnuovo Pontefice ha suscitato in tutto il mondo.Ha chiesto di pregare molto per lui. E ci ha raccontato anche unaneddoto. All’insegnante che in classe aveva chiesto chi avesseun’idea di cosa hanno fatto “questi gesuiti”, il suo compagno dibanco alzò la mano e disse, «sì, io lo so: rovine».Franco, lei ha trascorso meno di sessanta settimane dapresidente del Repubblica.Ma forse in queste sessanta settimane è stato fatto più diquanto sia stato fatto nei sessanta mesi precedenti. Nel 2013ci attendiamo una crescita del Pil del 15 per cento.Siamo il paese che offre le migliori opportunità economichee commerciali di tutta l’America latina. Ecredo di non sbagliare a promettere a chi investe inParaguay ottimi affari. Abbiamo petrolio, gas, oro,nichel, uranio, titanio. Perciò, know-how e denaroitaliani sono i benvenuti.Però un italiano che lei conosce molto bene c’ègià ad Asunción. Gli avete attribuito la nazionalitàoltre che la cittadinanza onoraria.Non sono stato io a dare la nazionalità a padre Aldo. È statoil parlamento, con voto unanime di destra e sinistra. Tutti inParaguay conoscono padre Aldo. Tutti sanno cos’ha fatto inquesti anni di missione ad Asunción. Si è preso cura di bambinie vecchi abbandonati, donne maltrattate, malati incurabili.Insomma, dove c’è sofferenza, disgrazia, povertà, lui è presente.Padre Aldo ha fatto il lavoro che lo Stato dovrebbe fare e cheinvece non è in grado di fare. Come dico sempre ai miei amici:voi non dovete cercare i santi nei libri o nella tradizione. Li dovetecercare sulle strade, adesso. Don Aldo è uno di questi. [la]44 | 3 aprile 2013 | |


LETTEREAL DIRETTOREPreghiere a Giuseppe,CP, interologi, teosofie incensatori di idoliPapa Francesco è pastore anche nel senso che cura attentamenteil nutrimento per il suo gregge. Se n’è accortoun mio amico che è rimasto colpito dall’omeliadel giorno di san Giuseppe, durante la Messa d’inaugurazionedel pontificato. Mi ha chiesto: non si potrebbe redigere unapreghiera a san Giuseppe in base a quanto il Papa ha detto?Detto, fatto: ho buttato giù una preghiera che ripete nell’ordinei concetti che il Papa ha espresso. La preghiera non hal’approvazione ecclesiastica, almeno non ancora, ma, dal momentoche è una parafrasi dell’omelia diFrancesco non dovrebbe meritare la disapprovazioneecclesiastica. Perciò lapropongo ai nostri lettori:O Dio che affidasti a san Giuseppeil compito di custodire Maria, Gesùe tutta la Chiesa, fa’ che anch’io,sull’esempio del santo Patriarca, sappiauniformarmi alla Tua volontà condiscrezione, umiltà e silenzio e con unafedeltà totale, anche quando non comprendo.Fa’ che io, accompagnato daGesù, Maria e Giuseppe, sappia custodirele persone che vivono con me concostante attenzione a Te, ai Tuoi segnie al Tuo progetto. Fa’ che io sappiaascoltare la Tua voce, mi facciaguidare dalla Tua volontà, sappia leggerecon realismo gli avvenimenti esappia prendere le decisioni più sagge.Fa’ che io sappia corrispondere allamia vocazione cristiana con disponibilità,con prontezza, per custodireCristo nella mia vita, nella vita deglialtri e nel creato. Fa’ che io, con amore,sappia aver cura di ogni persona,cominciando dalla mia famiglia, specialmentedei bambini, dei vecchi, dicoloro che sono più fragili. Fa’ che iosappia vivere con sincerità le amicizie,che sono un reciproco custodirsinella confidenza, nel rispetto e nel bene.Fa’ che io sappia avere cura di mestesso, ricordando che l’odio, l’invidia,la superbia sporcano la vita. Fa’ che iovigili sui miei sentimenti, sul mio cuore,da dove escono le intenzioni buonee cattive: quelle che costruiscono equelle che distruggono. Che io non abbiapaura della bontà e neanche dellatenerezza! Con l’intercessione di sanGiuseppe ti chiedo… Pater, Ave, Gloria.Pippo CoriglianoEcco un numerario che pensa e agisceda vero padre. La prova del 9.2Meraviglioso il titolo di Tempi dellasettimana scorsa: “Cattolico popolare”è insieme memoria di tempi trascorsie speranza per un futuro di amore ebuonumore. Grazie di cuore! Roberto Rossi via internetAvevamo certe dimensioni in casamadre e le abbiamo ancora, anchese un po’ castigate. Cultura, carità,missione. Tranquilli, siamo già a tavola.Poi metteremo musica a gogò.2Nonostante la sua abituale prosopopeaanti-interista, il simpatico Perrinon ha torto nel giudicare la storia deivent’anni morattiani nerazzurri: quelloche gli contesto è pensare che tuttigli interisti abbiano buttato il cervelloall’ammasso e non siano capaci di unasana critica verso i propri dirigenti nerazzurri.Please, andate a leggere lepuntate della “Moratteide” che scrissisu tempi.it dall’agosto del 2011, fruttodi ricerche storiche e ricordi personali.Carlo CandianiMiii, ma lei è un interologo?!2Ci voleva l’elezione di un Papa “dell’altromondo” per far tornare, finalmentee speriamo stabilmente, la Rosa deiTempi. Grazie Direttore ma sopratuttograzie allo Spirito Santo! Gianluca Valeri Loreto (An)Adesso speriamo che ilcroettoredfbofze non ci inducra in gestazione.2Scrivo a proposito dell’articolo “L’artedi fare una scuola per tutti” a firmadi Laura Borselli apparso nel numero12 di Tempi. In questo articolo si dàun giudizio positivo su una scuola steineriana,non considerando il fatto cheRudolf Steiner non fu solo un pedagogista,ma l’iniziatore di una branca dellateosofia, l’antroposofia appunto (vediquanto scrive il sito del Cesnur inproposito). La teosofia e l’antroposofiasono delle sette, con legami neanchetanto segreti con l’occultismo e il satanismo.Si è anche parlato di un legamecon la massoneria. Come dice donGiussani, bisognerebbe “considerarela realtà nella totalità dei suoi fattori”.Questo articolo invece evidentementegiudica la realtà non prendendoin considerazione tutti i fattori, ma limitandosia ripetere informazioni ricevutedalla scuola stessa, e per di più inmaniera elogiativa. Una vera e propriaRAPPRESENTANTI D’ITALIAQuello che un presidente del Consiglioinvidierà sempre al ct della nazionaledi Fred PerriIn fondo un presidente del Consiglio è come uncommissario tecnico. Uno deve fare un governo,uno la nazionale: entrambi ci devono rappresentareal meglio. Però il commissario tecnico hala strada più facile. Non deve fare tanti discorsi, masolamente creare un gruppo omogeneo che renda almassimo. La fiducia non deve andarla a chiedere a unParlamento frastagliato, dove, in una parte, non haneanche la maggioranza, ma deve conquistarsela sulcampo, con i risultati. Il presidente fa le consultazionicon un sacco di gente, il ct al massimo si consultacon i suoi più fidati collaboratori. Non deve rendereconto ai suoi e pure agli altri. Il presidente del Consigliolo vorrebbero fare in molti, ma non tanti comeFoto: Ansa46 | 3 aprile 2013 | |


edazione@tempi.itdisinformazione oppure, se vogliamoessere buoni, si può parlare di “superficialità”.Non è questo che ci attendiamoda Tempi! Speriamo che sia uninfortunio occasionale.Francesco via internetCondivido con la dottoressa Borsellila precisazione che l’articolointendeva soffermarsi solo sultema della sostenibilità economicadelle scuole paritarie. Tema incui riteniamo che l’esperienza dellascuola steineriana di ConeglianoVeneto sia molto interessante ancheper chi nutre perplessità su alcuniaspetti dell’impostazione pedagogica.Come lei saprà, per altro,aggiunge il direttore, noi non siamoproprio gli ultimi ad aver imparatoda don Giussani l’importanza di difenderela libertà di coscienza e dieducazione. Per tutti.2Nell’anteprima del Festival “Vocidell’inchiesta” è stato proposto a Pordenoneil documentario Mea MaximaCulpa, presentato sui giornali e sullarete come un grande esempio di filmveritàsulla pedofilia nel clero cattolico.In realtà nel filmato si alterna unaparte documentaristica, riferita a fatticircostanziati e con supporto di testimonianze,confessioni, inchieste giornalistichee poliziesche, atti giudiziari, agratuite congetture su papi, cardinali,archivi vaticani e a ricostruzioni storichealquanto labili e tendenziose. Questaè una scelta voluta, in modo che glisprovveduti, cioè buona parte, se nonla maggioranza della gente, metterannopoi tutto sullo stesso piano. NellaL’Umanità PALPItantE DEL SIGNOREIl gesto “esagerato”del Giovedì Santodi Pippo CoriglianoCARTOLINA DAL PARADISOIl giorno di Pasqua Gesù risorge. Solo un Dio può risorgere dopo tre giorni. Il fondamentodella felicità cristiana sta in quella risurrezione. Il Giovedì Santo si avvertepalpitante l’umanità di Gesù: il suo cuore. Il Giovedì Santo è il giorno chepiù mi commuove. La Domenica di Pasqua è la fede che mi mostra il prodigio di Dio.Il giovedì precedente sento il cuore di Gesù ardere con un’intensità irraggiungibileche emana il calore sufficiente per riscaldare il mio povero cuore. Gesù comincia esagerando,inventandosi un gesto che ora è abituale ma allora doveva risultare sconvolgente.Lava i piedi ai suoi amici e lo fa bene, con l’asciugamano cinto in modo daasciugare dopo il lavacro. Ma perché fai questo Signore? Pietro, che ha il cuore grande,avverte l’eccezionalità del gesto e si ribella. Si ribella anche perché avverte che inquel gesto incombe la tragedia. Poi il pane e il vino. Vorrei non abituarmi mai e vederein ogni Messa l’ultima cena. «Ho desiderato ardentemente» dice Gesù nella traduzioneitaliana del Vangelo. Il fuoco arde nel cuore di Gesù ed è il fuoco della redenzione,del rinnovato amore fra l’uomo e Dio. L’amore di Dio c’è sempre ma ora noipossiamo attingere al cuore di Gesù per infiammare il nostro. Che gran giorno il GiovedìSanto! Quest’anno lo passeremo accanto all’ultimo dono che Dio ci ha fatto: unPapa che sa parlar d’amore, che lo trasmette. Un Papa che opera e parla con la dolcepedagogia del pastore che vuol nutrire al meglio le sue pecore.versione proiettata a Pordenone, all’iniziodel film viene mandata una breveintervista al regista, Alex Gibney, ilquale invita papa Francesco a fare pulizianella Chiesa. Evidentemente il tuttoè stato confezionato tra il giorno 13e l’altro ieri: un’operazione a tempo direcord che pone non poche domandesullo scopo reale di tutto ciò.Roberto Castenetto presidente del Centro culturale “Augusto Del Noce”, Pordenone«Bruciano incenso a idoli vani». Geremia.2Ma cosa gli è passato per la testa aMagdi Allam. Dopo la grazia di esserestato accolto nella Chiesa addiritturada papa Benedetto XVI, prende e sene va sbattendo la porta? Carla Soleri via internetAncora un piccolo sforzo e si sentiràl’Altissimo.SPORT ÜBER ALLESil commissario tecnico, cioè praticamente quasi tutti.Il presidente del Consiglio fa scouting, cerca di attirarei voti di una certa parte politica, è pronto a fareconcessioni, per non dire peggio. Il commissario tecnico,al massimo potrebbe concedere qualcosa a unvecchio ragazzo come Totti. Il presidente del Consiglioesclude di fare il governo con gli impresentabili.Anche il commissario tecnico non schiera gli “impresentabili”,come da regolamento, ma se si rimettonoin carreggiata li imbarca di nuovo. Insomma, il commissariotecnico è messo meglio. E anche se il presidentedel Consiglio alla fine facesse il governo, di Balotelli,cioè di geni, in squadra non ne avrà.| | 3 aprile 2013 | 47


taz&baoTenerezzaradicalePerché gli uomini dovrebbero amare la Chiesa?Perché dovrebbero amare le sue leggi?Essa ricorda loro la Vita e la Morte,e tutto ciò che vorrebbero scordare.È gentile dove sarebbero duri, e duradove essi vorrebbero essere teneri.Ricorda loro il Male e il Peccato,e altri fatti spiacevoli.Essi cercano sempre d’evaderedal buio esterno e interioreSognando sistemi talmente perfetti chepiù nessuno avrebbe bisognod’essere buono.T. S. Eliot Cori da “La Rocca”, Rizzoli (2010)48 | 3 aprile 2013 | | Foto: Olycom


DIARIOQUANDO TUTTO SEMBRAVA FINITOLa donnae il risortodi Marina Corradi50 | 3 aprile 2013 | |In un libro che raccoglie testi inediti di Teresa di Lisieux (Teresa di Lisieux, Il fascinodella santità, di Gianni Gennari, Lindau) ho trovato questa frase: «Maddalena,abbassandosi sul sepolcro vuoto, finì per trovare quel che cercava».Maddalena era andata al sepolcro quando era ancora buio. In quell’ora della finedella notte, quando tutto sembrava finito: una illusione, come quando un amoresu cui giocheresti la tua vita si rivela un abbaglio, un tradimento. Come tenevaassieme Maddalena i pezzi del suo cuore, quella notte? E che silenzio di abissi suGerusalemme, attorno al sepolcro. Sembrava morto tutto, morta proprio ogni cosa.Non un uccello che cantasse, in quell’alba. C’era forse una nebbia fine, un vaporeche rendeva le cose immateriali; sfuggenti, e impotenti le mani degli uomini adafferrarle. E il buio poi, così denso, così opaco. Sarebbe davvero sorto, il sole, all’alba?Forse Maddalena per un momento ne dubitò. E forse nemmeno più le importava:se lui era morto, poteva ben non alzarsi più, il sole.Era venuta al sepolcro come una sonnambula, trovando non sapendo dove laforza di trascinare i suoi passi fino a laggiù. I soldati romani l’avevano fatta passarelasciandole scivolare addosso sguardipesanti: una donna non più giovane,ma ancora bella; e con qualcosa in faccia,e nella linea carnosa delle labbra,che ancora confusamente diceva di unasensualità trascinante, disordinata, cuiin giovinezza non aveva potuto opporsi. Ma gli occhi, negli occhi neri ora Maddalenaaveva un mondo, pulsante come un cuore.La lasciarono passare i soldati, quella ebrea curva sotto a un vertiginoso segretodolore. E lei, svuotata di ogni speranza, attonita davanti alla pietra divelta, tuttaviasi rannicchiò sulla terra umida, ad aspettare.(L’attesa di Maddalena è quella di quanti attraversano l’ombra, il lutto, e perfinol’angoscia acuta e senza nome che chiamiamo depressione. È il cuore vuoto comeuna caverna, che non può più niente – ma può, vuoto com’è, essere colmato).La pietra del sepolcro giace per terra, vinta, col suo peso di materia cieca. C’è unuomo che avanza, nella penombra indaco dell’alba. Lei, confusa, dapprima non loriconosce. È lui, che la chiama per nome.«Rabbuni!». La voce dolce e acuta di una donna è il primo suono della Resurrezione.Rabbuni! (Non sei morto, non mi avevi ingannata. Io lo sapevo, che nonpoteva esser vero, io lo sapevo, mentre tutto attorno piombava nella morte, e lamenzogna – che tu potessi essere morto per sempre – si allargava trionfante, nelletenebre). Rabbuni! e il femmineo slancio ad abbracciarlo, quell’uomo che orala guardava negli occhi e le sorrideva con tenerezza, e quasi grato d’averlo atteso,nella più interminabile notte. (Ma non stringermi ora, io devo andare; smetti questetue dolcissime carezze sulla mia faccia, lasciami, Maddalena, io devo andare).E lei pazza di gioia ora corre, ad annunciare. Maddalena, che, ha scritto Teresa,«abbassandosi sul sepolcro vuoto, finì per trovare quel che cercava».In UN lIBRO che RACCOglIE TESTI INEDITI DITERESA DI lISIEUx ho TROVATO QUESTA FRASE:«MADDAlENA, ABBASSANDOSI SUl SEpolCROVUOTO, FINì pER TROVARE QUEl che CERCAVA»

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